Coronavirus. Tutti fanno a gara per ringraziare la Cina

Le incredibili dichiarazioni di elogio degli italiani appena rientrati da Wuhan e del direttore etiope dell’Oms. Mentre Pechino fa autocritica, noi non osiamo criticare il regime

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Anche quando con i suoi errori e mancanze provoca la diffusione di una epidemia globale, che ha già causato 425 vittime e almeno 20 mila contagiati, la Cina resta pur sempre la seconda potenza mondiale. Criticare il regime comunista è un’operazione rischiosa ed è meglio andarci cauti per non rovinare i rapporti futuri. Solo così si spiegano le parole di uno degli italiani appena rientrati a Roma da Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus, e del leader dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus.

«WUHAN SEMBRAVA CHERNOBYL»

Grazia Longo è riuscita a parlare per la Stampa con alcuni dei 56 italiani che con un volo militare sono stati fatti rientrare ieri da Wuhan e posti in quarantena nella struttura militare della Cecchignola, alle porte della capitale. Sergio Tornese, romano di 50 anni che da anni vive nella capitale dell’Hubei con la famiglia dove ha avviato un’impresa che produce e distribuisce pane, ha dichiarato che «sembrava di vivere all’indomani di un disastro nucleare stile Chernobyl». Lui e la sua famiglia hanno vissuto per oltre un mese «barricati in casa», solo lui usciva «per andare a fare la spesa». Sotto ai suoi occhi “scene apocalittiche”: una città fantasma, popolata solo da addetti alla disinfestazione.

«TUTTO HA FUNZIONATO ALLA PERFEZIONE»

Nonostante questa descrizione inquietante, Tornese elogia il governo cinese: «Tutto ha funzionato alla perfezione. Il governo ci informava più volte al giorno, con messaggi sullo smartphone, sull’andamento della situazione e sulle precauzioni igieniche da prendere per evitare il rischio contagio. Sono stati molto efficienti». E quando la giornalista si azzarda a ricordare che per quasi un mese e mezzo Pechino ha nascosto la notizia, favorendo la diffusione dell’epidemia, l’imprenditore romano protesta: «Credo che abbiano comunicato la notizia quando andava fatto. Chi sono io per giudicare? Mi creda, ha funzionato tutto molto bene. Appena possibile conto di rientrare in Cina e riprendere la mia attività».

«LA CINA STA RISPONDENDO IN MODO ECCEZIONALE»

Le dichiarazioni di Tornese assomigliano molto a quelle del direttore generale dell’Oms, Adhanom. Dopo aver cercato di sottostimare la diffusione del virus, ha ammesso che c’era una «emergenza sanitaria globale». Sottolineando però subito dopo: «Non è un voto di sfiducia verso la Cina, che anzi sta rispondendo alla crisi in modo eccezionale». Guai a puntare il dito contro il governo cinese, insomma, bisognerebbe anzi ringraziarlo. Chissà se il ruolo strategico della Cina come principale investitore in Etiopia è servito ad ammorbidire le dichiarazioni del capo dell’Oms.

L’INEDITA AUTOCRITICA DEL PARTITO COMUNISTA

Sta di fatto che gli elogi al governo, per quanto comprensibili dal punto di vista dell’opportunismo e della convenienza personale, sono del tutto ingiustificati. Innanzitutto, è stato per primo il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, a cospargersi il capo di cenere (anche per salvare la faccia ai vertici comunisti) e a dichiarare che «non abbiamo agito prontamente nel rivelare le informazioni sull’epidemia, dovevamo fare meglio».

Oggi è addirittura arrivato un rarissimo mea culpa dal Comitato permanente del Politburo, il sancta sanctorum del regime, che riunisce le sette persone che governano davvero la Cina. In un comunicato i magnifici sette scrivono che «per rispondere alle mancanze e alla inadeguatezza [della risposta all’emergenza] dobbiamo migliorare il modo di gestire le emergenze nazionali e le nostre abilità nel trattare compiti urgenti e pericolosi».

Parole incredibili, ancora più sorprendenti del raro ammonimento arrivato dalla Corte suprema cinese, che a fine gennaio ha criticato la polizia per aver messo a tacere «le voci» che già a dicembre parlavano del pericolo del coronavirus. Del resto la storia di Li Wenliang, raccontata una settimana fa da tempi.it, ha dell’incredibile: il medico aveva detto ai colleghi di stare attenti perché si stava diffondendo una polmonite anomala e il partito, insieme alla polizia, l’ha costretto a «ritrattare» e a fare autocritica.

IL GOVERNO HA NASCOSTO L’EPIDEMIA

Non bisogna poi dimenticare che la Cina, anche se era a conoscenza del virus, non ha fatto quasi nulla fino al 20 gennaio, quando il presidente Xi Jinping ha affermato pubblicamente che l’epidemia andava contenuta. Solo allora i giornali in Cina hanno potuto parlare del coronavirus. Ma era già troppo tardi. Osannare Pechino e il governo comunista per come stanno gestendo l’emergenza, dunque, è davvero fuori luogo. Bisognerebbe piuttosto elogiare i medici di Wuhan, che per gestire l’emergenza si sono sottoposti a turni di 60 ore, spesso finendo stremati a terra dalla fatica. Se la Cina uscirà da questo incubo sarà solo merito loro, anche se non abbiamo dubbi che la propaganda attribuirà tutto il merito al compagno Xi.

Foto Ansa