La grande disgrazia del Libano si chiama Hezbollah
Perché l’esercito nazionale libanese, forte di 80 mila uomini, non è in grado di disarmare il braccio armato di Hezbollah, che di combattenti ne conta fra i 40 e i 50 mila, solo metà dei quali altamente addestrati? Una risposta salace che si sente spesso in questi giorni è che un combattente di Hezbollah è retribuito con 1.500 dollari al mese, mentre un militare libanese riceve una paga in lire libanesi equivalente a circa 300 dollari mensili. L’osservazione non si addentra nelle ragioni propriamente politiche dell’impasse, ma fotografa una situazione contro la quale niente sembrano aver potuto gli accordi di Taif che nel 1991 misero fine alla guerra civile libanese e tre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvate fra il 2004 e il 2006, pronunciamenti multilaterali che prevedevano il disarmo di tutte le fazioni libanesi diverse dall’esercito nazionale.
Perché Hezbollah può permettersi spese militari (e sociali) con cui lo stato libanese non sembra in grado di competere? Un indizio di risposta si può già trovare in un episodio di cronaca di poche settimane fa: a Dubai il 15 aprile scorso è stato arrestato Daniel Kinahan, esponente della più potente organizzazione criminale irlandese nel mondo, il Cartello Kinahan, accreditato di un patrimonio superiore a un miliardo di dollari. Nel marzo scorso un’inchiesta del Sunday Times ha rivelato i numerosi legami tra il clan Kinahan, uomini d’affari iraniani e Hezbollah. L’inchiesta ha innanzitutto rivelato che la famiglia Kinahan aveva scelto di investire nel petrolio iraniano. Allo stesso tempo, avrebbe beneficiato per anni dell’esperienza della milizia sciita per consolidare un traffico d’armi e riciclare denaro.
Un bilancio di 1,2 miliardi di dollari
Perché Hezbollah fornisce questo genere di servizi a un’organizzazione criminale? Perché è essa stessa una delle più grandi organizzazioni criminali del mondo. Certamente il Partito di Dio è finanziato dall’Iran con centinaia di milioni di dollari, ma altrettanti se non addirittura di più sono quelli che da quarant’anni a questa parte incassa autonomamente con attività che vanno dalla produzione e traffico di droga, alla contraffazione di valuta, ai traffici illegali di armi e diamanti provenienti da zone di guerra, al riciclaggio del denaro frutto di attività criminali. Le più recenti stime precedenti l’attuale guerra indicavano un bilancio annuale di 1,2 miliardi di dollari dell’organizzazione. Il contributo iraniano oscillerebbe fra i 400 e i 700 milioni di dollari all’anno a seconda dei periodi, dunque coprirebbe fra un terzo e la metà delle uscite dell’organizzazione (nel 2006, dopo la guerra di un mese fra Hezbollah e Israele, l’Iran versò un una tantum di 1,2 miliardi di dollari).
Oltre a retribuire 80-100 mila elementi composti non solo da appartenenti al braccio armato, ma da operatori a livello amministrativo e da professionisti sotto contratto, Hezbollah fornisce servizi di welfare ai suoi associati e alle loro famiglie, così come agli sciiti libanesi in genere, più efficienti di quelli statali. Finanzia il movimento giovanile degli Scout Imam al-Mahdi, le scuole Al-Mahdi e le scuole Al-Mustafa, tutte gestite direttamente dall’organizzazione, così come ospedali in tutto il Libano, con alcuni pazienti tenuti a pagare solo una tariffa simbolica in base alle loro condizioni e al loro status socioeconomico. La dipendenza della comunità sciita libanese (quasi 2 milioni di persone) da Hezbollah è apparsa plasticamente rappresentata dalla dichiarazione di un combattente catturato dagli israeliani nell’ottobre 2024: «In Libano, solo Hezbollah paga in contanti».

Narcotraffico
Hezbollah ha sviluppato la produzione di droga nella valle della Bekaa in partnership con la Siria degli Assad già negli anni Ottanta. A quel tempo il loro cartello soddisfaceva il 75 per cento della domanda globale di hashish, metà dell’eroina consumata in Europa e il 20 per cento di quella consumata negli Usa. Nel 1996, a motivo del riavvicinamento fra Siria e Usa, i papaveri da oppio furono sradicati dalla Bekaa, ma continuò la produzione e traffico di pasta di cocaina e di base di morfina fra Siria e Libano, che tanto bene faceva alle tasche degli alti ufficiali siriani e a quelle di Hezbollah. Con lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011, la cooperazione nel narcotraffico fra le due parti è ripresa alla grande, centrata soprattutto sulla produzione e smercio di captagon, una droga sintetica simile all’anfetamina molto diffusa in Medio Oriente. Nel 2022, la produzione locale di captagon rappresentava l’80 per cento dell’offerta mondiale e aveva un valore commerciale di 57 miliardi di dollari. Quando le autorità libanesi hanno intensificato la repressione, la produzione si è gradualmente spostata in Siria.
Anche in America Latina Hezbollah collabora coi cartelli del narcotraffico fornendo servizi in cambio di merce o denaro. Mantiene da lungo tempo una relazione proficua e strategica con i cartelli messicani, ai quali ha fornito anche consulenza per costruire tunnel sotto la frontiera Usa, e con organizzazioni criminali brasiliane: al Primeiro Comando da Capital nel 2006 ha fornito armi in cambio della protezione di criminali libanesi internati nelle carceri brasiliane.
Alla Triplice frontiera
L’America Latina ci porta ad altre due attività strategiche per l’autofinanziamento di Hezbollah: la stampa di dollari falsi e il riciclaggio di denaro sporco. Queste attività sono condotte in particolare nella zona della Triplice frontiera, l’area di confine condivisa da Argentina, Brasile e Paraguay dove si concentrano molte attività criminali internazionali. Inizialmente Hezbollah falsificava dollari grazie a macchinari di provenienza iraniana e siriana sul territorio libanese, ma dopo il 1996 dovette trasferire queste attività, così come quelle di riciclaggio, in America Latina, dove prosperano fino ad oggi grazie alla complicità della diaspora sciita libanese: l’incriminazione nel 2023 di Samuel Salman el Reda e di Kassem Hijazi, due sciiti libanesi cittadini di Brasile e Colombia rispettivamente organici alle attività criminali di Hezbollah, ne è la prova.
I network familiari sciiti libanesi latinoamericani che si sono messi in affari con Hezbollah sono numerosi. Fra essi i Nassereddine, che avrebbero organizzato anche campi di addestramento paramilitare in Venezuela, i Barakat, accusati di narcotraffico, traffico di armi, esplosivi e dollari contraffatti nella zona delle Triplice frontiera, gli Hijazi e gli Zeitar. Queste famiglie avrebbero convogliato miliardi di dollari a Hezbollah utilizzando il sistema hawala, una tecnica di trasferimento di denaro basata su intermediari al di fuori del sistema bancario, che permette di operare a livello globale eludendo regolamentazioni e sanzioni. Sempre presso la Triplice frontiera alcune agenzie di cambio avrebbero riciclato denaro sporco trasferendo importi equivalenti da banche statunitensi a conti svizzeri e delle Isole Cayman, al netto di una commissione, rendendo i fondi disponibili senza un collegamento diretto con la loro origine.

Gli affari in Africa
Un’altra regione del mondo che ospita una folta comunità di sciiti libanesi è l’Africa occidentale. Hezbollah iniziò a sfruttare la rotta africana per il contrabbando di droga, denaro e diamanti sin dagli anni Ottanta. Le dimensioni minute dei diamanti offrivano a Hezbollah opportunità uniche per eludere i controlli di sicurezza e riciclare i proventi del traffico di droga o utilizzarli come pagamento. L’organizzazione si è concentrata sui diamanti insanguinati della Sierra Leone, dove corrotti uomini d’affari libanesi e la guerriglia del famigerato Fronte rivoluzionario unito (Ruf) le permisero di lucrare milioni di dollari dal commercio legale e illegale. Le gemme grezze venivano contrabbandate e vendute all’estero o spedite in India per la lavorazione e la certificazione commerciale legale. Nonostante le elevate commissioni e le limitazioni normative imposte dal Processo di Kimberley del 2003, la normativa creata da governi e società autorizzate per impedire le pratiche illecite, la rete dei diamanti insanguinati ha fornito vantaggi ineguagliabili a Hezbollah, che ha spesso rivenduto diamanti di falsa provenienza indiana.
In Libano Hezbollah conduce le sue operazioni finanziarie attraverso Aqah, Al-Qard al-Hassan, una non profit che funziona come una banca di fatto. Con 32 filiali in Libano e in Medio Oriente, riceve depositi dai finanziatori di Hezbollah ed eroga microcrediti ai cittadini libanesi. Questi vengono poi riciclati nel sistema finanziario di Hezbollah come rimborsi mensili dei prestiti. Le sedi della “banca” sono diventate un bersaglio dei bombardamenti israeliani dall’ottobre 2024. Tornano alla mente le parole di Wadah Yunes, l’operativo Hezbollah catturato dagli israeliani durante la loro offensiva di terra dell’ottobre 2024: «In Libano, solo Hezbollah paga in contanti».
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