Pakistan, la legge sulla blasfemia non risparmia neanche i musulmani: uomo ucciso dentro la stazione di polizia

L’uomo apparteneva alla comunità ahmadi, minoranza musulmana che crede in un profeta venuto dopo Maometto e per questo perseguitata dagli estremisti islamici pakistani

Un musulmano pakistano di 65 anni, accusato ingiustamente di blasfemia, è stato ucciso da un ragazzo mentre si trovava agli arresti dentro una stazione di polizia di Sharaqpur, a una cinquantina di chilometri dalla capitale del Punjab, Lahore.

PERSECUZIONE DEGLI AHMADI. La vittima, Khalil Ahmad, apparteneva alla minoranza degli ahmadi, comunità musulmana considerata eretica perché crede in un secondo profeta venuto dopo Maometto. La società islamica pakistana ha sempre perseguitato questa minoranza e alcuni imam in passato hanno promesso il Paradiso a chi ne avesse uccisi i membri.

L’OMICIDIO. Ahmad aveva domandato la scorsa settimana a un negoziante di smettere di diffondere adesivi che incitavano all’odio contro la comunità degli ahmadi. Il negoziante si è rifiutato e l’ha denunciato alla polizia per blasfemia. Ahmad, padre di quattro bambini, è stato quindi preso in custodia dalla polizia.
Gli ufficiali hanno però fatto entrare nella sua stanza un giovane ragazzo, che con la scusa di voler vedere Ahmad gli ha sparato uccidendolo a sangue freddo.

«CAMPAGNA DI ODIO». «La persona che ha ucciso Ahmad era solo un ragazzo. La campagna di odio portata avanti contro di noi dagli imam pakistani continua ad andare avanti», ha dichiarato al Guardian Saleem ud Din, portavoce della comunità ahmadi pakistana.
Come i cristiani e gli indù, anche gli ahmadi sono perseguitati dalla maggioranza islamica sunnita attraverso un uso distorto e strumentale della legge sulla blasfemia. La polizia, così come i giudici, non fanno niente per proteggerli, anche per paura di subire vendette da parte degli estremisti.

LEGGE SULLA BLASFEMIA. Nella stragrande maggioranza dei casi la legge sulla blasfemia viene utilizzata in modo strumentale per vendette personali o ragioni economiche: gli accusati, infatti, sono spesso costretti ad abbandonare le loro proprietà, che vengono rilevate per due soldi o addirittura sequestrate dagli accusatori. Ne è prova il fatto che oltre il 95 per cento di queste accuse si rivelano in sede giudiziaria false e infondate.
Ma nonostante questo non c’è scampo per chi viene accusato di blasfemia: molti cristiani sono stati uccisi mentre entravano in tribunale per il processo, perché per i gruppi fanatici islamici non c’è giustizia umana che possa contraddire quella divina. Questo è il motivo per cui sempre più spesso gli imputati non assistono ai dibattimenti in aula e, anche quando vengono assolti, sono costretti a lasciare il paese per sempre

RASHID REHMAN. Lo scorso 7 maggio è stato ucciso in Pakistan l’avvocato musulmano Rashid Rehman, che da anni si batteva per i diritti umani. L’avvocato aveva preso in carico il caso di un musulmano ingiustamente accusato di blasfemia e dopo aver ricevuto ripetute minacce da estremisti islamici, è stato ucciso nel suo ufficio a Multan.