Cina. Con la nuova legge anche i cattolici di Hong Kong sono in pericolo

Anche l’Associazione patriottica potrebbe entrare in città per limitare l’«interferenza straniera» del Vaticano. E a capo dell’ufficio di collegamento con Pechino c’è il funzionario che ordinò la demolizione di croci e chiese in Cina

Tra i diritti della popolazione di Hong Kong messi in pericolo dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale, che ha ottenuto giovedì il via libera del Parlamento cinese, ci sono anche la libertà religiosa e di culto. Soprattutto i cattolici hanno molte ragioni di preoccuparsi, considerando le pesanti restrizioni che già vigono nella Cina continentale, i rapporti tra la Santa Sede e Pechino, oltre a un punto specifico della nuova legge.

ANCHE IL VATICANO È UNA «POTENZA STRANIERA»

Il Parlamento cinese ha dato mandato al comitato permanente del Congresso di scrivere una legge da approvare prima di settembre per «prevenire, bloccare e punire la sovversione, il terrorismo, il secessionismo» oltre a qualsiasi «interferenza straniera che possa minacciare la sicurezza nazionale». Il riferimento all’«interferenza straniera» riguarda da vicino i cattolici dal momento che il regime comunista ha sempre considerato il Vaticano alla stregua appunto di una potenza straniera che non deve avere voce in capitolo nella vita religiosa dei cinesi.

È possibile che l’Associazione patriottica, che richiede esplicitamente l’obbedienza al Partito comunista e non al Papa, metta piede anche a Hong Kong per limitare l’«interferenza» del Vaticano. Pechino potrebbe anche ricercare ragioni formali per intromettersi nella vita dei cattolici di Hong Kong: in fondo, la diocesi della città è suffraganea dell’arcidiocesi di Guangzhou. Ed è pur sempre il diritto canonico a spiegare che la sede metropolitana, in certi casi molto limitati, può avere delle prerogative su quella suffraganea.

XIA BAOLONG A HONG KONG

Se la Cina pretendesse di governare la comunità di Hong Kong come le altre del continente, potrebbe vietare riunioni e pellegrinaggi, preghiere e catechismo, oltre che impedire a tutti i minori di 18 anni di andare a Messa e di entrare in contatto con la Chiesa.

Potrebbe inoltre non essere un caso la nomina a febbraio di Xia Baolong a direttore dell’Ufficio che mantiene i rapporti con Hong Kong e Macao. I cattolici della provincia del Zhejiang si ricordano bene del loro ex segretario di Partito, che nel 2013 ha lanciato un’inedita campagna di abbattimento di croci e chiese che ha portato alla rimozione di oltre 1.500 croci e alla demolizione di decine di chiese in tutta la provincia. La campagna terminata nel 2016 e definita dai cattolici locali come «un tentativo di cancellare ogni traccia del cristianesimo» è stata così apprezzata che da allora la carriera di Xia non si è più fermato: prima è stato nominato vicepresidente e segretario generale della Conferenza politica consultiva cinese e poi appunto a capo dell’ufficio incaricato di mantenere i rapporti tra Cina, Hong Kong e Macao.

IL SILENZIO DELLA SANTA SEDE

Come se non bastasse la Chiesa di Hong Kong è divisa al suo interno tra coloro che sono più favorevoli al movimento democratico, guidati dal cardinale Joseph Zen e dal vescovo ausiliare Joseph Ha, e coloro che sostengono un rapporto più conciliante con Pechino. Il Vaticano non ha finora aiutato la diocesi a prendere una posizione più unitaria, avendo accuratamente evitato sia papa Francesco che le più alte cariche della Santa Sede, di commentare la mossa senza precedenti e incostituzionale di Pechino. Allo stesso modo, non sono mai state condannate le violenze a danno dei manifestanti durante l’ultimo anno di manifestazioni.

È difficile dire se l’estrema cautela della Santa Sede sia dovuta all’accordo provvisorio firmato nel settembre 2018 da Cina e Vaticano, di sicuro la diocesi si ritrova senza vescovo dal gennaio 2019, quando monsignor Michael Yeung Ming-cheung è morto improvvisamente. Nell’ultimo anno e mezzo, la Santa Sede non ha nominato il successore, chiamando temporaneamente il cardinale John Tong Hon a prendere le redini della Chiesa locale. A gennaio la Catholic News Agency ha rivelato che tutti gli ostacoli erano stati superati per nominare vescovo padre Choy Wai-man, considerato da alcuni addirittura come un «falco pro Pechino», ma i fedeli stanno ancora aspettando.

LA CHIESA SARÀ NEL MIRINO

Ora che la Cina ha di fatto violato il trattato internazionale con il Regno Unito e demolito le fondamenta del modello “Un paese, due sistemi”, la nomina del vescovo di Hong Kong sarà ancora più importante. Pechino cercherà infatti di erodere le libertà civili e costituzionali della città “autonoma” sia con il soft power sia attraverso agenti segreti, polizia e tribunali speciali che potrà aprire a Hong Kong grazie alla nuova legge. E non c’è dubbio che anche la Chiesa cattolica sarà nel mirino.

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