Arslan: «Erdogan vuole portare a termine il genocidio degli armeni»

Intervista alla famosa scrittrice di origine armena sulla guerra nel Nagorno Karabakh: «La Turchia vuole distruggere una civiltà cristiana e l’Europa resta a guardare»

nagorno karabakh guerra

«Il governo turco non ha mai riconosciuto la tragedia del genocidio armeno e ora Erdogan vuole concludere quello che i suoi predecessori hanno cominciato un secolo fa». La voce per eccellenza del popolo armeno in Italia, la scrittrice Antonia Arslan, è preoccupata e guarda «con stupore e agitazione» alle notizie che si susseguono giorno dopo giorno sull’aggressione dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh. Dal 27 settembre, quando è scoppiato il conflitto, sono già morte oltre 300 persone. La metà della popolazione (a stragrande maggioranza armena) della piccola Repubblica dell’Artsakh, nata dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, è sfollata. Per sostenere l’aggressione azera, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha già inviato quattromila mercenari islamisti provenienti dalla Siria. «Vogliono una soluzione finale», dichiara affranta Arslan a tempi.it.

Che cosa prova in questi giorni davanti al conflitto?
Come tutti coloro che hanno sangue armeno nelle vene e come tutte le persone che in questi anni in Italia hanno conosciuto la nostra storia, anche attraverso il mio libro, La masseria delle allodole, vorrei fare qualcosa. Ma cosa si può fare davanti a un’aggressione così violenta e ingiustificata, fomentata dalla Turchia?

L’Azerbaigian vuole riprendersi un territorio che considera suo.
Il dittatore dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, non è in grado di vincere da solo questa guerra e non avrebbe mai attaccato senza l’appoggio di Ankara. Le terribili dichiarazioni di Erdogan e dei suoi ministri non lasciano adito a dubbi: vogliono farla finita con gli armeni.

Nel 1915 l’Impero ottomano sterminò un milione e mezzo di armeni. La storia potrebbe ripetersi?
La Turchia non ha mai ammesso la responsabilità del genocidio e nega perfino che ci sia stato. Questo negazionismo fatuo e astorico non può che far pensare alla volontà di una soluzione finale. E ora purtroppo parlano le armi.

Ieri l’esercito azero ha bombardato la cattedrale di Cristo San Salvatore, nella città di Shushi, nonostante attorno ad essa non ci fossero postazioni militari.
Sono stata a Sushi tre volte: era una città molto importante nell’800, uno dei crocevia della Via della seta, una città internazionale che venne distrutta durante la guerra (1991-1994) per il Nagorno Karabakh. La cattedrale si trova su un’altura, intorno non c’è niente. L’architetto Ara Zarian mi ha anche detto che hanno bombardato il teatro cittadino. È evidente che lo fanno apposta, vogliono distruggere tutto ciò che la popolazione ha ricostruito negli ultimi vent’anni.

Perché bombardare una cattedrale?
Perché vogliono colpire i cristiani. Non è un caso che Erdogan abbia mandato in Azerbaigian i mercenari dell’Isis dalla Siria. Tutti sappiamo di quali orrendi crimini contro i cristiani si sono macchiati questi terroristi.

L’Unione Europea non sembra rendersi conto di questa volontà da parte di Erdogan e degli azeri di colpire i cristiani. Come mai?
L’Ue ormai affronta con cinico distacco tutto ciò che avviene al di fuori dei suoi confini. Non riesce neanche più a capire che ci sia qualcuno che vuole distruggere una civiltà cristiana. Non dimentichiamo che l’Armenia è stato il primo Stato al mondo ad adottare il cristianesimo come religione. Ma Erdogan non ha in mente solo questo.

Cioè?
Il presidente turco vuole fondare un nuovo impero ottomano e l’Armenia è un piccolo territorio che impedisce il collegamento tra Turchia, Azerbaigian ed altri ex Stati dell’Urss, che sono etnicamente turcomanni. Erdogan usa la religione in modo assolutamente spregiudicato: ce ne aveva già dato un assaggio con la riconversione in moschea della basilica di Santa Sofia e di quella preziosa gemma dell’arte bizantina che è San Salvatore in Chora.

Se con l’aggressione turca agli armeni la storia sembra ripetersi, anche l’indifferenza europea riapre vecchie ferite.
È così, purtroppo. Quando nel 1920 Mustafa Kemal tentò di attaccare l’Armenia, l’Occidente non fece nulla. Nessuno mosse un dito ma gli armeni, quasi privi di armi, respinsero l’aggressione con una enorme mobilitazione. Gli armeni furono lasciati soli, proprio come oggi. Perché non difendere questa piccola nazione cristiana che ha già perso la sua consistenza di popolo?

Che cosa si risponde?
Non lo so. L’Ue brilla per la sua assenza. A onor del vero, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto sentire la sua voce ma la Germania, alleata dei turchi dalla fine dell’800, ancora una volta è rimasta in silenzio.

Perché l’Europa dovrebbe interessarsi all’Armenia?
Ci sono due ragioni, una politica e l’altra culturale.

Partiamo da quella politica.
L’Europa sottovaluta Erdogan: se riesce a frantumare la resistenza armena a est, dilagherà anche verso ovest. Come si può non vedere che il presidente turco apre un conflitto dietro l’altro: prima la Siria, poi la Libia, è tutta l’estate che minaccia la Grecia per il controllo del Mediterraneo, per non parlare dell’uso politico dei profughi siriani. Se riesce nel suo intento di prendere l’Armenia, perché dovrebbe pensare che un domani l’Europa sarà in grado di resistergli?

E la ragione culturale?
Gli armeni sono sempre stati una popolazione ponte fra Oriente e Occidente. Oggi si parla tanto di ponti, ma poi nessuno fa niente per difendere una popolazione che, fin dal Medioevo, ha avuto ottimi rapporti ad esempio con la Repubblica di Venezia, pur essendo ai confini dell’Impero. Gli armeni vivono a Oriente ma conoscono l’Occidente e questa loro peculiarità si sintetizza nella figura del monaco Mechitar, cui il doge di Venezia donò l’isola di San Lazzaro, in mezzo alla laguna, per fondare il suo ordine.

Gli armeni dunque sono soli?
No, per fortuna c’è Vladimir Putin. La Russia è la protettrice storica dell’Armenia. Per quanto Mosca abbia venduto armi all’Azerbaigian, non può abbandonare l’Armenia perché altrimenti perderebbe la faccia. E questo in Oriente conta ancora molto. C’è poi anche l’Iran, che garantisce nei propri confini la libertà di professare la fede alla minoranza armena. Il popolo persiano ha da sempre pessimi rapporti con la Turchia. Ancora Teheran si è esposta poco, ma non è ostile agli armeni.

Foto Ansa