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Tempi mensile

Tratto dalla rubrica delle lettere del numero di Tempi di marzo 2019.

Carissimo Roberto Formigoni, mi chiamo Benedetto e ho 13 anni. Mamma e papà mi hanno raccontato cosa ti è successo. Come stai? Come va la vita in carcere? Che lavoro fai? Spero che tu stia bene e che possa tornare presto a casa. Ricordati che c’è sempre Gesù che ti sostiene. Abbi sempre fede e vedrai che Gesù ti farà uscire presto. Quindi tieni duro, magari presto ti danno il braccialetto elettronico così puoi ritornare al tuo lavoro fuori dalla prigione.
[Benedetto Frigerio Padova]

Tra le centinaia di lettere pubblicate sul nostro sito, ho scelto quella di Benedetto perché riassuntiva dei sentimenti di tutti. Per scrivere a Tempi: redazione@tempi.it. Per scrivere direttamente a Formigoni: Carcere di Bollate, via Cristina Belgioioso, 120, 20157 Milano – Italia. Ogni mese gli manderemo Tempi con una copia dei messaggi.

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Caro direttore, stamattina ero depresso. Dopo aver letto su tempi.it l’articolo “BHL, il paraguru che le azzecca tutte (al contrario)”, 5 febbraio – dato che, lo ammetto, sono proprio un ragazzaccio… ecco sì, sono un pochettino… sovranista e populista, ma solo un pochettino, lo giuro… cosa vuoi, è la fragilità umana – mi è tornato un sorriso non proprio di gioia interiore illuminata dallo Spirito, ma da soriano col topo in bocca ancora vivo che si dibatte inutilmente: sì, grazie, grazie mille, grazie infinite, Bernard-Henri, grazie a nome di tutti noi, perdenti e dannati dalla globalizzazione; dopo una discesa in campo come questa Salvini può anche risparmiare i soldi della campagna elettorale per le europee.
P.S. Per l’assoluzione dal peccato di sovranismo/populismo a chi mi devo rivolgere? Se dico che mi mandate voi mi fanno lo sconto o ci becco peggio?
[Pier G. Ghirardini via email]

Caro Pier, viste le nostre frequentazioni, se dici che ti mandiamo noi, come minimo ti mettono ai ceppi.

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Complimenti per il numero sulla cannabis. Approvare la droga “leggera” è un po’ come sostenere che che le molestie sessuali sono ammissibili, purché si limitino alle carezze.
[Enrico Ventura via email]

Grazie. Ne riparleremo.

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«Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato l’identità», dice Mario Calabresi lasciando la direzione di Repubblica. Stica. E senza contare l’orgoglio di riuscire a perdere in tre anni le copie guadagnate da Ezio Mauro in venti.
[Luigi Amicone via email]

Ridicolo. E ancor più ridicolo il vantarsi di aver dimezzato le perdite, dal 14 al 7 per cento. Che è un po’ come vantarsi che la propria moglie ha un solo amante anziché due.

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Bella l’intervista allo psicanalista Giancarlo Ricci (“Vivere come automi al tempo della ‘libertà coatta’”, 28 febbraio)! In particolare quando spiega la differenza tra la concezione latina di libertà (dalla radice liber) e quella germanica frei, da cui free in inglese. «Liber evoca la filiazione, la collettività, il bene comune; frei si muove invece nella direzione di un soggettivismo che promuoverà, nella modernità, il concetto di autodeterminazione».
[Carla Ponti via email]

Intervista notevole. Ci faremo un “Nocciolo della questione”: liberi perché figli.

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Caro direttore, ho letto con grande interesse l’ardito e sorprendente articolo di Amicone, a commento del libro Sodoma di Frédéric Martel (“Sodoma. Un momento di verità sotto la coltre di ideologia omosex”, 21 febbraio). Mi sono, innanzi tutto, convinto ancora una volta che la rivista Tempi costituisce uno dei pochi strumenti liberi per poter discutere senza preconcetti (in un momento in cui anche l’essere “senza preconcetti” sta diventando a sua volta un preconcetto). Venendo al contenuto dell’articolo, mi ha colpito soprattutto la sua parte finale, quando Amicone si pone la domanda fondamentale: «Come fa a permanere nella sua proposta il cristianesimo e a rimanere indimenticabile anche se tutti lo avessero dimenticato, ecclesiastici compresi?». Da inguaribile nostalgico, grato per il mio passato e per il mio presente, ricordo (cioè faccio memoria) che quando il popolo italiano decise di dire sì all’abominio dell’aborto esprimendosi solo per il 33 per cento a favore della vita, il settimanale Il Sabato intitolò la prima pagina con un perentorio “Ricominciamo da 33”. Il servo di Dio don Luigi Giussani (che la Chiesa dovrebbe seguire un po’ di più, al di là delle parole di circostanza) ebbe a correggere quel titolo affermando che occorreva “ricominciare da Uno”, il che, fuor di metafora, significava che occorreva incominciare da Cristo e non da altro. Mi pare, quindi, giusta la preoccupazione di Amicone quando sottolinea come, senza questo Uno, tutto diventa inutile ed anche parole importanti come “ragione, avvenimento, incontro, esperienza, vita” possono diventare vuoti suoni, senza la presenza sacramentale e, quindi, carnale di Cristo dentro la Sua comunità. Tutto ciò vale anche in tema di pedofilia, che non verrà sconfitta aumentando le regole e le regolette, le pene e la trasparenza, ma ripartendo dall’esperienza di fede in Cristo, che diventa adulta solo dentro una intensa vita personale e comunitaria. Dobbiamo tutti riconvertirci a Cristo, prima ancora che cambiare le norme dei vari codici. E dobbiamo anche lottare, per testimoniare che la Chiesa è fatta di peccatori, ma anche di santi. E tutti i santi, nel secolo in cui sono vissuti, sono partiti da Uno e così hanno cambiato positivamente se stessi ed il mondo intorno a sé.
[Peppino Zola via email]

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Amicizia e originalità di giudizio, questo è Tempi e questo è ciò che personalmente apprezzo in ogni numero. Come potrei non rinnovare l’abbonamento? Bravi, avanti così: contro ogni difficoltà ed ogni pregiudizio! Del resto, se non si rischiasse mai nella vita, Michelangelo avrebbe dipinto… il pavimento della cappella Sistina. Continuate così.
[Luca Gherardi via email]

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