Intervista al vicario del Patriarcato maronita di Bkerké, monsignor Hanna Alwan: «Spero sia ascoltata la proposta di avviare dialoghi bilaterali avanzata dal presidente Joseph Aoun. Sarebbe la prima volta. E questo potrebbe portare alla pace»
Soldati dell’Idf lungo il confine tra Israele e Libano, 16 marzo 2026 (foto Ansa)
Dalla montagna dove sorge il Patriarcato di Bkerké, il cuore del cristianesimo maronita, vicino al santuario mariano di Harissa, lo sguardo abbraccia tutta la costa libanese. Qui negli ultimi 30 anni sono venuti tre papi, qui san Giovanni Paolo II ha definito il Libano, pur dilaniato dalla guerra, «un messaggio per il mondo», perché su questi monti hanno trovato rifugio popoli perseguitati in tutto l’Oriente, qui Benedetto XVI ha firmato il suo ultimo documento magistrale prima di rinunciare al Soglio di Pietro, l’esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, la coesistenza tra le diverse confessioni religiose come modello di pace per il mondo intero. Qui a Bkerké papa Leone a dicembre ha incontrato i giovani libanesi, incoraggiandoli a comporre il «mosaico di pace», a non abbandonare le loro terre, ad essere artigiani di pace. Qui, proprio nel giorno in cui i tank israeliani entrano nel Sud del paese superando la “Blue Line”, Tempi incontra il vicario del Patriarcato maronita, mon...
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