Obama va da papa Francesco con tante belle parole sulla lotta alla povertà, ma la sua vera lotta è contro la Chiesa

Primo storico incontro tra il presidente Usa e il Pontefice: «Meraviglioso incontrarla». Ma la missione di riconquistare i voti cattolici «fallirà»

Papa Francesco ha incontrato questa mattina il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. «È meraviglioso incontrarla», ha esordito Obama. Francesco ha risposto con un «grazie» e una vigorosa stratta di mano. Dalla Sala del Tronetto, il Pontefice ha condotto Obama nel suo studio privato, dove i due leader hanno intrattenuto un colloquio durato quasi un’ora. Al di fuori dello studio, insieme alla delegazione americana e ai giornalisti, hanno aspettato anche il segretario di Stato americano John Kerry e il prefetto della Casa Pontificia, Georg Gaenswein. Le porte dello studio pontificio si sono rimaste chiuse dalle 10.28 alle 11.20.

«LOTTA ALLA POVERTÀ». Il presidente americano era già stato ricevuto, insieme alla moglie Michelle, da Benedetto XVI in Vaticano nel luglio del 2009. È la prima volta però che incontra Bergoglio. In attesa di conoscere notizie più precise su quello che i due si sono detti nell’udienza privata, i media sottolineano le parole a effetto («meraviglioso incontrarla») e rilanciano l’impegno annunciato da Obama di collaborare con il Santo Padre per sconfiggere la povertà nel mondo. Il presidente Usa infatti tiene molto a far sapere di sentirsi in profonda sintonia con papa Francesco sulla «lotta alla sperequazione», la sua nuova parola d’ordine.

A CACCIA DI VOTI. Agli osservatori tuttavia non sfugge che la visita di Obama in Vaticano ha anche l’obiettivo di abbellire l’immagine dell’inquilino della Casa Bianca agli occhi degli elettori cattolici, molti dei quali in questi anni della sua amministrazione si sono allontanati da lui. Come già qualche mese fa ha spiegato il Foglio, Obama – non unico tra i leader mondiali – intende insomma sfruttare la popolarità di papa Francesco per recuperare consenso in un anno elettorale (a novembre le elezioni di metà mandato).

IL TRUCCO. È quello che ha spiegato tre giorni fa il celebre vaticanista statunitense John Allen in una intervista a Radio Vaticana. E conferma George Weigel, senior fellow all’Ethics and Public Policy Center di Washington, intervistato oggi da Paolo Rodari per Repubblica. Obama, secondo Weigel, sa benissimo che «la maggior parte dei cattolici americani è entusiasta di Francesco, come lo sono io», è per questo che «vorrebbe far diventare il Papa un alleato». Di qui, spiega Weigel, il tentativo (spesso assecondato da giornali e tv) di fare apparire Francesco un “liberal”. Peccato che «i termini “liberale” e “conservatore” sono inutili quando si parla di Chiesa. Nella Chiesa si parla di “vero” e di “falso”, non di destra e sinistra».

UNO SCONTRO DIETRO L’ALTRO. Il tentativo di Obama dunque «fallirà» secondo Weigel. Al di là delle strette di mano con il Pontefice, sono diversi in effetti i fronti di “guerra” aperti da Obama nei confronti della Chiesa cattolica, dalla riforma ultra omologatrice della scuola fino all’Obamacare, la riforma della sanità che minaccia gravemente la libertà religiosa imponendo a tutti i datori di lavoro, cattolici compresi, di offrire ai dipendenti coperture assicurative che comprendano aborto e contraccezione. Senza contare le iniziative del presidente (o da lui sostenute) fortemente sentite come sbagliate dalla Chiesa, dall’apertura al matrimonio gay fino all’intervento militare in Siria, annunciato e poi annullato anche grazie alle posizioni assunte da papa Francesco.