Strage dei migranti. Due settimane dopo, l’Onu si è defilato e l’Ue temporeggia

Aspettando improbabili soluzioni politiche e rinviando i capitoli più impopolari del dramma barconi, nessuno sembra capire che «il vero pericolo, in realtà, è non occuparsi di questi problemi»

Sono passate due settimane dalla “strage dei migranti” e lentamente si è smesso di parlare delle circa 900 persone affogate al largo delle coste libiche. Scemata l’ondata emotiva e la percezione dell’emergenza, anche le contromosse politiche sembrano procedere a rilento.

SOLUZIONE POLITICA. Bocciata ogni possibilità di intervento aggressivo su suolo libico per impedire la partenza dei barconi, il Consiglio europeo straordinario che si è tenuto settimana scorsa aveva dato mandato a Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera europea, di mettere fretta al mediatore Onu Bernardino Léon perché trovasse una soluzione politica in Libia, mettendo d’accordo i due governi rivali di Tobruk e Tripoli. Una volta trovata l’intesa, la nuova formazione politica avrebbe dovuto dare una aiuto fondamentale nella lotta contro i trafficanti di uomini, impedendo le partenze o affondando i barconi.

«IMPOSSIBILE ESSERE OTTIMISTI». Ma proprio ieri Léon, che da mesi cerca invano un accordo, non ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti: «È difficile essere ottimisti. Non si può essere ottimisti in questo contesto in Libia. È impossibile. La sola speranza è il nostro duro lavoro. Speriamo di avere un accordo entro il Ramadan, ma per quanto riguarda le possibilità di raggiungerlo, lasciate che io sia molto cauto».

L’ONU SI DEFILA. Che cosa si può fare per non far partire i barconi se la mediazione fallisce? Nessuno sembra intenzionato a porsi questo problema. Soprattutto dopo che Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, istituzione davanti alla quale la Mogherini avrebbe dovuto portare il problema del Mediterraneo, ha dichiarato: «Distruggere i barconi non è la strada giusta anche se vanno fermati gli scafisti che li usano». I discorsi su un eventuale intervento del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dunque, sembrano già archiviati prima ancora di cominciare.

JUNCKER «DELUSO». Durante l’Eurogruppo si era anche deciso di triplicare i fondi per Triton e aumentare il raggio di intervento delle operazioni navali con lo scopo dichiarato di salvare più vite possibile. Ma in un’intervista al Le Monde, oggi il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato: «I disastri che si sono verificati richiedono una risposta immediata ma io sono deluso dall’ultima riunione europea». Davanti alla risoluzione simbolica approvata dal Parlamento europeo, che vuole che Triton conduca operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti (“search and rescue”), ha commentato: «Non c’è bisogno di cambiare la dicitura». Non proprio un bel segnale.

«IL VERO PERICOLO». Per quanto riguarda la condivisione tra gli Stati membri dell’Ue dei migranti che sbarcano sulle coste italiane, l’ipotesi delle quote che piace ad Angela Merkel sembra ancora in alto mare. «La semplice menzione del termine “quota”», ha detto ancora Juncker, «è apparsa troppo pericolosa a molti miei colleghi. E questo mi ha amareggiato. Il vero pericolo, in realtà, è non occuparsi di questi problemi». Ma a due settimane dalla strage, Unione Europea e Onu sembrano non averlo ancora capito.

Foto Ansa/Ap