Foschi: «L’aumento del monte ore sminuisce la professionalità del docente»

Fabrizio Foschi (Diesse) critico nei confronti della legge di stabilità che aumenta le ore di insegnamento: «Grave danno per i precari. Il ministro smentisce se stesso»

«Gli articoli della legge di stabilità che riguardano l’allungamento dell’orario di servizio del docente – da 18 a 24 ore per le scuole medie superiori, mentre per le elementari è 22 – sono un errore del Governo, che ha agito senza una consultazione e senza una minima raccolta di pareri». Suonano taglienti le paorle di Fabrizio Foschi, presidente nazionale dell’associazione Diesse – Didattica e Innovazione scolastica – intervistato da tempi.it in merito alle nuove disposizioni della legge di stabilità approvate ieri dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, e presto discusse in Parlamento. «È un atto di imperio. Adesso speriamo che questi articoli possano essere cambiati».

Cosa comporta allungare l'”orario di impegno”del docente?
Sei ore in più – impiegate per coprire spezzoni e supplenze temporanee, oltre ad un certo numero di ore di sostegno – significa un grave danno per tutti quei precari che vivono di incarichi temporanei. Tutto sarà coperto da docenti già in cattedra. Va a deprimere la politica più volte dichiarata dal ministro sullo svuotamento delle graduatorie e sull’indizione di nuovi concorsi. Se i docenti attualmente in servizio copriranno una più larga fetta di orario, serviranno meno docenti nuovi. È una mossa puramente tecnica, ma azzardata.

Il docente diventa un “tuttofare”.
Il professore non viene valorizzato.È un discredito culturale. Il docente è ridotto a un impiegatuccio di campagna spostato da una funzione all’altra senza alcun rispetto per la propria professionalià. Nella Convention di Diesse tenutasi a Bologna il ministro Profumo era intervenuto in web-conference e conveniva sulla necessità di valorizzare la professione dell’insegnante. Ma così si sta smentendo. Vogliamo una liberalizzazione del sistema atta a creare diverse figure più o meno impegnate all’interno della scuola, con una proporzionalità diretta fra monte ore e stipendio. Nulla vieta di pensare a una progressione degli impegni, ma solo a fronte di un riconoscimento economico e giuridico della carriera.

L’allungamento del monte ore non fa a pugni con l’indizione dei nuovi concorsi per la docenza?
In prospettiva si perderanno dei posti. Il ministro aveva promesso che in primavera si sarebbe tenuto un nuovo concorso – le iscrizioni chiuderanno entro il 27 novembre – e dopo un terzo. Ma mi chiedo: quante cattedre potrà mettere a disposizione?