Friuli-Venezia Giulia, ennesimo no (illegittimo) alla semina degli ogm

Il Consiglio Regionale blocca in via preventiva la semina di colture transgeniche, in attesa che il Tar si esprima sul ricorso dei coltivatori sul decreto interministeriale. Tutte mosse che cozzano con quanto stabilito dalla Ue

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Nei campi del Friuli ogni annata ha lo stesso sapore e ogni volta che si apre la stagione di semina ecco l’immancabile susseguirsi di baruffe burocratiche per soffocare ogni tentativo di piantare mais ogm. L’ultimo atto di questa saga si è concluso mercoledì, giorno in cui il Consiglio Regionale ha approvato un decreto urgente per bloccare la semina di colture transgeniche per i prossimi 12 mesi, imponendo multe dai 5 mila ai 50 mila euro per gli agricoltori che trasgrediranno.
Una mossa che, in maniera neanche troppo velata, mette sotto accusa Giorgio Fidenato e gli altri coltivatori di Futuragra che in Friuli, terra che il presidente della regione Deborah Serracchiani ha definito «sotto attacco degli ogm», stanno cercando di portare avanti la loro battaglia per aprire i campi italiani alle biotecnologie.

IL RICORSO AL TAR. La mossa del consiglio regionale è preventiva: gli imprenditori agricoli del Friuli hanno fatto ricorso al Tar contro il decreto interministeriale dello scorso agosto che impone uno stop alla coltivazione del mais Mon810, e il 9 di aprile sapranno se avranno ragione o meno. Ma tanto la moratoria della scorsa estate quanto il provvedimento friulano sono entrambi illegittimi, e chi li ha promulgati lo sa bene: una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2012 dichiara che non possono esserci procedure di autorizzazione nazionale alla coltura di varietà del mais Mon810, il cui uso è approvato da Bruxelles fin dal 1998. Chiunque fosse colto in infrazione, quindi, se venisse sanzionato, potrebbe fare ricorso contro la multa, battendo sul tasto dell’illegittimità della norma. Ma chi si può prendere un rischio simile con multe tanto salate e i tempi biblici della giustizia italiana?

FIDENATO E FUTURAGRA. Insomma, il decreto prima di tutto è una mossa che fa da deterrente, spaventa gli agricoltori e li sprona a non azzardarsi neanche a cominciare una battaglia lunga e dispendiosa. Lo riconosce anche Fidenato, che alla rivista on-line Strade spiega come sia in crescita il numero di coltivatori che rinuncia a seminare mais ogm. Annuncia che lui personalmente non si farà intimorire e andrà avanti, ma lamenta che «fino a quando gli amministratori che consapevolmente reiterano atti illegittimi non verranno chiamati a risponderne personalmente, assisteremo ogni anno a questa messa in scena». E sta qui l’assurdità: ogni norma, decreto, testo, legge o quant’altro l’Italia sia riuscita a produrre sugli ogm è sempre risultata non valida, portando ulteriore confusione nelle diatribe, non di rado tese, tra agricoltori pro-ogm e ambientalisti contrari. A Fidenato gli attivisti hanno distrutto i campi, al suo vicino Dalla Libera hanno imbrattato le spighe. Ma c’è una guerra agli transgenico che si gioca anche con le inadempienze e i vuoti legislativi.

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