Hong Kong si ribella alla Cina con una protesta senza precedenti

Che cosa succederebbe in Italia se 8,5 milioni di persone scendessero in piazza per protestare contro una legge e il capo del governo ignorasse i manifestanti? Scoppierebbe il finimondo ed è esattamente quello che è accaduto a Hong Kong

Hong Kong si ribella alla Cina e lo fa con una forza mai vista prima. Per capire che cosa sta succedendo nella Regione amministrativa speciale, che in base al principio “un paese, due sistemi” dovrebbe rimanere sostanzialmente autonoma da Pechino fino al 2047, basta fare le dovute proporzioni.

Che cosa succederebbe in Italia se 8,5 milioni di persone scendessero in piazza per protestare contro una legge e il capo del governo ignorasse le istanze dei manifestanti annunciando che quella legge verrà approvata come previsto? Scoppierebbe il finimondo ed è esattamente quello che è accaduto a Hong Kong.

UN MILIONE IN PIAZZA

Lunedì un milione di persone, su una popolazione di sette milioni, sono scese in piazza per protestare contro l’intenzione del governo filocinese di approvare una nuova legge sull’estradizione. Con una valutazione caso per caso, la legge permetterà a Hong Kong di estradare in Cina tanto i residenti quanto gli stranieri che Pechino considera “criminali”. In città risiedono centinaia di persone ritenute “scomode” dal regime comunista e il timore di studenti, avvocati, imprenditori, finanzieri e comuni cittadini è che la legge permetterà a Pechino di condurre una campagna repressiva senza precedenti in un territorio che, almeno teoricamente, dovrebbe restare autonomo.

Ecco perché ieri decine di migliaia di persone si sono riunite non lontano dal quartiere generale del governo di Hong Kong, e vicino al centro finanziario della città, costringendo il Parlamento a rimandare la discussione della legge. La manifestazione è stata pacifica, scrive l’Associated Press, anche se ci sono stati tafferugli con la polizia, che ha reagito utilizzando idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma per impedire alla protesta di avanzare.

«CARRIE LAM SI DIMETTA»

Gli abitanti di Hong Kong chiedono al governo di ritirare in modo definitivo la legge e a Carrie Lam, capo esecutivo della città, di dimettersi. Il numero due di Lam, Mathew Cheung, ha ordinato ai manifestanti di abbandonare le strade: «Mantenete la calma, non mettetevi nella condizione di commettere crimini e disperdetevi in modo pacifico», ha dichiarato, senza essere ascoltato dalla folla, come riportato da Hong Kong Free Press.

A differenza di quanto accaduto nel 2014, quando il movimento Occupy rimase in piazza dal 26 settembre al 15 dicembre per chiedere il suffragio universale promesso dalla Cina e poi negato, questa volta non sono solo gli studenti a protestare. Anche commercianti, avvocati, esponenti della Chiesa cattolica, imprenditori e finanzieri hanno occupato le strade. Il timore, infatti, è che la legge sull’estradizione cancellerà la fama di Hong Kong come hub finanziario e terra libera favorevole ai commerci grazie al suo sistema legale autonomo, facendo scappare gli investitori stranieri.

ANCHE IL MONDO DELLA FINANZA PROTESTA

«Oggi chiudo il negozio perché non c’è niente di più importante che difendere la libertà di parola e pensiero», ha dichiarato all’agenzia Reuters il rivenditore al dettaglio Li Alan. «La ragione per cui così tanti investitori vengono a Hong Kong è che qui vige lo stato di diritto e i diritti umani sono rispettati. Se la legge passa, molti investitori potrebbero andarsene». Anche Ho Stanley, segretario della Confederazione dei sindacati di Hong Kong, ha invitato i suoi 190 mila membri a protestare. «I lavoratori della città sono in pericolo», ha dichiarato.

Allo sciopero di sindacati e commercianti, si sono uniti anche gli assistenti di volo e persino la potente Hsbc, una delle più grandi organizzazioni di servizi bancari e finanziari del mondo, ha chiuso alcuni dei suoi uffici centrali. Una delle più antiche istituzioni della città, l’Hong Kong Jockey Club, pure si è unito ai manifestanti.

LA «LINEA ROSSA»

Questa rivolta di massa senza precedenti non ha neanche sfiorato la Cina, dove il portavoce del ministro degli Affari esteri, Geng Shuang, ha ribadito il suo sostegno alla legge sull’estradizione. Resta ancora da vedere come reagirà il partito comunista cinese, che più volte per bocca del suo segretario generale Xi Jinping ha dichiarato che esiste una «linea rossa» e che non permetterà che Hong Kong diventi una base di protesta «che metta in discussione il potere a Pechino».

È proprio contro questo atteggiamento che manifestano gli abitanti di Hong Kong, in un numero mai visto dal 1997, quando il governo britannico ha restituito la città alla Cina. Hong Kong non vuole perdere la sua libertà, non vuole che si ripetano episodi come quello del 2016, quando cinque librai che pubblicavano testi critici di alti esponenti del regime sono stati arrestati dai servizi segreti comunisti e portati via di nascosto da Hong Kong.

Foto Ansa