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Decalogo per un paese smarrito. «Appello di drammatica urgenza. La fede può e deve aiutare la ragione politica»

aprile 12, 2014 Emanuele Boffi

Libertà di educazione, lavoro, giustizia, Europa, famiglia e vita: 10 proposte concrete per non andare «alle elezioni nudi e alla chetichella»

Un-paese-smarrito-appello-crepaldi«Un appello di drammatica urgenza», lo definisce monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân. «Con questo testo – scrive Crepaldi nell’introduzione a Un paese smarrito e la speranza di un popolo – si intende mettere sulla piazza un quadro di proposte organiche da parte dei cattolici rivolte a tutti gli italiani, senza che i cattolici si debbano travestire da laici e viceversa, e con la chiara pretesa che la fede cattolica – se non è tradita dai suoi – possa e debba entrare in aiuto alla ragione politica».

Nel settantesimo anniversario del “Codice di Camaldoli” l’Italia ha ancora «bisogno dei cattolici, i cattolici hanno bisogno dell’Italia». Soprattutto ha bisogno che essi siano i primi a essere consapevoli che «la loro principale modalità di amare l’Italia consiste nell’indicarle un orizzonte più grande di essa. È la loro fede che li obbliga ad avere due patrie, è la loro coerenza che li obbliga a dimostrare che non si contraddicono tra di loro». L’Appello formula alcune proposte concrete per non andare «alle elezioni nudi e alla chetichella». Proposte all’insegna della sussidiarietà, la grande assente nel sistema italiano, che va rinvigorita con una più chiara consapevolezza che libertà significa anche responsabilità.

Uno: libertà di educazione. «La prima e più grande rivoluzione da farsi in Italia è quella della scuola». Il monopolio statale dell’educazione è oggi sinonimo di «burocrazia e inerzia, dipendenza dalle circolari e dalle graduatorie, prevalenza degli aspetti quantitativi su quelli qualitativi». La modifica del mondo scolastico dovrebbe essere «il primo compito dei cattolici», perché «la prima libertà è la libertà di educare, quando ci è tolta quella ci è tolto tutto».

Due: pubblica amministrazione. Di fronte a questo spreco di soldi e personale la soluzione è una sola: aprire al privato e al privato sociale secondo una logica di «libertà sussidiata». Lo Stato retroceda, lasci posto alla società civile. Controlli, ma non sostituisca.

Tre: lavoro. Qui l’appello lamenta l’invadenza dei sindacati («il grosso dei loro iscritti è dato dai pensionati»), l’ingessatura cui costringe l’articolo 18, il peso delle tasse. Si chiede più libertà non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese che devono essere messe nelle condizioni di operare (anche mediante la «contrattazione aziendale»).

Quattro: giustizia. Il punto di partenza è che «sotto la legge occorre tornare a considerare un ordine che precede la legge stessa e la fonda». Si entra nello specifico di alcune riforme: separazione delle carriere tra giudici e pm, limitazione del correntismo tra magistrati, della custodia cautelare, delle intercettazioni. Non è più accettabile che «leggi fatte dal Parlamento, come avvenuto in molti casi riguardanti le leggi sulla vita e la famiglia», siano smontate da «sentenze giurisprudenziali».

Cinque: Rai. Va privatizzata. «Anche in questo campo si applichi il principio di sussidiarietà. L’informazione non la fa lo Stato, ma i soggetti culturali presenti nella sociatà civile».

Sei: partiti. Oggi colpiti da «movimenti di antipolitica che hanno dimostrato di essere essi stessi dipendenti da autoritarismi interni», essi «devono cambiare, rimanendo, però, partiti». E i cattolici? Basta nostalgie per il partito confessionale. «Il sistema proporzionale – si legge – ha fatto il suo tempo. […] Ora è più utile procedere verso una normalizzazione del bipolarismo». Certo, è fondamentale per il credente la scelta del candidato, «perché nel programma dei cattolici ci sono valori legati alla difesa della natura umana che oggi sono pesantemente contestati e minacciati».

bandiera-europaSette: Europa. I suoi condizionamenti imposti nei campi etici «sono intollerabili»: «Una cosa è l’Europa, altra cosa è l’ideologia dell’Europa». Il processo di accettazione dell’Euro («attuato frettolosamente») non può essere la moneta di scambio per far accettare ideologie «contrarie alla vita, alla famiglia e alle radici cristiane». Anzi, «crediamo in un’Europa consapevole delle proprie radici cristiane e determinata a rimanervi fedele».

Otto: immigrazione. «La doverosa accoglienza degli immigrati non può avvenire in modo inconsapevole e indifferente». Il problema «non sono gli immigrati, ma la debole identità culturale e morale dei paesi ospitanti». Se «il multiculturalismo non è una soluzione», non lo sono nemmeno i respingimenti. La via mediana è chiedere all’ospite, in cambio di accoglienza, condivisione della nostra tradizione, identità e cultura.

Nove: riforme istituzionali. Serve rendere più rapido il nostro sistema potenziando l’esecutivo, estendere l’uso delle preferenze, prevedere un premio di maggioranza che non deprima la rappresentanza e forme di sbarramento che riducano i partiti.

Dieci: vita e famiglia. Esse sono minacciate non solo per i pochi provvedimenti a favore, ma anche da leggi contrarie, come l’estensione dei diritti a coppie sia etero sia omosessuali. «La famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna è una risorsa sociale» e va sostenuta con sgravi fiscali adeguati. Al contrario «va superato l’ossequio nazionale al tabù culturale del diritto all’aborto. Quest’ultimo va combattuto come il principale male del paese».

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25 Commenti

  1. filomena scrive:

    I vescovi devono fare i vescovi e occuparsi di anime non di politica. Vergogna. Mancava solo che siglasse il decalogo con ncd o FI.

  2. Laura72 scrive:

    La compatisco, sa Filomena, la compatisco profondamente. Per quella sua abissale solitudine esistenziale che la spinge ad essere perennemente al centro dell’attenzione, indefessamente alla ricerca di affermazione da parte del prossimo, con quel suo credersi più informata, più intelligente, più emancipata degli altri. Salvo poi eludere furbescamente le domande e gli argomenti quando le fa comodo (leggi: quando la ragione degli altri la soverchia, polverizzando le sue deboli teorie). Eh sì, proprio così…
    Ma veniamo al dunque. Le riporto due distinti passaggi del CCC, qui di seguito.
    2442 Non spetta ai Pastori della Chiesa intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione della vita sociale.
    2246 E’ proprio della missione della Chiesa dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime.
    Legga e rifletta, se il suo ego cubitale gliene lascia facoltà. Il mio buon insegnante di latino ci diceva: intelligenti pauca.

    • filomena scrive:

      Sarebbe fin troppo facile citarle una quantità notevole di autori che a vario titolo hanno detto o prodotto opere in contrasto col pensiero dogmatico e in particolare sulla separazione tra stato e chiesa. Non ho nessuna intenzione di farlo perché non faccio la maestrina.
      Le dico soltanto che non cerco certamente la sua approvazione, il mio intento è sempre stato quello di discutere sui fatti di cronaca e mettere a confronto opinioni diverse sapendo bene che NESSUNO ha la risposta giusta in tasca ma che ognuno cerca la propria risposta. I toni aggressivi con i quali lei risponde sono fuori luogo, anche perché io non ho mai avuto la pretesa di dirle quello che dovrebbe fare. Io al pari suo sostengo le mie tesi legittimamente quanto lei.
      Le garantisco che non c’è bisogno per quanto mi riguarda della religione per sentirsi bene e non sono affatto in solitudine esistenziale. Forse mi viene il dubbio che lo sia lei, visto che l’argomento le sta tanto a cuore o quantomeno che sia un po’ frustrata dalla visione dogmatica che non offre la possibilità di mettere in dubbio principi assolutamente discutibili.

      • domenico b. scrive:

        Cara Filomena, I vescovi hanno tutto il diritto di dire il loro parere riguardo alla politica, dal momento che sono anch’essi cittadini di questo paese. ” I vescovi devono fare I vescovi e occuparsi di anime e non di politica” è il solito vecchio dogma della sinistra anticlericale, e siccome tu sei una persona che ragiona con la sua testa ci aggiungi pure che dovrebbero vergognarsi, probabilmente non hai neanche letto l’articolo, ma che ci vuoi fare, sei programmata così, appena senti odore di chiesa scatti in avanti sparando cavolate, più di così non riesci a fare.
        Chiederti di ragionare davvero con la tua testa sarebbe davvero chiederti troppo, ma se ti impegni ce la puoi fare, scopriresti un mondo davvero bello

      • Cisco scrive:

        Filomena anche i vescovi hanno diritto come te di fare quello che gli pare. Peraltro ti contraddici quando scrivi a Laura “anche perché io non ho mai avuto la pretesa di dirle quello che dovrebbe fare”….. Salvo il fatto che hai la pretesa di dirlo ai vescovi…. Che di fronte alle tue “argomentazioni” avranno certamente di che meditare su chi votare alle prossime elezioni…. Già perché votano anche loro, pensa che schifo la democrazia….

        • filomena scrive:

          Un conto é commentare come facciamo tutti noi e in questo senso ovviamente i vescovi sono cittadini come tutti gli altri e non solo dicono quello che vogliono ma anche votano di conseguenza. Altra cosa é parlare in nome della chiesa che in politica non dovrebbe entrarci. Ti rendo noto che ne io ne tu abbiamo la visibilità dei vescovi e questo fa anche la differenza se li dobbiamo considerare normali cittadini. La mia critica non era ovviamente diretta alla persona Crepaldi ma al vescovo Crepaldi.

          • Cisco scrive:

            Filomena lascia perdere, criticare uno perché esprime un’opinione “pesante” in quanto ha “visibilità” e’ l’apoteosi del ridicolo, nonché limpido sintomo di invidia: lo decide il tuo dogma il livello massimo di visibilità che uno può avere per poter esprimere un’opinione? Forse ti sfugge che in democrazia e’ esattamente il contrario, cioè esistono degli “opinion makers” proprio in quanto visibili e autorevoli. Comunque tranquillizzati: se avessi letto l’articolo prima di criticare Crepaldi, sapresti che parla in qualità di Presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân, non di vescovo….

            • domenico b. scrive:

              Cisco, mi associo alla tua risposta a Filomena.
              Vorrei solo aggiungere che la “signora” Filomena fa un altro bel autogol affermando che la chiesa non dovrebbe entrare in politica. Siccome anche io faccio parte della chiesa, in quanto battezzato e credente, come pure qualche altro milione di italiani, ed essendo noi cittadini italiani, riteniamo di avere tutto il diritto ad interessarci della vita politica italiana, che siamo laici o appartenenti al clero, e di avere pure il diritto di dire la nostra, che piaccia o no a te, cara Filomena.
              Fattene una ragione, tanti non la pensano come te, riprova su qualche altro sito, magari musulmano, sarai forse più fortunato

              • filomena scrive:

                Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Il vescovo è visibile in quanto vescovo e quindi rappresentante di una chiesa che dovrebbe stare fuori dalla politica. Poi se il sig. Crepaldi smette di fare il vescovo e decide di fare politica, benissimo. Questa è la democrazia di un paese che dovrebbe essere fondato sulla laicità dello stato. Poi c’è la libertà di culto che nessuno mette in discussione ma giustamente a mio avviso deve restare un fatto privato.

                • Fran'cesco scrive:

                  Filomena, per noi Dio si e’ fatto uomo. Punto.

                • Edo scrive:

                  Certo che entrare nel merito delle singole proposte è troppo difficile, Filo?

                  • filomena scrive:

                    Non credo semplicemente che un prelato in rappresentanza della chiesa abbia titolo per fare proposte che coinvolgerebbero tutti i cittadini.
                    Si presenti come cittadino e lo ascolteremo

                    • Fran'cesco scrive:

                      Perche’, Veronesi si dimentica di essere medico quando interviene? E la Bonino si dimentica di aver ucciso feti? E Vendola di essere gay?

                • Cisco scrive:

                  Filomena e’ proprio così, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: ancora non hai capito che della tua visione della laicità di tipo dogmatico-giacobino, in cui esiste libertà di culto ma non libertà religiosa (come in Pakistan), non ce ne facciamo nulla. La laicità e’ uno spazio in cui TUTTI possono esprimere le proprie idee, con il limite dell’ordine pubblico.

                  • filomena scrive:

                    Che voi non siate d’accordo sul ruolo della religione questo mi sembra evidente, di fatto però siete una minoranza così estremista e in democrazia le minoranze si adeguano. Altri paesi storicamente cattolici come l’Italia, vedi per esempio la Spagna, sono riusciti a fate il salto di qualità. Prima o poi ce la faremo anche noi.

                    • Fran'cesco scrive:

                      Filomena, noi crediamo in un D i o che si e’ fatto uomo. Quindi la nostra fede non e’ astratta dalla vita di tutti i giorni.

                    • Cisco scrive:

                      Filo-mena… “in democrazia le minoranze si adeguano”, infatti ho notato come la minoranza LGBTQIetc. si sta adeguando……

              • filomena scrive:

                Ah dimenticavo…io sarei invidiosa di un vescovo…. per favore non facciamo ridere i polli.

          • beppe scrive:

            a filo’, dunque crepaldi non dovrebbe parlare non perchè è un pastore, uno che si occupa di dottrina sociale, ecc, ma ” PERCHE’ IN QUANTO VESCOVO E’ TROPPO VISIBILE ( sarà per via di quel colore rosso …che ti da tanto fastidio..). pensa invece a quanti illustri NESSUNO che vengono ascoltati come oracoli tutte le volte che scoreggiano: a un pannella, una bonino, i soliti rappresentanti dell’arcigay e compagnia. a quelli la visibilità è DOVUTA, vero?

  3. filomena scrive:

    @ Fran’cesco
    Nessuno sta a discutere su quello che voi credete, liberissimi di farlo. Il problema è che quando la chiesa come istituzione vuole imporre la propria dottirina a tutti i cittadini anche a quelli che non pensano che Gesù sia Dio fatto uomo, ci va di mezzo la democrazia. Il ragionamento dogmatico infatti non ammette che qualcuno possa avere idee diverse, mentre mi risulta che la libertà di culto sia uno dei principi fondanti la democrazia.

    • Fran'cesco scrive:

      Imporre??? La Chiesa come istituzione????? Dove l’hai letto?
      Con “Si e’ fatto uomo” intendevo dire che, essendosi fatto uomo, abbiamo tutto i motivi per considerare la nostra fede incarnabile nella vita di tutti i giorni, semplice. Il cristianesimo e’ per l’uomo, per il suo bene, non (solo) per stare in Chiesa a pregare.

      • filomena scrive:

        Ma infatti nessuno vi impedisce di stare alle regole della dottrina, questo però non vi autorizza ad estendere questi concetti come validi per tutti o a credere che per questo siate meritevoli di una valorizzazione maggiore anche dal unto di vista della tutela legislativa in quanto cittadini credenti, rispetto a chi ha idee diverse dalle vostre.

        • Fran'cesco scrive:

          Scusa ma il titolo dice “appello”, non “imposizione”.
          L’imposizione tanto per intenderci e’ quella che vorrebbero le lobby LGBT, l’appello e’ quello tipo Crepaldi.

          Nessuno impone niente, ma se permetti una scelta umanamente irragionevole va contestata con calore.

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