Coronavirus, non solo Li Wenliang: altri cinque medici arrestati in Cina

Dopo aver perseguitato il medico che aveva denunciato l’epidemia, ora la Cina piange la sua morte. Ma il Partito comunista arresta altri cinque medici per aver diffuso informazioni e causato «un cattivo impatto sociale»

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Li Wenliang, l’oftalmologo di Wuhan tra i primi a parlare dell’epidemia di coronavirus in Cina, è morto nella notte. La sua storia ha fatto il giro del mondo perché ha messo a nudo l’inadeguatezza e l’ideologia del Partito comunista, che l’ha costretto a ritrattare la notizia, comunicata ai colleghi, su una strana polmonite «simile alla Sars». Li Wenliang ha poi contratto il virus e nella notte è morto, lasciando sola la moglie incinta.

XI LANCIA LA «GUERRA DEL POPOLO»

La storia di Li ha scatenato la rabbia dei cinesi contro il governo. Centinaia di utenti si sono riversati sui social media per denunciare il governo, che per bocca di Xi Jinping ha appena lanciato la «guerra del popolo» contro il coronavirus. Li Wenliang è morto perché il regime credeva, mantenendo segreta la notizia sull’epidemia, di poter preservare se stesso e la propria immagine. Ha clamorosamente sbagliato. Ma un governo che mette al primo posto, nella scala della priorità, la stabilità invece che il benessere della popolazione, non poteva che agire in questo modo. E infatti il caso di Li non è isolato.

ALTRI CINQUE MEDICI ARRESTATI

Come riportato oggi da ifeng.com, costola del network cinese Phoenix tv, a Wenshan, città di 450 mila abitanti a 1.700 km da Wuhan, nello Yunnan, sono stati arrestati cinque medici per aver «diffuso informazioni sull’epidemia». L’ufficio di pubblica sicurezza di Wenshan ha condannato i cinque dottori a 10 giorni di detenzione e a pagare una multa da 500 yuan. La loro colpa è di aver causato un «cattivo impatto sociale».

La notizia conferma che nonostante il mea culpa per «l’inadeguatezza e le mancanze» fatto dal Comitato permanente del Politburo, in Cina non è cambiato niente. Nonostante la Corte suprema abbia criticato la polizia per aver messo a tacere «le voci» sull’epidemia, tutto continua come prima. Il governo non ha imparato nulla dal caso di Li Wenliang e continua ad avere più a cuore la propria immagine, gravemente compromessa agli occhi di tutto il mondo, che la salute del popolo che ha appena chiamato alle armi contro il virus. Salvo arrestarli appena le utilizzano.

Foto Ansa