«Buone le liberalizzazioni», peccato che Monti sia così tanto «paternalista»

Il Foglio, bozze di decreto liberalizzazioni alla mano, che potrebbe essere approvato oggi in Consiglio dei ministri, ha parlato con uno dei massimi esperti in materia, Alberto Pera: «Se approvato nella forma attuale, equivarrebbe alla ripresa di un processo interrotto alla fine degli anni Novanta»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

“«La crescita non si costruisce in laboratorio», e «il bilancio pubblico non può favorire la crescita»: partendo da questi due assunti, contenuti nella relazione introduttiva alla bozza del decreto liberalizzazioni, e viste le prospettive cupe dell’economia italiana, il governo si appresta oggi – in Consiglio dei ministri – a intraprendere una strada quasi obbligata: quella delle liberalizzazioni. D’altronde proprio ieri il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le prospettive economiche del paese: quest’anno il Pil scenderà del 2,2 per cento, e dello 0,6 nel 2013. Il Foglio, bozze di decreto alla mano, e ha parlato con uno dei massimi esperti in materia, Alberto Pera, primo segretario generale dell’Antitrust dal 1990 al 2000″ (Foglio, p. 1).

“«Non sono soltanto le risorse pubbliche a essere limitate, come dimostrano i dati del credito bancario. Attivare il funzionamento del mercato, nello specifico attivare risorse private, è quindi al momento il modo migliore per sostenere lo sviluppo». La filosofia di fondo del decreto è quella giusta, anche se Pera, entrando nel merito di quanto trapelato finora dal provvedimento, mostra di non voler fare sconti al governo Monti. Salvo premettere che «il provvedimento di liberalizzazioni è importante e vasto. Se approvato nella forma attuale, equivarrebbe alla ripresa di un processo interrotto alla fine degli anni Novanta»” (Foglio, p. 1).

Tante le misure positive, come “l’intervento sugli ordini professionali. (…) «L’abolizione delle tariffe minime, come anche l’ampliamento della pianta organica dei notai, con concorsi per 1.500 posti da qui al 2014, sono aspetti positivissimi». Come pure da sottolineare è l’intervento sul commercio, con l’impegno dello Stato a non interferire su orari di apertura e chiusura dei singoli esercizi: «L’esecutivo fa bene a ribadire, anche nel testo del decreto, che negli ultimi anni proprio in quelle regioni che hanno liberalizzato di più. In quei settori in cui i vincoli sono stati abbattuti, le pressioni inflazionistiche sono state minori e le opportunità per il consumatore maggiori»” (Foglio, p. 4).

Due i limiti individuati da Alberto Pera: «Il piano è coraggioso quando abbassa a 3.000 la soglia di abitanti necessaria per nuove aperture [di farmacie] e consente di aprirne anche in aeroporti, e concede deroghe al “quorum” della popolazione per aprire in aeroporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali. Molto più reticente quando si tratta di garantire la possibilità di far gestire le stesse farmacie anche a società e imprese». Così però, spiega l’esperto, si rimane a una fase di «mancata industrializzazione» del settore dei servizi. Mentre tale industrializzazione sarebbe necessaria, specie per «attirare capitali esteri». L’altro importante limite che Pera individua nel pacchetto di liberalizzazioni è costituito da alcuni «eccessi di paternalismo. (…) Si prenda il settore delle banche: introdurre per decreto le condizioni per il cosiddetto “conto corrente di base”, fissare allo stesso modo le commissioni per il Bancomat, non si tratta forse di eccessi paternalisti? Sarebbe meglio che fosse la concorrenza a fornire certi strumenti»” (Foglio, p. 4).

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •