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L’oro perduto del Sudan vale sei miliardi e continua a finanziare la guerra

Di Rodolfo Casadei
09 Agosto 2026
Dietro i combattimenti, un rapporto ricostruisce come il commercio clandestino della principale risorsa del Paese abbia ridisegnato gli equilibri regionali, favorendo soprattutto l'Egitto
Manifestanti sudanesi marciano a sostegno dell'esercito e contro le Rsf a Merowe, circa 330 chilometri a nord di Khartoum, Sudan, il 13 dicembre 2025
Manifestanti sudanesi marciano a sostegno dell'esercito e contro le Rsf a Merowe, circa 330 chilometri a nord di Khartoum, Sudan, il 13 dicembre 2025 (foto Ansa)

Le notizie di cronaca della guerra fra fazioni in corso in Sudan dall’aprile 2023 raccontano del panico per l’avanzata sulla città di El Obeid, la quinta più popolosa del paese, delle Rsf, le milizie capeggiate da Mohamed Hamdan Dagalo “Hemedti”; dell’eccidio di autorità indigene alleate delle Rsf nel Darfur settentrionale, dove 37 persone hanno perso la vita per i missili lanciati da droni delle Saf (le Forze armate sudanesi guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan) contro l’edificio che ospitava una Corte tribale; del video diffuso da al Jazeera in cui Hemedti incoraggia le sue truppe a prepararsi alla riconquista di Khartum. Resta sullo sfondo la vicenda del “carburante” che alimenta il conflitto: l’esportazione, in grande parte di contrabbando, dell’oro, principale fonte di valuta pregiata del paese. A fare il punto della situazione è stato recentemente un rapporto di Sudan Transparency and Policy Tracker, un centro studi diretto da Suliman Baldo, già direttore di programmi per...

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