La Francia approva la legge orwelliana sull’eutanasia targata Macron
In terza lettura il progetto di legge ha preso ancora un po’ meno voti che nella prima (maggio 2025) e nella seconda (febbraio 2026), ma da ieri pomeriggio la legge francese “diritto all’aiuto a morire” è cosa fatta: dopo quasi quattro anni di percorso fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron e dagli esponenti del suo partito nelle istituzioni (principalmente la presidente dell’Assemblea nazionale Yaël Braun-Pivet e la ministra delegata incaricata dell’Autonomia e delle Persone con disabilità Camille Galliard-Minier, che hanno fatto di tutto per accelerare l’iter del disegno di legge) eutanasia e suicidio assistito sono a disposizione dei francesi, anche se nel testo della legge queste due parole mancano e sono sostituite dall’orwelliano e paradossale “aiuto a morire”.
La probabile (e inutile) bocciatura del Senato
Con 295 voti a favore e 232 contro ieri l’Assemblea nazionale (equivalente alla Camera dei deputati italiana) ha approvato la stesura finale della legge, accogliendo solo 23 emendamenti degli oltre 1.800 presentati. I voti favorevoli erano stati 305 nel maggio dell’anno scorso e 299 nel febbraio di quest’anno. Ora la parola passa al Senato, che già due volte ha respinto i testi approvati in prima e seconda lettura dall’Assemblea nazionale, ed è prevedibile che il 7 luglio l’assemblea di Palais de Luxembourg negherà per la terza volta l’approvazione alla legge votata dai deputati.
Tuttavia l’ultima parola, a norma di Costituzione, l’avrà l’assemblea che siede a Palazzo Borbone e che il 15 luglio voterà in forma solenne, cioè senza la possibilità di proporre ulteriori modifiche, il testo probabilmente respinto dal Senato il 7 luglio.
No all’obiezione di coscienza per gli istituti sanitari della Chiesa
Fino all’ultimo gli oppositori della legge hanno tentato di far cambiare idea alla maggioranza parlamentare o almeno di far introdurre attenuazioni al “diritto a morire”. Monsignor Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre molto attivo sul fronte dei temi bioetici, su Le Figaro ha accusato il governo francese di «mancare alla parola data»: aveva lasciato credere alla Chiesa che le sue istituzioni sanitarie sarebbero state esentate dal dovere di erogare quanto previsto dalla legge su eutanasia e suicidio assistito, ma non sarà così, poiché l’obiezione di coscienza potrà essere presentata dai singoli individui, personale medico e infermieristico, ma non dalle istituzioni come tali. Ha detto il vescovo:
«Centoventiquattro anni dopo l’espulsione delle congregazioni religiose dalla Francia, voluta dall’anticlericalismo dell’allora primo ministro Émile Combes, alcune congregazioni, ammirevoli per dedizione e generosità, potrebbero trovarsi costrette a chiudere le proprie sedi e a lasciare il paese per fedeltà alla propria missione etica. È proprio qui che rischia di condurci l’attuale, implacabile spinta – di natura non terapeutica, bensì ideologica. […] Come abbiamo detto più volte, e come moltitudini di operatori sanitari e assistenti ripetono e dimostrano attraverso la testimonianza della loro vita, l’autentica fraternità non risiede nell’aiutare qualcuno a morire, ma nell’aiutarlo a vivere».
C’è chi dice no all’eutanasia
Il presule ha pure fatto notare che l’esenzione non sarebbe stata affatto incompatibile col diritto francese, perché eccezioni di varia natura sono previste per le Onlus nell’ambito dell’economia sociale e solidale, come aveva ricordato il deputato socialista Dominique Potier, uno dei rari esponenti di sinistra che hanno votato contro la legge. Insieme all’ecologista Lisa Belluco e al comunista Stéphane Peu, Potier ha pubblicato un intervento su Le Monde in cui si spiega perché da sinistra si sarebbe dovuto votare contro eutanasia e suicidio assistito:
«Innanzitutto, l’individuo non appartiene a se stesso: ciascuno ha diritti e doveri reciproci e correlativi nei confronti dei propri simili. Senza questa mutua interdipendenza – alimentata dalla fraternità – l’esito è la schiavitù. Inoltre, l’intervento dello Stato e le istituzioni sociali sono necessari per garantire tale solidarietà: la legge e la giustizia stabilite da una società in un dato momento fissano i limiti della libertà privata. Infine, l’uguaglianza di fronte alla legge non può garantire una libertà effettiva per ciascuno e per tutti; la vera libertà richiede l’uguaglianza delle condizioni materiali e i mezzi concreti per esercitarla».

Contrari Le Pen e Repubblicani
Al momento non è ancora disponibile l’analisi del voto dei deputati per affiliazione di partito, ma non dovrebbe essere molto diversa da quella del febbraio scorso, stante il lieve scarto fra i due risultati. Allora la maggior parte dei voti favorevoli al progetto di legge era arriva da sinistra: dei 176 voti espressi dai deputati dei quattro raggruppamenti di sinistra (socialisti, La France insoumise, ecologisti e comunisti), solo 8 erano risultati contrari; i macroniani a loro volta avevano espresso 64 voti a favore e 14 contro. I gruppi parlamentari presso i quali è prevalsa la contrarietà alla legge pro eutanasia sono il Rassemblement national (17 a favore e 102 contro), les Républicains (5 a favore e 42 contro) e l’Udr alleato del Rn (0 a favore e 17 contro).
Il testo approvato stabilisce che per poter accedere all’aiuto a morire il richiedente deve soddisfare cinque condizioni cumulative: essere maggiorenne; essere cittadino francese o residente in Francia; essere affetto da una «patologia grave e incurabile» che metta in pericolo la vita e si trovi in fase avanzata o terminale; essere «capace di esprimere la propria volontà in modo libero e consapevole»; e provare una sofferenza «refrattaria ai trattamenti o – nei casi in cui la persona abbia scelto di non sottoporsi a cure o di interromperle – insopportabile». Il testo stabilisce che la sola sofferenza psicologica «non può in alcun caso» dare diritto all’assistenza nel morire. Per valutare tali criteri, il medico avvia una procedura collegiale organizzando un incontro a cui partecipano almeno uno specialista della patologia in questione, un professionista sanitario coinvolto nel trattamento del paziente e il medico stesso.
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Le balle mortifere di Macron
Le successive letture del progetto di legge hanno visto prove di forza soprattutto attorno a due punti: la libertà di scelta del malato fra suicidio assistito ed eutanasia, e l’introduzione o meno delle fattispecie di reato per ostacolo all’assistenza al morire (modellata su quella relativa all’ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza, prevista dalla legge francese) e per reato di istigazione al suicidio. A titolo di gesto conciliativo nei confronti degli oppositori del disegno di legge, la fattispecie relativa all’ostacolo all’assistenza al morire era stata soppressa in sede di commissione, poco dopo era stata eliminata anche quella relativa all’istigazione, introdotta in origine come misura complementare. Invece la scelta fra suicidio assistito ed eutanasia non potrà spettare al richiedente: di regola sarà autorizzato il suicidio, mentre l’eutanasia sarà praticata solo nel caso che il malato non sia in grado di realizzare da sé il proposito di morte.
«Si tratta di un provvedimento legislativo redatto contro la volontà della stragrande maggioranza degli operatori sanitari, eppure saremo tenuti ad attuarlo. Non c’è stato alcun vero compromesso durante i dibattiti», ha commentato la dottoressa Ségolène Perruchio, presidente della Società francese di cure palliative (Sfap). A suo avviso, inoltre, la legge va ben oltre quanto annunciato dal capo dello Stato. «Emmanuel Macron aveva promesso che non si sarebbe trattato di un “nuovo diritto”, eppure la legge è ora intitolata “diritto all’aiuto a morire”. È stato eliminato il requisito di una prognosi infausta a breve o medio termine e potranno accedervi anche persone sottoposte a tutela legale, alle quali è negato persino il diritto di firmare un assegno. In realtà, questo testo si spinge molto oltre quanto da lui annunciato».
Effettivamente in un incontro del febbraio 2024 con medici ed esponenti delle confessioni religiose finalizzato a presentare il suo progetto per una legge che consentisse il suicidio a chi ne facesse richiesta, Macron aveva insistito che la sua intenzione era quella di voler aprire una “possibilità” eccezionale, ma che non si sarebbe trattato «né di un diritto né di una libertà». I deputati dell’Assemblea nazionale hanno deciso diversamente, senza nessun rimprovero da parte sua.
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