Il federalismo del caos sul fine vita

Di Caterina Giojelli
29 Settembre 2025
Suicidio assistito, così i radicali hanno alzato il tiro e le Regioni hanno aperto la strada al disordine normativo. Lo spot peggiore a una legge per il "diritto di morire"
Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, è ripreso in un primo piano durante il presidio del 21 maggio a Napoli. L'iniziativa aveva lo scopo di sollecitare la discussione in Regione della proposta di legge “Liberi Subito” e l'accesso al suicidio assistito. La foto, scattata dall'Ansa, mostra Cappato con un'espressione decisa mentre parla, con uno smartphone che lo riprende in primo piano a sinistra
Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, durante il presidio del 21 maggio a Napoli per sollecitare la discussione in Regione della proposta di legge “Liberi Subito” e l’accesso al suicidio assistito (foto Ansa)

Non è il vuoto normativo ad averci portato nel caos, ma il suo contrario: il federalismo fai-da-te sul fine vita. Dopo la Toscana, anche la Sardegna ha approvato una legge regionale sul suicidio assistito. Cosa significa? Significa lotteria geografica della morte assistita. E come ci siamo arrivati?

Tutto parte da una sentenza, la famigerata n. 242 del 2019. La Corte costituzionale, per “salvare” Marco Cappato nel caso dj Fabo, riscrive la seconda parte dell’articolo 580 c.p. Non legalizza l’aiuto al suicidio, né introduce un diritto soggettivo al suicidio assistito, tanto meno un obbligo per qualcuno di erogarlo, ma apre una finestra: non è punibile chi aiuta a morire, se e solo se ci sono determinate condizioni. Quelle condizioni – i famosi paletti – erano pensate per chiudere pochi casi concreti. Sono diventate invece la leva con cui i radicali hanno iniziato a fare pressing sulla magistratura ordinaria e costituzionale per allargare le maglie, forzare la mano, moltiplicando ricorsi e autodenunce, facendo della disobbedienza civile la scorciatoia per ottenere l’omicidio di Stato per via giudiziaria.

Dai paletti della Consulta ai varchi

La Consulta nel 2019 disse che non è punibile chi agevola un suicidio quando: il proposito è libero e autonomo; la persona è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale; soffre di patologia irreversibile con sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; la verifica avviene da parte di una struttura pubblica, previo parere del comitato etico; è stata informata sulle cure palliative (condizione nascosta nelle motivazioni cui il dispositivo rinvia).

Dopo la sentenza, la Corte di assise di Milano assolve Cappato. E gli argini della sentenza diventano varchi: le nuove “azioni di disobbedienza civile” condotte da Cappato alzano il tiro, aprono nuovi filoni giudiziari, la Consulta torna a pronunciarsi più volte. Sotto il pressing di radicali e media Asl e Regioni cercano di allinearsi: ma a che cosa?

Le sentenze che hanno allargato le maglie

Dal 2019 i pronunciamenti della Corte costituzionale non chiudono, ma aprono nuovi fronti. In breve:

2019, 22 novembre, sentenza n. 242. Sul caso “Cappato” la Consulta dichiara l’incostituzionalità parziale dell’art. 580 del codice penale, lo modifica e crea un’area di non punibilità. In altre parole apre l’area di accesso al suicidio assistito.

2024, 18 luglio, sentenza n. 135. La Corte dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Gip di Firenze sull’articolo 580 c.p., ma interpreta in modo estensivo i “trattamenti vitali” (anche chemioterapia, aspirazioni manuali, farmaci oncologici).

2025, 20 maggio, sentenza n. 66. Conferma la legittimità del requisito del “trattamento di sostegno vitale”, respinge i dubbi di costituzionalità sollevati dal Gip di Milano.

2025, 25 luglio, sentenza n. 132. Dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Firenze sull’art. 579 c.p. (omicidio del consenziente) ma nella motivazione fa riferimento a un obbligo – mai affermato prima- del Ssn di fornire strumenti per l’autosomministrazione del farmaco letale.

Dieci morti assistite, decine di procedimenti

Dal 2022 al 2025 i casi confermati di suicidio assistito in Italia sono dieci (nelle Regioni Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Umbria). Delle 15 persone autorizzate, 5 hanno rinunciato o non sono riuscite a completare il percorso per motivi procedurali.

2022, giugno, Senigallia, Marche. Federico “Mario” Carboni, 44 anni, tetraplegico dopo incidente stradale. È primo caso in assoluto di suicidio assistito in Italia, con farmaco e macchinario reperiti tramite raccolta fondi dell’Associazione Luca Coscioni, e l’assistenza del dottor Mario Riccio (già “pietoso esecutore” di Piergiorgio Welby).

2023, luglio, Veneto. “Gloria”, 78 anni, malata oncologica. La chemioterapia viene considerata trattamento di sostegno vitale. È il primo caso in cui la Asl fornisce farmaco letale e strumentazione utile all’autosomministrazione, avvenuta a casa sotto il controllo del dottor Mario Riccio.

2023, novembre, Trieste, Friuli-Venezia Giulia. “Anna”, 55 anni, sclerosi multipla progressiva. Il comitato etico allarga il criterio dei “sostegni vitali” alla dipendenza da un’altra persona per i compiti di cura e assistenza. Primo caso con fornitura completa di farmaco e strumentazione a carico del Ssn e sotto il controllo di un medico individuato dall’azienda sanitaria, su base volontaria.

2024, risultano autorizzazioni e casi segnalati non resi pubblici per motivi di privacy di almeno altre due persone (fonti Associazione Luca Coscioni).

2024, dicembre, Veneto. “Vittoria”, 72 anni, sclerosi multipla. Assistita dal dottor Mario Riccio, procede all’autosomministrazione del farmaco dopo circa 9 mesi di iter burocratico. È il secondo caso in Veneto e il terzo caso in Italia in cui l’Asl fornisce il farmaco letale e la strumentazione utile alla sua autosomministrazione.

2025, gennaio, Lombardia. “Serena”, circa 50 anni, sclerosi multipla progressiva. Primo caso in Lombardia: farmaco e macchinario forniti dal Ssn, assistenza del dottor Riccio.

2025, maggio, Toscana. “Daniele Pieroni”, 64 anni, Parkinson avanzato. Primo caso dopo l’approvazione della legge regionale toscana.

2025, luglio, Perugia, Umbria. Laura Santi, giornalista cinquantenne malata di sclerosi multipla. Dopo ritardi e ricorsi giudiziari, ottiene l’autorizzazione e accede alla fase operativa.

2025, settembre, Toscana. Uomo circa 40 anni, malattia neurologica degenerativa. Secondo caso in Toscana dopo la legge regionale; autosomministrazione completata con assistenza Asl.

Intorno a queste morti si muove un esercito di avvocati, medici militanti, Asl incerte, ricorsi e sospensive. Un groviglio amministrativo e giudiziario che, più che regolare, moltiplica conflitti e discrezionalità.

Cappato e la strategia della disobbedienza

Dopo la sentenza Cappato non si ferma: con l’associazione Soccorso Civile da lui fondata accompagna malati in Svizzera, si autodenuncia, sfida le procure. Sei procedimenti a suo carico, diversi militanti coinvolti. Quasi ogni caso porta a un nuovo pronunciamento, a un nuovo allargamento dei confini. I parlamentari radicali e affini – da Riccardo Magi a Ivan Scalfarotto – si autodenunciano anch’essi, facendo del suicidio assistito un banco di prova per legittimare, per via giudiziaria, ciò che il Parlamento non ha votato.

2022, agosto. Cappato si autodenuncia a Milano per avere accompagnato Elena a morire in Svizzera. Elena non soddisfaceva uno dei quattro requisiti individuati dalla sentenza 242 (non era tenuta in vita da un trattamento di sostegno vitale). Nel 2023 la procura di Milano chiede l’archiviazione. Nel 2024 il Gip rigetta la richiesta e rimette alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’art. 580. Nel 2025 la sentenza n. 66 dichiara non fondata la questione di legittimità.

2022, novembre. Cappato si autodenuncia a Milano per l’aiuto fornito a Romano nel raggiungere la clinica svizzera. Romano non era tenuto in vita da un trattamento di sostegno vitale. L’iter, fino alla sentenza n. 66, segue quello di Elena.

2022, dicembre. Felicetta Maltese e Chiara Lalli, insieme a Marco Cappato, si autodenunciano a Firenze per aver accompagnato Massimiliano a morire in Svizzera e provveduto al suo viaggio. L’uomo non dipendeva da trattamenti di sostegno vitale. Il pm chiede l’archiviazione. Nel 2023 il Gip solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 580. Nel 2024 la sentenza n. 135 dichiara non fondata la questione, ma fornisce una più ampia interpretazione di “trattamento di sostegno vitale” includendo procedure quali evacuazione manuale, inserimento di cateteri o aspirazione del muco dalle vie bronchiali, compiute da personale sanitario, familiari o “caregiver”. Ritiene inoltre soddisfatto il criterio del “trattamento di sostegno vitale” anche nel caso in cui la persona malata lo abbia rifiutato. Il 24 marzo, il Gip di Firenze rigetta la richiesta di archiviazione disponendo che il pm formuli l’imputazione coatta a carico degli indagati.

2023, febbraio. Felicetta Maltese, Virginia Fiume e Marco Cappato si autodenunciano a Bologna, le prime per aver accompagnato Paola a morire in Svizzera, Cappato in qualità di legale rappresentante dell’associazione che ha organizzato e finanziato il viaggio. Paola non era tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale ma era sottoposta a trattamenti farmacologici «la cui riduzione potrebbe determinare un peggioramento delle condizioni e portare poi alla morte», sostiene il pm Amato chiedendo l’archiviazione. Il Tribunale di Bologna non si è ancora espresso.

2023, 7 novembre. Vittorio, Marco Perduca e Marco Cappato si autodenunciano a Roma per l’aiuto fornito a Sibilla. I primi due per averla accompagnata fino alla clinica svizzera, Cappato come rappresentante legale dell’associazione che ha organizzato e sostenuto il viaggio. Il giorno seguente si autodenunciano presso la Polizia giudiziaria di Montecitorio anche il senatore Ivan Scalfarotto, l’onorevole Riccardo Magi e Luigi Manconi, e con loro nuovamente Marco Cappato in qualità di rappresentante legale di Soccorso Civile. Sibilla si era opposta al diniego della Asl che non le riconosceva quale trattamento di sostegno vitale l’ossigenoterapia e i farmaci per il dolore. La famiglia ha depositato un esposto contro la Asl per rifiuto d’atti d’ufficio e tortura; il figlio Vittorio anche per violenza privata essendo stato costretto ad accompagnare la madre in Svizzera, esponendosi al rischio di condanna per aiuto al suicidio (art. 580 c.p.).

2023, novembre. Paolo Botto, Cinzia Fornero e Marco Cappato si autodenunciano a Milano per l’aiuto fornito a Margherita, sorella di Paolo, per aver preso contatti e averle permesso di accedere al suicidio assistito in una clinica svizzera.

2024, luglio. Claudio Stellari e Matteo D’Angelo accompagnano a morire in Svizzera Ines, 51enne lombarda con la Sla. L’Asl a cui si era rivolta la donna a maggio non aveva ancora trasmesso la relazione finale e il parere del comitato etico, nonostante le sollecitazioni e diffide inviate dai legali.

Le Regioni come laboratori del fine vita

Dai tribunali al federalismo regionale del fine vita. La legge “Liberi Subito”, scritta dall’Associazione Luca Coscioni, in seguito alla sentenza 135/2024, è stata depositata in 18 regioni per delineare “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. Ecco cosa è successo.

Toscana. Prima Regione a legiferare (febbraio 2025) ed erogare il suicidio assistito. A maggio il Governo ha impugnato la legge.

Sardegna. Seconda regione, con legge regionale n. 59 (settembre 2025), a dotarsi di una legge autonoma.

Emilia-Romagna. Il governatore Bonaccini cerca di introdurre il suicidio assistito tramite delibera n. 194, per regolare l’accesso tramite Asl (febbraio 2024). La delibera è sospesa dal Tar dopo il ricorso della consigliera FI Valentina Castaldini (aprile 2025). Viene impugnata anche da presidenza del Consiglio e ministero della Salute.

Lombardia. Il Consiglio regionale approva una questione pregiudiziale di costituzionalità (novembre 2024). Tuttavia poche settimane dopo l’assessore al Welfare Bertolaso conferma che il Ssn ha fornito farmaco letale e strumentazione a Serena (febbraio 2025) e che «la magistratura era d’accordo». Ad assistere la donna è il dottor Mario Riccio.

Veneto. Il Consiglio boccia la proposta di legge appoggiata dal governatore Zaia (gennaio 2024). La Asl rigetta la richiesta di suicidio di “Donatella” perché non ravvisa la presenza di “trattamenti di sostegno vitale” (marzo 2025). I legali dell’Associazione Coscioni chiedono una rivalutazione secondo l’interpretazione estensiva della sentenza n. 135/2024. Zaia annuncia: «Pronto un decreto per sollecitare le aziende sanitarie del Veneto a rispondere entro 10 giorni». Donatella non è l’unico caso di morte “disattesa”. Nel 2023 Stefano Gheller, affetto da distrofia muscolare, pur avendo ottenuto il diritto di accesso al suicidio assistito, aveva scelto di non procedere; è morto nel 2024 a causa dell’evoluzione della malattia.

Piemonte. Il Consiglio approva una pregiudiziale di costituzionalità (marzo 2024). Alcune Asl (es. TO4) avviano comunque pratiche individuali in assenza di linee guida.

Friuli-Venezia Giulia. Il Consiglio approva una pregiudiziale di costituzionalità, bloccando la discussione sulla pdl. Martina Oppelli, malata di Sla denuncia l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina per rifiuto di atti d’ufficio e tortura, perché, sostiene, l’Asugi nega tre volte l’accesso alla procedura, non riconoscendo la presenza di “trattamenti vitali”. Dopo la denuncia Oppelli ottiene il suicidio assistito in Svizzera (luglio 2025), accompagnata da Claudio Stellari e Matteo D’Angelo.

Puglia. Una delibera di giunta (DGR n. 18, gennaio 2023) impone alle Asl un massimo di venti giorni per verificare le condizioni di accesso al suicidio assistito. Nessuna discussione ancora della pdl “Liberi Subito”.

Marche. Dopo la morte di Federico Carboni (2022), viene depositata una pdl dal consigliere regionale Pd Maurizio Mangialardi; relatore della legge Giorgio Cancellieri (Lega), medico di Fabio Ridolfi, tetraplegico deceduto il 13 giugno 2022. Fabio aveva ottenuto il nulla osta al suicidio assistito del Comitato etico regionale, ma il farmaco, la posologia e le modalità per l’autosomministrazione non erano stati definiti. È stato il terzo marchigiano a chiedere il suicidio assistito dopo Federico “Mario” Carboni e “Antonio”, tetraplegico. Quest’ultimo, nel luglio 2022, ottiene l’ok dall’Asur Marche più volte diffidata dai legali dell’Associazione Coscioni. Decide però di restare in vita: «Non è cambiato il corpo, ma la testa. Non sono più depresso. Ogni attimo mi sembra prezioso».

Proposte di legge sono arrivate anche in Alto Adige (bocciata a giugno 2025), Abruzzo (bocciata a giugno 2025), Valle d’Aosta (bocciata a luglio 2025), Umbria (raccolta firme in corso), Molise, Lazio, Calabria, Sicilia. Le proposte seguono percorsi diversi: alcune attendono di essere calendarizzate, altre passeranno alla legislatura successiva. Il risultato: un arcipelago di norme, delibere, ricorsi e interpretazioni. Un caos senza cornice.

La logica del caso dopo caso

Ogni singola vicenda diventa precedente. Ogni ricorso, ogni ordinanza, ogni diffida delle associazioni fornisce materiale per il caso successivo. Il sistema giudiziario diventa laboratorio, la giurisprudenza prende il posto della legge. La “zona grigia” che il legislatore aveva lasciato, evitando una norma, è stata riempita dai radicali con la loro agenda. La linea ufficiale della politica – lasciare al codice penale e alle sentenze – è stata scavalcata dal pressing di chi ha deciso di trasformare le regole provvisorie in un diritto di fatto. Le famiglie si dividono tra processi e funerali.

Nel 2020 la Corte di Assise di Massa assolve Mina Welby e Marco Cappato per istigazione e aiuto al suicidio di Davide Trentini, morto in Svizzera il 13 aprile 2017; sentenza confermata in secondo grado dalla Corte d’Assise di Appello di Genova (2021). Restano ancora aperti i casi di:

“Roberto”, 67enne veneto. Dopo che la Asl ha rigettato la sua richiesta (non ravvisa trattamenti di sostegno vitale), ha detto al Corriere: «Mi arrangerò da solo». “Donatella”, 76enne veneta. Anche a lei manca il requisito del trattamento vitale. Cme spiegato sopra, dopo il diniego Zaia annuncia: «Pronto un decreto». “Libera”, 55enne toscana: secondo la Asl possiede i requisiti della Consulta, ma non esistono macchinari utilizzabili per l’autosomministrazione. Dal suo caso, col Tribunale di Firenze che solleva questione di legittimità costituzionale, deriva la sentenza n. 132/2025. “Coletta”, 44enne campana: ad agosto la Asl ha negato la sussistenza di tre dei quattro requisiti della Consulta; è stato presentato ricorso d’urgenza al Tribunale di Napoli.

Si è “chiuso” invece il caso di “Fabrizio”, 79enne ligure: dopo il diniego della Asl ligure è stato accompagnato in Svizzera da Roberta Pelletta e Cinzia Fornero, iscritte a Soccorso Civile. Ha avuto accesso al suicidio assistito il 22 settembre. Il 25 settembre, in conferenza stampa con le due “disobbedienti” Marco Cappato, ha rivolto «un appello a tutte le persone di buona volontà: unitevi a noi». Sono 50 gli iscritti a Soccorso Civile. In Liguria sei persone hanno presentato richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito.

Oggi in Italia non è il Parlamento a decidere, non il medico, il malato e nemmeno la sua famiglia, ma l’ego ipertrofico di Cappato e le delibere caserecce delle Regioni. Il risultato non è la libertà, ma la giungla: ciascuno col proprio codice penale a chilometro zero. E quando la legge diventa bricolage giudiziario o “disobbedienza civile”, la morte entra nel catalogo Ikea dei diritti. Fornendo il peggior spot per una legge sul fine vita, e mostrando quanto sia pericoloso illudersi di fare ordine dopo il pressing del disordine nella zona grigia dell’esistenza, dove la burocrazia non sarebbe mai dovuta entrare.

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