Reportage da Taybeh, dove i coloni estremisti rendono la vita impossibile ai 1.200 abitanti. «Tagliano i nostri ulivi, rubano la nostra terra, bruciano le auto. Vogliamo vivere in pace ma stiamo soffrendo»
I resti della chiesa di san Giorgio risalente al V secolo a Taybeh, in Cisgiordania (foto di Leone Grotti)
Leone Grotti si trova in Cisgiordania. Chi volesse sostenere il reportage di Tempi, può aiutarci con una donazione al Fondo più Tempi.
Suleiman Khouriyeh, sindaco di Taybeh, l'ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, ha impiegato tre mesi per ottenere un permesso per entrare in Israele ed effettuare una visita all'ospedale Hadassah di Gerusalemme. «La mattina dell'appuntamento sono uscito di casa con largo anticipo, ma ho trovato il grande cancello all'ingresso del nostro villaggio chiuso dall'esercito», racconta a Tempi ricevendoci nel suo ufficio. «Ho dovuto aspettare ore perché lo riaprissero e ho perso l'appuntamento. Magari tra sei mesi riuscirò a ottenere un altro appuntamento e poi un altro permesso. Così, però, non riesco a curarmi».
«Così è impossibile lavorare»
Khouriyeh si accende una sigaretta e sbuffa il fumo in aria. Serve personalmente agli ospiti caffè e paste. «Faccio come diceva quell'uomo del Vangelo», sorride: «Chi vuole essere primo, dev...
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