Vittime del terrorismo cresciute nel 2013 del 61 per cento: la colpa però non è «dell’estremismo religioso» in generale

Il 66 per cento di tutte le vittime del 2013 è stato causato da soli quattro gruppi: Stato islamico dell’Iraq e del Levante, Boko Haram, Al Qaeda e i talebani

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Nel 2013 le vittime del terrorismo sono cresciute del 61 per cento rispetto al 2012. Secondo l’ultimo rapporto del Global Terrorism Index, realizzato dall’Institute for Economics and Peace, che analizza il 2013, sono 18 mila le persone morte l’anno scorso a causa di oltre 10 mila attentati in tutto il mondo. Nel 2012 erano state 11.133, nel 2000 “appena” 3.361.

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La maggior parte delle vittime, 6.300, sono state fatte in Iraq. Ben 15 mila (più dell’80 per cento) sono concentrate in cinque paesi: Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan e Nigeria. I paesi dove sono state uccise almeno 50 persone sono salite da 15 a 24 in un solo anno.

L’unica pecca del rapporto è quando i dati vengono analizzati in questo modo: «L’estremismo religioso – riporta il Guardian – è diventato il principale motore del terrorismo». Ma, ad onor del vero, non è l’estremismo religioso in generale ad aver portato a un aumento così importante del terrorismo, ma l’estremismo islamico. Infatti, il 66 per cento di tutte le vittime del 2013 è stato causato da soli quattro gruppi: Stato islamico dell’Iraq e del Levante, Boko Haram, Al Qaeda e i talebani.

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Infine, i dieci paesi più colpiti dal terrorismo sono in ordine di gravità: Iraq, Afganistan, Pakistan, Nigeria, Siria, Somalia, India, Filippine, Yemen e Thailandia. In Occidente, il paese che ha subito più attacchi terroristici è il Regno Unito, dove a fronte di 131 attentati sono morte tre persone. In Italia se ne sono registrati sette, ma nessuna vittima.

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