Beppe Grillo entrerà nella stanza dei bottoni. E allora sì che sveleremo tutti i misteri d’Italia

La morte di Aldo Moro, di Falcone, di Borsellino. E l’Italicus, Ustica e piazza Fontana. Col Movimento Cinque stelle tutto diverrà chiaro e finirà on line

In alternativa al governo del paese – Beppe Grillo lo ha detto così, né più né meno, al presidente della Repubblica – il Movimento Cinque Stelle chiede di mettere le mani sulla Rai e sul Copasir. Non si deve pensare male: non si tratta di spartizione. Sulla Rai ci metterebbero le mani per risistemare la stampa corrotta e mascalzona asservita alla casta; sul Copasir, ossia sul Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (in altre parole il vecchio comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), per togliersi qualche bella soddisfazione. Che c’è di meglio, per un movimento rivoluzionario per quanto non violento, venuto su per spazzare via le inespugnabili casematte del potere, per annientare la cupola oligarchica e criminale costituita da politica, grande imprenditoria, banche, finanza, sindacati, magistratura, parte delle forza dell’ordine, burocrazie, papaveroni dei ministeri, ovviamente giornalisti eccetera eccetera, una cupolona che da anni e lustri e decenni tiene sotto il tacco del suo stivale il popolo oppresso e puro che finalmente può spezzare le catene… Ecco, si diceva, che c’è di meglio per un movimento del genere che entrare finalmente, trionfalmente, onestamente e con le migliori intenzioni nella mitica stanza dei bottoni?

I famosi scheletri negli armadi
Lo ha proprio dichiarato, Beppe Grillo. Col ghigno terribile del giustiziere: «Entreremo nella stanza dei bottoni». Per anni e lustri e decenni la stanza dei bottoni è stata arredata di armadi, poi riempiti di scheletri, e di cassettiere ricolme dei documenti allucinanti e segreti con cui si riracconterà la storia del paese. Il Copasir sotto gli artigli dei grillini sarà un’arma devastante. Da Portella della Ginestra fino a Bolzaneto, finalmente tutto ci sarà chiaro. Chi ha veramente ucciso Aldo Moro? Chi ha voluto la sua morte? Chi c’era dietro le Brigate Rosse? I russi? Gli arabi? Gli americani? I reggiani? Chi ha abbattuto l’aereo di Ustica? Quale spaventosa guerra si stava combattendo quella sera nei cieli italiani? Chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna? Sì, certo, come no, i fascisti. Ma per conto di chi? Chi volle? E l’Italicus? Quale mente c’era dietro l’Italicus, e dietro piazza Fontana e piazza della Loggia? Chi diede il via libera all’assassinio di Giovanni Falcone? Chi trasse giovamento dall’attentato di via D’Amelio e dal sacrificio di Giovanni Borsellino? E il ’93 delle stragi quale oscura origine ebbe? Ci fu la trattativa fra Stato e mafia? E chi ne furono i protagonisti? Chi tradì i magistrati e la lotta alla criminalità organizzata? Che cosa si dissero veramente al telefono Giorgio Napolitano e Nicola Mancino? Quali nomi spunteranno dagli armadi e dai cassetti della stanza dei bottoni? Chi coprì lo scandalo della Parmalat? Chi ebbe vantaggio dalle ruberie al Monte dei Paschi? Come furono decise le privatizzazioni? Chi rubò in combutta col palazzo i gioielli agli italiani? Che ruolo ebbero gli americani? E le banche d’affari? E i Rothschild? E il sionismo internazionale? E le Sette Sorelle, ed Enrico Mattei e infine la completa impietosa mappatura della coscienza di Giulio Andreotti.

A parte il fatto che i servizi segreti soltanto da noi hanno una reputazione appena superiore alla ’ndrangheta, quando sono apparati dello Stato pensati e messi in piedi dallo Stato medesimo per la sua sicurezza, e quella dei suoi cittadini. A parte questo dettaglio, per cui li si vorrà vedere i grillini mantenere la simpatica e ginnasiale promessa di infilare tutto online, tutto quello che c’è nella stanza dei bottoni e negli armadi e nei cassetti. A parte questo, ci si azzarda a ricordare che altri rivoluzionari, negli anni passati, si erano avvicinati ai sacrari del mistero col medesimo spirito purificatore. Il socialista Pietro Nenni entrò al governo nel 1962 e disse che, quando era entrato nella stanza dei bottoni, si era accorto che i bottoni non c’erano. E Bobo Maroni, leghista, si insediò al Viminale nel 1994 promettendo che avrebbe aperto tutti i cassetti. Quando lasciò il ministero, gli chiesero: «Allora, com’erano quei cassetti?». «Vuoti, accidenti».