Avanza la Morte Nera radicale. E prepara il suicidio perfetto

Di Caterina Giojelli
28 Luglio 2025
Sondaggi, video, numeri: la “buona morte” è il nuovo sacramento civile, celebrato da attivisti e titolisti militanti. La morale è un paravento: nei “paesi civili” si taglia il costo della vita
L'Associazione Luca Coscioni deposita al Senato le firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita, compresa l'eutanasia attiva, Roma, 15 luglio 2025 (foto Ansa)
L'Associazione Luca Coscioni deposita al Senato le firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita, compresa l'eutanasia attiva, Roma, 15 luglio 2025 (foto Ansa)

La Morte Nera radicale sarà completata nei tempi previsti. La Stampa pubblica i dati del numero bianco dell’Associazione Coscioni: una media di sette persone al giorno, nell’ultimo anno, ha chiamato per prendere informazioni su eutanasia, suicidio assistito e sedazione palliativa profonda. Sedicimila e trentacinque telefonate in dodici mesi; 1.707 hanno riguardato in modo specifico eutanasia e suicidio medicalmente assistito (circa cinque al giorno), 580 il modo per accedere alle procedure italiane o ottenere contatti con strutture svizzere.

Da qui, la domanda: come può la politica ignorare questi numeri? E soprattutto: come può ignorare che il 75,3 per cento degli italiani – «tre su quattro», atei o cattolici, di destra o di sinistra, maschi o femmine – si dice favorevole all’eutanasia, secondo una rilevazione Only Numbers curata da Alessandra Ghisleri? Un numero blindato. Ma fondato, come ricorda Panorama, su panel retribuiti e opzioni di risposta sapientemente selezionate (già nel 2019, Eurispes dava «oltre il 73 per cento degli italiani a favore dell’eutanasia», pure allora era il “tre su quattro”, ed ecco qui come era andata).

Il tappeto rosso della «questione di civiltà!»

La Morte Nera radicale avanza sul tappeto rosso delle buone intenzioni. La Stampa cita testimonianze strazianti, ma soprattutto afferenti alle cure palliative – che, per inciso, sono il caposaldo della legge attualmente in discussione. Una voce: «Sono seguito dalle cure palliative ma profondamente infelice per il futuro che mi attende. La prospettiva è molto dolorosa. Vorrei che mi aiutaste a morire in Italia». Per La Stampa è una «questione di civiltà».

Sempre La Stampa, sempre in prima fila: definisce «beffardo» il rinvio a settembre della discussione parlamentare sugli emendamenti al disegno di legge sul fine vita, proprio nel giorno in cui il marito di Laura Santi diffonde il video-appello che la giornalista aveva registrato poco prima di morire con suicidio assistito. «Ultimo regalo che, lei dice, fa a se stessa; ma in realtà lo fa soprattutto a noi». Così scrive il quotidiano, che condivide con l’Associazione Coscioni una singolare attenzione narrativa.

No alla legge «concordata sottobanco con il Vaticano»

Lo sfregio – secondo l’editoriale – non è solo alla dignità di Laura, nel suo «inferno di dolore quotidiano in peggioramento continuo», ma a tutti i malati «nelle sue condizioni, o anche peggio», come osserva la stessa Santi nel video. Una bacchettata al legislatore, colpevole di vigliaccheria e “subalternità culturale”.

Laura è morta di lunedì. Il video è stato diffuso due giorni dopo, con perfetto tempismo parlamentare. Ai deputati, la giornalista chiede di non emendare il testo di legge, ma di bocciarlo interamente. Motivo: sarebbe stato «concordato sottobanco con il Vaticano» da Giorgia Meloni, dal suo partito, dal governo, dalla maggioranza. Nessun altro interlocutore, dice Santi: «Non la comunità scientifica, non le associazioni di malati, solo il Vaticano. Pensate cosa può essere venuto fuori».

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Il caso di Laura Santi

Bersaglio specifico: il requisito della dipendenza da trattamenti che sostituiscano funzioni vitali – condizione posta dalla Corte costituzionale, non da Palazzo Chigi, ma tant’è. «Questo esclude la grandissima parte dei malati. Io stessa non avrei avuto questo diritto, e questa è una bella beffa».

L’Associazione Coscioni, di cui Santi era consigliera, ricostruisce il caso. Due anni e mezzo di reclami, esposti, solleciti, giudizi di inammissibilità, ricorsi contro archiviazioni. Alla fine, farmaco e strumentazione sono stati forniti da una struttura pubblica, l’assistenza prestata da personale sanitario volontario di un’altra regione. Nessun medico disponibile in Umbria. La procedura si è potuta realizzare grazie alla sentenza n. 135/2024 della Consulta, che ha esteso il concetto di “trattamento di sostegno vitale”. Un’interpretazione generosa. Letteralmente, di vita o di morte.

L’assist della Consulta agli alfieri del suicidio assistito

Venerdì scorso la Consulta ha pubblicato un nuovo giudizio di inammissibilità: non si può consentire che la somministrazione del farmaco sia effettuata da un soggetto diverso dal malato. Tuttavia, ha precisato che è compito del Servizio sanitario nazionale fornire gli strumenti per l’autosomministrazione. Un allargamento implicito del perimetro fissato dalla sentenza 219.

Esulta il Pd. Alfredo Bazoli, vicepresidente dei senatori dem, dichiara: «A questo punto non ci sono più dubbi: il testo sul suicidio assistito dovrà essere integrato con una chiara previsione del coinvolgimento del Ssn». Coinvolgimento che, fino a ieri, la maggioranza escludeva. Oggi è diventato “doveroso”. Domani sarà obbligatorio.

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Il suicidio assistito fa benissimo alle casse dello Stato

La Morte Nera radicale sarà completata nei tempi previsti. I numeri della Stampa, i sondaggi della Ghisleri, il video-appello di Laura Santi: il pressing è fortissimo, la confusione pure. La “buona morte” è proposta come il sonno dei giusti, un sollievo per tutti, un’opzione dignitosa. Eppure, come Tempi ha documentato, dietro la retorica si nasconde una vera e propria arma di distruzione di massa. Convenientissima. Nel Regno Unito, alla vigilia dell’approvazione del “Terminally Ill Adults (End of Life) Bill”, il governo ha pubblicato una valutazione d’impatto: il suicidio assistito potrebbe far risparmiare più di 100 milioni di sterline l’anno. Meno pensioni, meno sussidi, meno cure. E dunque: meno costi.

Nel dettaglio: 59,6 milioni in spese sanitarie non utilizzate; 18,3 milioni in pensioni non erogate; 6,2 milioni in assegni di accompagnamento; 10,5 milioni in rette per case di cura; 8,69 milioni in assistenza domiciliare.

I “paesi civili” e con le culle vuote ringraziano

Anche in Canada, nel 2020, il parlamento ha celebrato i benefici economici del Maid (Medical Assistance in Dying): 6.465 suicidi assistiti, risparmio stimato di 66,14 milioni di dollari. Con l’estensione del protocollo a disabili e malati cronici non terminali, nel 2021 il risparmio è salito a 149 milioni. Nel 2024, col Maid diventato una prassi del servizio sanitario accessibile a giovani, poveri e disperati: 15.300 canadesi hanno scelto la morte assistita, quasi il 5 per cento del totale dei decessi. Una morte su venti. Fatevi i calcoli.

Con l’eutanasia, lo Stato può “razionalizzare” la spesa pubblica. Cure palliative, assistenza, strutture: costano. Meglio una legge. Per pochi, per pochissimi. Per adesso. A invocarla per “tutti” ci penseranno gli emissari della buona morte. E i paesi “civili”, col tasso di natalità sotto la soglia di sostituzione e i conti sanitari al collasso, ringraziano. E premiano. In Belgio, dove la legge garantiva l’erogazione gratuita e disinteressata della dolce morte, si passa alla tariffazione: 180,24 euro al medico per ogni paziente accompagnato oltre la soglia. Farmaco escluso.

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Bagnasco e il Vangelo di Repubblica

Morte Nera radicale, non si tollerano falle. Intervistato da Repubblica, il cardinale Angelo Bagnasco risponde alle accuse mosse da Laura Santi:

«Quando si parla del bene personale e collettivo, la Chiesa ha il dovere di dire le proprie convinzioni. […] Lo Stato non deve essere uno Stato etico, come può essere avvenuto in altri secoli. A prescindere dal singolo caso, o l’Occidente ritorna alla coscienza morale o altrimenti continua nella deriva che i mezzi di comunicazione segnalano ogni giorno. La cultura occidentale dovrebbe riflettere sulla direzione che ha intrapreso, un individualismo morale nel quale ciò che conta è quello che decido io. […] Oggi la ragione è delegittimata continuamente, la verità è sostituita dall’opinione, c’è una deriva etica».

Prova ne è la risposta di Francesco Merlo: quella di Bagnasco è la “Chiesa di retroguardia”, la stessa che «organizzava le piazze contro gli omosessuali». Per Merlo, nel «fondamentalismo» del cardinale si nasconde una «insicurezza», una «debolezza», una «povertà di spirito», una «paura della libertà che, per chi ci crede, il buon Dio ha lasciato alle sue creature e di cui l’ex presidente della Cei invece si appropria in nome della Chiesa». La libertà di morire, si capisce. È il vangelo dei paesi “civili” fondato sui numeri: il numero di pazienti, il numero di telefonate, il numero di voti, il numero di milioni risparmiati. E il numero di testimonianze silenziate per non mostrare dove porta davvero la Morte Nera radicale.

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