Appello dai cristiani del Kurdistan: «Cosa aspettate a spazzare via i terroristi? Voi parlate, noi abbiamo un mese di tempo»

Intervista a padre Waheed k. Tooma, superiore generale dell’Ordine antoniano di sant’Ormisda dei caldei e di Alqosh (Kurdistan): «Anche i musulmani non si sentono più sicuri a Mosul»

«Voglio fare un appello a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna: liberate l’Iraq dallo Stato islamico ma fatelo in fretta. Abbiamo perso troppo tempo, non possiamo più aspettare: qui in Kurdistan abbiamo due milioni di profughi e siamo alle porte dell’inverno». Parla così a tempi.it padre Waheed k. Tooma, superiore generale dell’Ordine antoniano di sant’Ormisda dei caldei e di Alqosh, il monastero caldeo più importante dell’Iraq.

iraq-erbil-04RITORNO A CASA. Insieme alla popolazione di Alqosh, in Kurdistan, padre Tooma è tornato da poco meno di un mese a casa sua. «Siamo scappati tutti perché i terroristi erano arrivati a dieci chilometri da qui. Fortunatamente non ci hanno mai conquistato». La piccola città è imbottita di profughi, «più di 100 famiglie emigrate dai villaggi invasi dai terroristi» dello Stato islamico, e tutti vivono nel terrore: «Non ci sentiamo sicuri. Non sappiamo cosa succederà domani: stiamo svegli fino alle 3 o 4 di notte per fare i turni di guardia, con la mano sul cuore per la paura».

«AL MASSIMO UN MESE». L’attacco annunciato da Barack Obama non suscita nessun entusiasmo da queste parti: «Non ci fidiamo degli Stati Uniti, nessuno sa che cosa vogliono e che intenzioni hanno. Ancora non abbiamo visto nessun bombardamento serio, perdono tempo a fare i loro piani ma noi non abbiamo tempo», continua padre Tooma. «Noi abbiamo al massimo un mese. Poi arriverà l’inverno con la pioggia e la neve. E allora dove andranno le persone che oggi dormono nei giardini, per strada, in case senza tetto? I più fortunati stanno nelle classi e così la scuola non è potuta cominciare in Kurdistan».

«PERSA LA SPERANZA». I profughi, «più che all’estero», vogliono tornare «alle loro case ma ormai hanno perso la speranza. Noi vogliamo che le forze internazionali arrivino qui e spazzino via questi terroristi. Ma cosa state aspettando? Non possiamo prendere in giro questi profughi, dire loro di tornare nei villaggi con la paura che i terroristi arrivino di nuovo a cacciarli».
I cristiani, come i yazidi e le altre minoranze non si fidano più di nessuno, neanche del governo: «Cosa hanno fatto loro per noi fino ad ora? Cosa ha fatto l’America? L’unico che ci ha difeso finora è il governo del Kurdistan, che per proteggerci ha perduto mille Peshmerga in combattimento».

«MUSULMANI INSICURI A MOSUL». Noi, conclude padre Tooma, «vogliamo che le città dei terroristi vengano bombardate. Non solo noi minoranze siamo minacciate ma tutto il popolo iracheno. Anche i musulmani non si sentono più sicuri a Mosul: speravano infatti di essersi liberati dell’islam dei tempi di Maometto. E invece questa gente ha riportato quell’idea antica e fanatica».