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Cina. Promosso l’ideatore della campagna per l’abbattimento delle croci cristiane

marzo 23, 2018 Leone Grotti

Xi Jinping promuove Xia Baolong dopo “l’ottimo” lavoro che ha portato alla rimozione di oltre 1.500 croci nella provincia e alla demolizione di diverse chiese.

Come se non fossero abbastanza allarmanti le modifiche apportate dal partito comunista alla Costituzione in Cina, che permetteranno al presidente Xi Jinping di mantenere legalmente il potere supremo su 1,4 miliardi di persone a vita, negli ultimi giorni sono arrivate altre tre cattive notizie per i cristiani in Cina.

La prima è la promozione di Xia Baolong a vicepresidente e segretario generale della Conferenza politica consultiva cinese (Cpcc). Xia non è un funzionario qualunque, ma è stato dal 2012 al 2017 segretario del partito del Zhejiang. Più precisamente, è lui che nel 2013 ha lanciato l’inedita campagna di abbattimento di croci e chiese che ha portato alla rimozione di oltre 1.500 croci nella provincia e alla demolizione di diverse chiese. La campagna, terminata apparentemente nel 2016 (ora va avanti in altre province, anche se a un ritmo minore), è stata commentata così da un’anziana cattolica della provincia colpita: «Vogliono cancellare ogni traccia del cristianesimo. Durante la Rivoluzione Culturale bruciavano le Bibbie, ma neanche allora rimuovevano le croci dalle chiese».

Si dice che Xia abbia dato il via alla campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione» per ragioni estetiche: erano «troppo vistose» e dominavano il panorama di importanti città come Wenzhou, definita un tempo la Gerusalemme d’Oriente. Altri sostengono invece che sia rimasto spaventato dalla crescita del cristianesimo nella provincia e abbia voluto limitarlo, a partire dai suoi simboli esteriori. Xia Baolong è anche un grande alleato di Xi Jinping, che evidentemente ha voluto “premiarlo” per l’ottimo lavoro svolto. «Questa promozione dimostra che non c’è nessuna differenza tra governi locali e nazionale quando si tratta di sopprimere le religioni», commenta Sang Pu, noto critico del regime residente a Hong Kong.

La seconda cattiva notizia è il passaggio dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara) sotto il diretto governo del partito comunista. Fino ad oggi sottostava invece al Consiglio di Stato. Secondo quanto riportato da AsiaNews, nella sostanza non dovrebbe cambiare molto, anche se Ying Fuk-tsang, direttore della Divinity School presso la Chinese University di Hong Kong, è preoccupato: «Se la religione viene sottoposta a un compito specializzato del Partito, c’è una differenza importante perché riflette l’espansione senza limiti del potere del Partito, che viene a interferire in modo diretto con i diritti elementari dei cittadini. È una regressione negativa. Mi chiedo se il Vaticano conosca questi fatti».

La terza notizia negativa riguarda proprio un importante esponente della Santa Sede. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, durante un convegno internazionale su “Cristianesimo in Cina. Impatto, interazione ed inculturazione”, ha recentemente «accostato il termine “sinicizzazione” alla dinamica dell’inculturazione, il processo con cui l’annuncio del Vangelo incontra e abbraccia le culture dei popoli e delle nazioni», come riportato da Vatican Insider.

Il concetto di sinicizzazione è stato introdotto con forza da Xi Jinping nel 2016 quando, durante il più importante incontro sulle religioni da 15 anni a questa parte, ha dichiarato che le comunità religiose devono «mescolare le dottrine con la cultura cinese, obbedendo alle leggi cinesi e votandosi completamente alla riforma della Cina e alla modernizzazione socialista per contribuire alla realizzazione del sogno cinese». In una parola, bisogna «sinicizzare le religioni», farle «aderire alla leadership del Partito, perché si rafforzi la posizione attuale del Partito».

In tanti all’interno della Chiesa cattolica hanno voluto benevolmente leggere in queste parole un invito a una maggiore compenetrazione tra cultura cristiana e cinese. Ma che cosa intendeva davvero il presidente “eterno” Xi, lo ha spiegato bene a Tempi l’arcivescovo cinese Savio Hon: «Alcuni hanno interpretato le parole del presidente come un appello al reciproco arricchimento tra Vangelo e cultura cinese. Ma sono stati gli stessi ufficiali del partito a spiegare ai fedeli che non è così: “sinicizzazione della religione” significa che i cattolici devono sottomettersi al partito. La formazione dei preti e delle suore, la teologia, perfino la liturgia e le leggi ecclesiastiche devono seguire l’ideologia comunista atea».

Che monsignor Gallagher, alle porte della presunta e imminente firma di un importante quanto controverso accordo tra Vaticano e Cina, accomuni sinicizzazione e inculturazione è forse la peggiore notizia della settimana per i cristiani cinesi.

Foto Ansa

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