«Il califfo Al Baghdadi ordina l’infibulazione per tutte le donne». La notizia è falsa?

Potrebbe essere una bufala l’ennesima farneticante imposizione dei terroristi che controllano ampie zone di Siria e Iraq

AGGIORNAMENTO – Ieri sera, 23 luglio, dopo che tempi.it aveva già pubblicato questo articolo tratto dall’Osservatore Romano, le stesse fonti che avevano fatto circolare la notizia in Italia hanno iniziato a diffondere seri dubbi sulla sua veridicità. Di seguito riportiamo la smentita battuta dall’agenzia Ansa: «Un falso redatto in modo approssimativo: così appare a molti il “decreto”, che imporrebbe atroci mutilazioni genitali alle donne delle regioni irachene e siriane sotto il controllo del gruppo qaedista. Simili pratiche, commentano numerosi osservatori, non appartengono alla tradizione islamica e sono state più volte denunciate dalle autorità religiose dei Paesi musulmani. Il documento, che ha suscitato reazioni anche dal mondo politico e istituzionale italiano, presenta molte incongruenze: a partire dalla data, dal marchio del gruppo, dalle fonti citate e usate per legittimare in senso “islamico” la presunta decisione del “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi. Quest’ultimo non viene inoltre citato, come solitamente avviene, con tutto il suo apparato di nome di origine, patronimico, appartenenza tribale, ma solo col suo nome acquisito di battaglia. Baghdadi è stato ‘promosso’ “Califfo” e “principe dei credenti” solo tre settimane fa. Eppure il “decreto”, datato 21 luglio 2013, cita Baghdadi come “nostro signore principe dei credenti” e “califfo”. L’anacronismo si fa ancor più evidente in altri elementi del testo».

Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Infibulazione per tutte le donne che risiedono nel territorio dell’auto-proclamato califfato dello Stato islamico (Is): è questo l’ultimo, farneticante ordine impartito dal sedicente leader dell’Is, Abu Bakr Al Baghdadi. In un comunicato lo Stato islamico, che controlla ampie zone dell’Iraq e della Siria, afferma che Al Baghdadi ha chiesto l’infibulazione per tutte le donne del califfato – bambine comprese – adducendo alla brutale disposizione inesistenti motivazioni religiose.

Il comunicato, che risale ad alcuni giorni fa, è l’ennesimo che riguarda le donne, dopo quello che impone alle famiglie di dare le ragazze vergini in sposa ai jihadisti e quello che sancisce la segregazione dei sessi nelle università. Ma mentre negli altri comunicati si faceva riferimento a Mosul – città irachena controllata dall’Is e nella quale è in atto una vera e propria persecuzione ai danni della comunità cristiana – in quello sulle mutilazioni genitali si fa un esplicito riferimento ad Aleppo, nel nord della Siria.

Secondo fonti indipendenti, circa trenta bambine sarebbero già state sottoposte alla pratica dell’infibulazione negli ultimi giorni, mentre due donne sarebbero state lapidate senza che venissero rese note le accuse mosse loro.

Nel mondo più di 130 milioni di bambine e donne, secondo i dati Unicef, sono state sottoposte a mutilazioni genitali. E secondo fonti delle Nazioni Unite, nei prossimi dieci anni altre trenta milioni di bambine rischiano di subire lo stesso trattamento. Somalia, Guinea, Gibuti sono i Paesi dove l’infibulazione è più diffusa, riguardando ben nove donne su dieci di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Dati allarmanti giungono da altri Paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan e Yemen. Ma anche in alcune zone dell’Egitto, sempre secondo l’Unicef, l’infibulazione sarebbe una pratica molto diffusa.