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L’antipolitica à la Grillo? È figlia legittima del Pci di Berlinguer e di Repubblica (e della loro “questione morale”)

febbraio 1, 2014 Mattia Feltri

Se oggi in Italia non esiste partito che sia immune dal populismo; se questo paese è costretto a fare i conti ancora a lungo con il suo lato più qualunquista e inconcludente, lo dobbiamo a un’intervista pubblicata nel 1981

Il populismo, secondo la definizione della Treccani online, è l’«atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi». L’accezione negativa non è quella originaria, perché – ricorda sempre la Treccani – il termine viene dal populismo russo che alla fine del XIX secolo «si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei servi della gleba». Lo è diventata – negativa – nel corso del secolo successivo, quello delle ideologie assassine (come scrisse Robert Conquest). Sono stati decenni durante i quali i leader hanno arricchito il populismo di un rapporto diretto e carismatico con le masse (orrenda parola novecentesca in via d’estinzione), consolate dall’esercizio facile e vibrante dell’antipolitica.

Non erano apostoli dell’antipolitica i rivoluzionari populisti russi ma lo erano, in Occidente, Benito Mussolini e Adolf Hitler. Questo perché senza democrazia non c’è antipolitica, mentre l’antipolitica è spesso servita, come appunto in Italia e in Germania, per abbattere la democrazia. Un bel paradosso. Chi ha letto due o tre opuscoli sull’alba del fascismo e del nazismo ricorderà che prosperarono sull’esasperazione dei cittadini comodamente riversata sulle classi dirigenti. Mussolini era un trentenne nuovista, nemico delle lentezze parlamentari e del burocratismo ottocentesco, Hitler era il facile avversario dell’inconcludenza di Weimar, oltre che delle durissime condizioni di pace cui la Germania era stata sottoposta a Versailles . Di leader populisti ce ne sono stati a decine, nel Novecento, che è stata non soltanto l’età dei totalitarismi, ma anche del suffragio universale, del consenso, dei nuovi mezzi di comunicazione – dalla radio fino a internet – che fanno di ogni elettore una persona unica, speciale, a cui rivolgersi direttamente.

Oggi in Italia è difficile trovare un capopartito immune dal populismo e da un suicida esercizio dell’antipolitica. Tanto è vero che si danno dei populisti l’un l’altro ed è difficile negare il populismo di Beppe Grillo o di Silvio Berlusconi, ma anche di Matteo Renzi, senz’altro di Umberto Bossi e dell’intera stirpe leghista, e poi dei politici usciti dalla rivoluzione giudiziaria come Antonio Di Pietro e Antonio Ingroia. I radicali non sono populisti e infatti non pigliano un voto.

Grillo è tanto populista – e lo è consapevolmente, anche se poi si arrabbia se lo si dipinge così – da aver teorizzato che i parlamentari sono semplici portavoce del popolo, che dà loro istruzioni via internet. In ogni suo comizio, Grillo spiega che sono le persone più semplici, proprio perché non impantanate nella melma schifosa del potere, a produrre le idee migliori. Di conseguenza non coltiva rapporti nemmeno utilitaristici con altri partiti.

Gli onesti di qua, i ladri di là
Andando a rivedere gli esordi del 1994, si scopre che i punti in comune fra quel Berlusconi e questo Grillo sono spettacolari: Silvione rifiutava gli inviti in tv perché aveva orrore delle liti e sosteneva fosse sua missione parlare nelle piazze; come Grillo, poi, inizialmente rifiutò il titolo di onorevole, nel frattempo diventato disonorevole. Mani pulite e il 1992 erano questione dell’altroieri. Finalmente, grazie al lavoro della magistratura milanese, avevamo scoperto perché eravamo tanto poveri, infelici e sottomessi. Veramente venivamo dal mezzo secolo più prospero della nostra storia, ma niente: la convinzione generalizzata, con il contributo dei partiti di opposizione e della stampa, era che spazzata via la nomenclatura primorepubblicana saremmo decollati verso le terre della felicità. Abbiamo celebrato un processo sommario e tolto di mezzo una classe politica – ormai inetta e arrogante, ma col merito piuttosto decisivo di averci tenuto dalla parte giusta della storia.

Fu senz’altro un biennio di strepitoso populismo e di esuberante antipolitica: c’era il popolo dei fax, si lanciavano le monetine al capo socialista, si viveva nell’euforia (vista dal 2014 un po’ ridicola) di aver spezzato le catene. I successivi due decenni sono stati conseguenti. E oggi – sarà per via di internet che, come una volta i cortei di strada, arma le minoranze rumorose – il desiderio diffuso è di “mandarli tutti a casa”, come allora, e forse più di allora: mandarli tutti a casa, a prescindere, anche in assenza di un’alternativa; nel 1992-93 c’era desiderio di rinnovare la classe dirigente, oggi c’è desiderio di rinnovare il sistema; allora si aveva una gran voglia di democrazia, oggi della democrazia, così com’è, non ci si fida più.

Il populismo, l’antipolitica e la demagogia (che piacciono tanto a giornali e tv) nella loro versione contemporanea non sono però nati con Mani pulite. Sono nati una decina d’anni prima, e precisamente nel 1981 con la celeberrima intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer sulla questione morale. Quell’intervista segna un passaggio fondamentale perché per la prima volta – per la prima volta da un sacco di tempo – un leader basa la sua strategia politica sull’assunto che i partiti sono marci e che esistono i buoni e i cattivi.

L’inizio dell’intervista ha già un tono che è lecito sospettare di qualunquismo: «I partiti non fanno più politica». Poi: «I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia». Ancora: «Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune».

Il potere degli altri
La questione morale – è stato specificato frequentemente – non era tanto nella corruzione, ma nell’occupazione del potere. Ecco Berlinguer: «I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali». Tutto è stato lottizzato e spartito, dice. E Scalfari allora fa la domanda giusta: ma se le cose stanno così, è perché agli italiani vanno bene, se no voterebbero Pci. Risposta: «Si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più». Noi, aggiunge Berlinguer, «siamo un partito diverso» e «se l’occasione fa l’uomo ladro (…) le nostre occasioni le abbiamo avute anche noi, ma ladri non siamo diventati». Infatti lo sfascio morale ha una «causa prima e decisiva: la discriminazione contro di noi».

A questo punto serve un breve riassunto: in Italia la politica è immorale e il paese va a fondo; chi fa eccezione è il Partito comunista che è diverso e naturalmente i suoi elettori; gran parte degli italiani sono buoni, ma non possono votare Pci perché, poverini, sono sotto ricatto dei “boss” e delle “camarille” e non riescono a liberarsi; in definitiva, è la ragione per cui il Pci è escluso del governo: perché gli altri partiti possano continuare a rubare, a spartire, a taglieggiare il popolo.

Prima di concludere, un piccolo inciso: il Pci – lo sanno tutti – sarebbe entrato nel governo secondo il piano del compromesso storico terribilmente interrotto col sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. A quel punto, sostituito da Bettino Craxi e constatata la fine della forza propulsiva dell’Urss, che resta da dire a Berlinguer se non: siamo migliori, dunque ci fanno fuori? Che resta, quando si è tagliati fuori dai giochi, se non chiudersi nella casamatta della propria pretesa virtù?

Dove comincia il declino
Certo, Enrico Berlinguer aveva ragione. L’Italia (e lo è tuttora) era marcia, la politica era corrotta ed onnivora, il paese aveva a che fare con una devastante questione morale. Pessimo – e cioè populista e demagogico – fu aggiungere che dello sfacelo non aveva responsabilità il Pci né l’avevano gli italiani. Pessimo fu non ammettere che il partito comunista, stanco di aspettare una rivoluzione proletaria che non sarebbe arrivata, e rimesso ai margini della politica domestica, era nell’angolo per motivi storici, e non per santità. Che alla spartizione aveva partecipato e non poco secondo il progetto dell’egemonia culturale di Antonio Gramsci. Pessimo fu gettare le basi teoriche della superiorità antropologica della sinistra, un concetto quasi genetico della politica che non si vedeva dai tempi di Gottfried Feder, e sul quale (non solo, ma anche) si è inchiodata l’intera seconda Repubblica.

Pessimo, particolarmente populista e particolarmente demagogico, fu dire agli italiani che loro non c’entravano niente, negare che le società si muovono tutte assieme, crescono e declinano collettivamente, che il paese non funziona a cominciare dai comportamenti quotidiani furbini e disonesti di tutti noi, e dall’esercizio pigro, inconsapevole o opportunistico del voto. Pessimo – e Berlinguer avrebbe avuto molti imitatori – fu in definitiva dire agli italiani che erano vittime, e non correi. Adesso tenetevela l’antipolitica.

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14 Commenti

  1. Shiva101 scrive:

    Berlinguer essendo una persona onesta poneva il problema della “questione morale” evidentemente voi ne potete fare a meno, visto che questa politica vi da da mangiare da secoli.

  2. Bifocale scrive:

    Fermo restando che “questione morale”è anche la contrarietà al “matrimonio”omosessuale, all’ aborto ecc.

  3. Saverio scrive:

    Sei un ipermoderato, Bifocale, ma “te voi ben l’istess”.
    L’aborto è proprio la miglior riprova dell’ipocrisia e della strumentalità di certe questioni “morali” della sinistra.
    Se fossi in Parlamento lo ripeterei ossessivamente, un po’ come Catone ripeteva il “Carthago delenda est”: “Ma come, colleghi della sinistra, voi ponete la questione morale ai ladruncoli – ed avete pure voi vostri – mentre esibite con orgoglio mani che grondano sangue innocente. Razza di vipere, sepolcri imbiancati…”

    • Shiva101 scrive:

      .. Berlusconi, Mastrapasqua, Cancellieri, Cosentino .. ladruncoli?

      Due magapartiti (ovviamente a voi favorevoli) che blindano se stessi togliendo quasi tutto il potere del voto tramite un legge elettorale 100 volte peggio del Porcellum , sono dei ladruncoli?
      Megapartiti che a voi assicurano tutti i pirvilegi possibili a partrire da altrettanto Mega finanziamenti alle vostre scuole private, alla Rai Vaticano ecc..

      Voi avete un’unica forza: la debolezza della società civile formata da persone slegate che difficilmente agiranno in modo compatto e deciso.

  4. Andrea Pinato scrive:

    Gentile Mattia Feltri,

    questo articolo sembra scritto da un dottissimo sociologo che, barricato nel suo studio e murato vivo da pile di libri, non mette mai il naso fuori dalla porta.

    Scomoda Berlinguer morto 30 anni fa, cita il Duce, Robert Conquest e il “burocratismo ottocentesco”.

    Molto più banalmente, forse, il populismo e l’antipolitica è figlia della inettudine della classe politica degli ultimi 20 anni.

    Compreso ovviamente il centrodestra anche se Lei non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura.

    Gli elettori nelle urne hanno in mente batman Fiorito, il monte dei paschi di siena, i rimborsi elettorali stellari, assessori regionali per meriti di “bunga bunga”, assessori da 10000 euro al mese che non sapendo come arrivare a fine mese mettono in note spese mutande, cartucce per il fucile da caccia e cinque cene (5) tutte nello stessa sera.

    La prossima volta avranno in mente dirigenti pubblici con 25 poltrone, parlamenti che votano porcate elettorali alla porcellum, parlamenti che a parole vogliono rendere efficiente la macchina decisionale e poi al dunque si tengono stretto bicameralismo perfetto e amenità simili, vitalizi astronomici per consiglieri regionali per legislature di 5 anni.

    Poi ci sono le pagliacciate di chi ora fa la verginella sulla macchina del fango e pochi anni fa aveva la bava alla bocca e plaudiva il compagno di partito che sventola un cappio in parlamento. (Parlo di Cota ovviamente.)

    Ecco, questo alimenta l’antipolitica, altro che PCI e Berlinguer!!!!.

    Vuole la riprova?

    Chieda a chi ha votato M5S se l’ha fatto per Berlinguer e la “supposta” (in tutti i sensi) superiorità morale: i più “giovani” (trentenni ma anche molti quarantenni) le risponderanno “Berliguer chiii????”

    Ha provato a farlo prima di scrivere l’articolo?

    P.S: su una cosa sola concordo: l’idea che tutto il bene sia di qua e il male di la. O che la politica e sia marcia e i cittadini sane e incolpevoli vittime.

    Il mio parere invece è che ogni paese ha i politici che si merita.

    Piantiamola di scaricare il barile su questa e quella parte politica di TRENTA (30) anni fa e cerchiamo di vedere il presente per quello che è.

    Cordiali saluti, Andrea.

  5. Grillo oltre a criticare tutto e tutti quello che dovrebbe costruire non lo sa nemmeno lui, a parte la volgarità e la mancanza di rispetto per chiunque. Ora se questo chiunque e persino il capo dello Stato pesantemente ingiuriato dai grillini figuriamoci un normale cittadino.

    • luca scrive:

      a me grillo non piace e non lo avrei mai votato, ma certo grazie a lui abbiamo dei politici più giovani… mi pare giusto che il mondo del domani non lo costruisca chi domani sarà morto ma gente giovane che almeno sa accendere un pc, e non gente che è passata dal videoregistratore al dvd senza mai aver capito come andava collegato (cavolo, ci sono 3 cavi: alimentazione, ingresso segnale uscita segnale ognuno con una forma diversa come fai a sbagliarti?).

      ps
      per favore però, non votatelo più sto grillo. non sa neanche lui cosa vuole, io l’ho ascoltato e le sue idee sono le stesse di un signore di 60 anni con un basso profilo intellettuale che pensa che internet sia la soluzione a tutti i mali del mondo.

  6. lucal scrive:

    mettiamo da parte il nemico gay per poter combattere più efficacemente il nemico m5s lol
    ora tempi pubblica solo articoli contro m5s, rivoglio i bei articoli omofobi di un tempo in cui dicevate come il mondo e la società sarebbe caduta in rovina se io fossi stato felice

  7. Bifocale scrive:

    Gli articoli omofobi te li sei sognati nei tuoi incubi notturni. Invece ho visto molti tuoi commenti cattofobi ed eterofobi.

  8. dondolo scrive:

    Ed ecco il “bravo Giornalista” Mattia (parente del Vittorio?) che, per spiegare le bassezze dell’ oggi, salta a piè pari gli ultimi 30anni di storia per approdare direttamente a Berlinguer e allo Scalfari dei primi anni 80.
    Peraltro, basta leggere ciò che lei ha riportato di quanto diceva allora Berlinguer per rendersi conto di quanto avesse ragione.
    Oddio, anche a sinistra ci sono stati Penati e qualcun’altro, però perlomeno lì cerano gli anticorpi per isolarli e fermarli.
    Perché, caro Mattia, non mette a confronto la “questione morale” di Berlinguer con il “più gnocca per tutti” di Silvietto vostro?
    So che la parola “morale” con tutti i suoi derivati diretti e indiretti, combinazione da qualche decennio, non viene più sentita importante da parte di un certo cattolicesimo, però, suvvia, faccia lo sforzo di pensare a come questo povero Paese, passato nel frattempo dai livelli di eccellenza mondiale a quelli del terzo mondo (anche riguardo alla qualità del giornalismo), sarebbe se il lascito di Berlinguer avesse formato questa società un pò più del “magnamagna” dei batman e delle mutande verdi, che non mi sembra vi abbiano mai molto preoccupati.

    • Giannino Stoppani scrive:

      A me invece pare normale, quando si cercano le cause storiche di certi comportamenti, andare indietro nel tempo finché la logica lo richiede.
      E comunque Berlinguer e soci si cuccavano i finanziamenti in nero del KGB, dunque fossi in te ci andrei cauto nel posar loro sul capo l’aureola da santerellini.

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