«Io, co-fondatore del Pd, dico che quella delle Sentinelle in piedi è una battaglia di sinistra»

Mario Adinolfi: «Che fare davanti all’offensiva di chi vuole affermare che le persone sono cose, i bambini si possono vendere, le donne si possono affittare e gli “scarti” si possono eliminare? Occorre scendere in piazza»

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Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli. In premessa confesso. Ho le mie colpe. Ho contribuito a far nascere il principale partito della sinistra italiana, sono stato candidato alla segreteria nazionale alle primarie fondative (eravamo in cinque, non sono neanche arrivato ultimo, ma quarto) di quel Pd veltroniano nel 2007; ne ho scritto lo statuto, ne sono stato dirigente e pure parlamentare. Poi, dopo aver deciso di non ricandidarmi a deputato, non pago ho pure scritto un libro dalla copertina rossa che insiste sulla parola “resistenza” (il titolo del libro è Voglio la mamma, qualcuno di voi l’ha letto?). Capirete che è normale, dato questo retaggio, che mi compaia di tanto in tanto in sogno il compagno Lenin pronunciando il suo slogan più famoso: “Che fare?”.

Che fare davanti all’avanzata nelle scuole dell’ideologia del gender? Che fare davanti a chi vuole mettere in una legge sulle unioni gay la stepchild adoption, cioè la legalizzazione ipocrita della pratica dell’utero in affitto? Che fare davanti a chi conciona di omogenitorialità e di omofobia, concetti dai contorni labili, provando a varare il ddl Scalfarotto che vorrebbe impedirci persino di parlare? Che fare davanti agli inneggianti alla fecondazione eterologa che sono riusciti a metterla nei livelli essenziali di assistenza? Che fare davanti alla Corte costituzionale che legittima l’eterologa scrivendo nelle motivazioni della sentenza una bestialità giuridica che definisce «incoercibile» il «diritto ad avere un figlio»? Che fare davanti ai fautori dell’aborto di massa dei bimbi down che si commuovono davanti ai video dei bimbi down; davanti ai campioni della lotta alla discriminazione che ti discriminano e ti definiscono «bigotto, retrogrado e medievale» (nel mio caso anche «ciccione di m…») se non la pensi come loro; davanti ai teorici dell’eugenetica e della soppressione degli esseri umani “deteriorati” anche con l’infanticidio e l’eutanasia che poi scopri essere animalisti convinti (andate a leggere chi è e cosa scrive Peter Singer, insegna a Princeton)?

sentinelle-in-piedi-tempi-copertinaChe fare davanti all’offensiva carica di denari, perché è tutta una questione di denari, di chi vuole definitivamente affermare che le persone sono cose e dunque i bambini si possono comprare e vendere, i gameti si possono comprare e vendere, gli uteri si possono affittare, i “prodotti” malriusciti o ormai consunti si possono eliminarare?

Che fare? Occorre rispondere. Mobilitarsi. Scendere in piazza, come le Sentinelli in piedi in cento piazze di tutta Italia. Occorre informarsi e diventare pienamente consapevoli. Occorre proclamare una verità: siamo uomini e donne, ma quali gender studies. Non solo. Tutti noi proveniamo dall’unione di un uomo e di una donna. Tutti. Indistintamente. Questa è una verità e, come diceva Husserl, la verità ha una caratteristica: è autoevidente, non c’è bisogno di dimostrarla.

I miei obiettivi
Oltre a rispondere, oltre a mobilitarsi, oltre a scendere in piazza, oltre a informarsi e oltre a proclamare le più basiche verità, occorre ragionare. Ragionare noi stessi e avviare un ragionamento. Io ho due obiettivi: far ragionare la sinistra italiana, quella devastata da una desertificazione culturale per cui da decenni il massimo della formazione è stato restare in sezione a guardare Happy Days (non è mia, è di Nanni Moretti, che in un film fa pure l’imitazione di Fonzie); e poi risvegliare il gusto della lotta del mondo cattolico, che unito e libero da qualsiasi tentazione divisiva, capisca che l’offensiva di coloro che vogliono trasformare le persone in cose è in atto e merita una risposta veemente a difesa della dignità e della libertà del soggetto più debole.

E il soggetto debole, lo dico da uomo di sinistra anche se non più iscritto al Pd, tra la coppia di omosessuali ricchi che si vogliono comprare un bambino affittando l’utero di una donna bisognosa e il neonato che appena nato viene strappato al seno materno e consegnato come un pacco agli acquirenti, è senza dubbio il neonato. L’altro soggetto debole, i cui diritti andrebbero tutelati, è la madre a cui è strappato il figlio e che si sottopone a questa umiliazione della propria anima (perché per una donna la maternità è l’anima) per una condizione di bisogno, per denaro.

ADINOLFI-MARIO_VOGLIO-LA-MAMMA_YCPChe fare? Rispondere giorno dopo giorno. Sono stanco di leggere ogni mattina Repubblica che se ne inventa una nuova. Oggi era il turno dell’incesto: una bella paginata per depenalizzare l’incesto, perché «il sesso deve essere libero». In Europa temi del genere si accompagnano sempre alla questione della pedofilia, che secondo gli stessi andrebbe parimenti depenalizzata. Ieri c’era il teologo cattolico che teorizzava la bellezza dell’eutanasia. Il giorno prima Roberto Saviano che ci spiegava che chi è contro il matrimonio gay e «l’omogenitorialità» è «retrogrado e bigotto». E poi le paginate a favore dell’eterologa e quelle contro i preti pedofili, le storie filoabortiste e quelle a sostegno dei poliamori.

Ogni santo giorno che Dio manda in terra ce n’è una. E quando la magistratura fa la sua sentenza, palesemente contra legem ma atta a «supplire alla debolezza della politica sui diritti civili», ecco che scatta l’obbligo di applauso mediatico: viva il tribunale di Grosseto che fa trascrivere i matrimoni gay all’anagrafe; viva il tribunale di Milano che assolve la 54enne milanese che s’è andata a comprare un bimbo in India e l’ha dichiarato come figlio proprio; viva il tribunale di Roma che decide che una bimba può avere due mamme e nessun papà. E noi, che facciamo noi?

Noi del gruppo che ha sostenuto la diffusione di Voglio la mamma, inventando dal nulla circoli che sono attivi ormai in tutta Italia, dal 13 gennaio 2015 risponderemo ogni giorno attraverso un quotidiano. Si intitolerà La Croce, come l’omologo che da 140 anni i francesi trovano nelle loro edicole.

Il nuovo quotidiano
Si intitolerà così perché, come spiegava papa Benedetto XVI, la Croce è lo specchio dell’umanità. E io non ho nessun odio per questi affittatori di uteri, cacciatori di bimbi, soppressori di nascituri o di anziani. Non ho nulla contro costoro, vedo tutta la loro dolente umanità, anche la loro specchiata nella Croce. Proveremo a parlare e a spiegare ogni giorno con un quotidiano cartaceo – presente in edicola e sui vostri tablet o pc –, perché c’è bisogno di resistenza contro l’avanzata di chi vuole riportare le lancette dell’orologio a duemila anni fa, quando le persone erano cose, quando potevano essere comprate o vendute in schiavitù, quando potevano essere uccise con il gesto di un dito di un imperatore, quando potevano essere gettate da una rupe se nate con difetti. Poi arrivò un Segno, la Croce appunto, e liberò l’umanità.

Noi, laicamente e in modo totalmente aconfessionale, senza alcun moralismo perché siamo peccatori incalliti, parleremo di quella liberazione che sostiene la nostra libertà e comporta un obbligo di sostegno ai diritti dei soggetti più deboli. E i soggetti più deboli sono il nascituro, l’anziano malato, la donna bisognosa, tutti coloro che un mondo senza cuore si appresta a considerare “scarti”, come spiega bene papa Francesco invitandoci a reagire a questo tipo di cultura.

Le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si uccidono. Forti di queste verità, ci apprestiamo a testimoniarle con ancora più costanza. Al compagno Lenin ho dato la mia risposta.

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