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Cina. «Xi Jinping al posto di Gesù nelle case grazie alla riforma del pensiero»

agosto 8, 2018 Leone Grotti

Qi Yan, funzionario del partito comunista, spiega come ha fatto a convincere i cristiani a sostituire i crocifissi con le foto del presidente della Cina

Qi Yan è solo un membro del comitato del partito comunista che governa un piccolo villaggio rurale della provincia di Jiangxi. In Cina ce ne sono a migliaia, ma lui è riuscito a fare in silenzio e senza usare la violenza quello che il partito comunista sta cercando di realizzare in tutto il paese. A novembre ha convinto tutti i residenti cristiani del villaggio a rimuovere dalle proprie case crocifissi, immagini di Gesù e della Madonna e a sostituirli con le foto del dittatore Xi Jinping, il più potente dai tempi di Mao Zedong.

«RIFORMA DEL PENSIERO». «Lo hanno fatto volontariamente grazie alla nostra azione di riforma del pensiero», ha dichiarato candidamente all’Associated Press. «Lo scopo di questa operazione è far uscire le famiglie cristiane dalla povertà. Noi li abbiamo educati a credere nella scienza e non nella superstizione. Facciamo sì che credano nel partito comunista».

CHIESE DEMOLITE. È dal 1982, anno in cui il diritto alla libertà religiosa è stato iscritto nella Costituzione, che in Cina non si vedeva una persecuzione contro tutte le religioni così sistematica e pervasiva. A detta dei cristiani cinesi, sembra di essere tornati ai tempi della Rivoluzione Culturale, quando le chiese venivano chiuse, demolite o riconvertite in granai e uffici. In tutto il paese vengono messe al bando congregazioni protestanti, demolite chiese (come quella di Liangwang nello Shandong, rasa al suolo a metà luglio), installate telecamere nei luoghi di culto, emanati nuovi regolamenti che minano la sopravvivenza della Chiesa vietando alle famiglie di educare religiosamente i figli.

SINICIZZAZIONE. Alla base di tutto c’è un grande slogan lanciato proprio dal presidente Xi, “Sinicizzazione”, che vuole infondere a tutte le credenze quelle “caratteristiche cinesi”, che si riassumono in fondo in un solo principio: le religioni devono obbedire al partito comunista ed essere guidate da esso. Questo motto ha portato alla campagna di demolizione di croci e chiese nel Zhejiang e sta guidando la meticolosa persecuzione dei cristiani nell’Henan, la roccaforte cristiana della Cina.

TUTTI PERSEGUITATI. Funzionari del partito comunista vessano tanto le chiese ufficiali e registrate regolarmente, quanto quelle sotterranee, vengono arrestati pastori protestanti e sacerdoti cattolici. Nulla sfugge ai controlli sempre più asfissianti del regime, neanche la piccola chiesetta costruita da Guo, 62 anni, in un terreno di sua proprietà. Un giorno di marzo decine di ufficiali hanno fatto irruzione nella costruzione, cacciato i fedeli e ordinato di distruggere la croce e una riproduzione dell’Ultima cena.

«XI È UN MAOISTA». Retate simili avvengono in tutta la Cina, anche a Pechino, dove da febbraio sono state prese di mira 47 congregazioni protestanti e interrogati centinaia di fedeli. Il regime ha rilasciato tutti dopo l’interrogatorio ma tanti sono stati improvvisamente licenziati dai datori di lavoro o cacciati dalle case dove vivevano in affitto. «Xi è un maoista», commenta il tentativo del regime comunista di distruggere la religione Willy Lam, tra i massimi esperti di politica cinese. «Non vuole che la gente creda e vada in chiesa perché vuole che le persone giurino fedeltà solo al partito e a lui, Xi Jinping».

Foto Ansa

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