In Germania c’è chi vuole tornare a fare affari con Putin

Di Rodolfo Casadei
02 Luglio 2025
Alcuni membri della sinistra e del centrodestra al governo invocano «un graduale ritorno alla distensione e alla cooperazione con la Russia». Anche per questo Merz vuole neutralizzare ciò che resta del Nord Stream
Alcuni membri di Spd e Cdu vorrebbero scendere a patti con Vladimir Putin
Alcuni membri di Spd e Cdu vorrebbero scendere a patti con Vladimir Putin (foto Ansa)

Il congresso della Spd che si è svolto fra venerdì e domenica a Berlino sarà ricordato per tre ragioni: per la mozione con cui si chiede che siano avviate le procedure per arrivare alla messa fuori legge per incostituzionalità di Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra che ha raccolto il 20,8 per cento dei voti alle elezioni politiche del febbraio scorso e che nei sondaggi attualmente è dato al 23 per cento; per avere rinnovato senza entusiasmo la leadership del “blairiano” Lars Klingbeil, segretario del partito dal 2021, col 65 per cento dei consensi (uno dei tassi più bassi nella storia della Spd) e infine per un manifesto-mozione firmato da più di cento delegati che critica il programma di riarmo approvato dal governo a guida Cdu-Csu al quale la Spd partecipa come partner di minoranza e auspica «un graduale ritorno alla distensione e alla cooperazione con la Russia».

Nomi illustri tra i firmatari

Il portavoce della Spd per gli affari esteri ha gettato acqua sul fuoco: «Degli attuali 120 parlamentari socialdemocratici soltanto cinque hanno firmato il manifesto», ha commentato Adis Ahmetovic. Fra essi però ci sono figure di primo piano, come l’ex capogruppo parlamentare Rolf Mützenich, da poco rimosso dal suo ruolo da Klingbeil, e Ralf Stegner, membro della Commissione di vigilanza sui servizi segreti destinato a fare la fine di Mützenich: il partito ha fatto sapere che non sarà ripresentato come candidato alla Commissione nella presente legislatura.

C’è pure Peter Brandt, 76enne figlio di Willy Brandt, il cancelliere socialdemocratico architetto della Ostpolitik che negli anni Settanta del Novecento riavvicinò tedeschi e russi di due stati che oggi non esistono più: Germania Ovest e Unione Sovietica. Brandt junior non è un politico, è uno storico e un accademico che però ha firmato il controverso Manifesto per la pace del 2023 promosso da Sarah Wagenknecht (la quale si è presentata alle elezioni col partito populista di sinistra Bsw che porta il suo nome ed è rimasta fuori dal Bundestag per pochi voti) e dalla femminista Alice Schwarzer. In esso si invitava a non inviare armi pesanti all’Ucraina dopo il primo anno di guerra per non precipitare una guerra nucleare.

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«La Russia non attaccherà la Nato»

Intervistato dal Financial Times, Brandt ha giustificato il suo sostegno al manifesto-mozione: «Non condivido l’idea che la Russia stia per attaccare la Nato. L’esercito russo ha dimostrato la sua debolezza nella guerra in Ucraina. La Nato è superiore all’esercito russo per forze convenzionali anche senza gli americani. Spendere il 5 per cento del Pil per la difesa è irrazionale. L’approccio razionale dovrebbe partire da un’analisi della minaccia».

Il manifesto definisce “necessario” il rafforzamento delle capacità difensive di Germania ed Europa, ma esse «devono essere inserite in una strategia di de-escalation e di graduale rafforzamento della fiducia, non in una nuova corsa agli armamenti. (…) In Germania e in molti paesi europei hanno prevalso forze che vedono il futuro principalmente in una strategia di confronto militare e di spesa di centinaia di migliaia di euro per armamenti».

Il Congresso della Spd, il partito dei socialdemocratici tedeschi, è iniziato il 27 giugno in Germania
Il Congresso della Spd, il partito dei socialdemocratici tedeschi, si è aperto il 27 giugno in Germania (foto Ansa)

I “Putinversteher” tedeschi

Il governo nero-rosso (i colori dei cristiano-democratici e dei socialdemocratici in Germania) poggia su una maggioranza di soli 13 seggi, che sono comunque più dei 5 deputati dissidenti Spd additati dal portavoce Adis Ahmetovic. Ma il bacino dei tedeschi a disagio con la politica di rottura con la Russia si estende ben al di là di una corrente della Spd, e non riguarda solo i simpatizzanti di due partiti di opposizione come AfD e Bsw, che nei sondaggi rappresentano insieme il 27 per cento dell’elettorato tedesco e non fanno mistero del loro scetticismo nei riguardi del sostegno militare tedesco all’Ucraina.

Stegner, che in Germania è considerato il “Putinversteher” per antonomasia (detto di personalità che mostrano “comprensione” per l’attuale politica russa), è stato recentemente messo sotto tiro per avere incontrato in Azerbaigian Viktor Zubkov e Valery Fadeyev, politici russi che figurano nell’elenco delle personalità sanzionate dall’Unione Europea.

Stegner si è difeso affermando che i suoi contatti coi russi mirano a far progredire negoziati di pace, ma soprattutto facendo i nomi degli altri componenti della delegazione, e cioè Matthias Platzeck, Ronald Pofalla, Stephan Holthoff-Pförtner, Martin Hoffmann e Thomas Greminger. E mentre il primo della lista è un politico della Spd che è stato anche presidente del partito, il secondo e il terzo sono esponenti della Cdu; Pofalla è stato sottosegretario alla presidenza nel secondo governo Merkel, Holthoff-Pförtner è stato ministro regionale per il land del Nord Reno-Vestfalia.

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Merz vuole neutralizzare il Nord Stream

Certamente non porta avanti una linea morbida nei confronti della Russia il cancelliere Merz, e non soltanto per quanto riguarda i piani di riarmo e di aumento della spesa militare. Il suo ministero dell’economia è impegnato a creare le condizioni perché ciò che rimane del gasdotto Nord Stream non possa rientrare in funzione in nessun modo. È noto che dalla primavera scorsa Gazprom (proprietaria al 100 per cento del gasdotto) e alcuni investitori americani fra i quali si segnala in particolare Stephen Lynch, esperto di investimenti in Europa orientale, stanno cercando di approfittare delle iniziative di Donald Trump per un accordo di pace fra Russia e Ucraina per riavviare l’unica condotta del gasdotto sopravvissuta ai sabotaggi del settembre 2022 (che hanno reso inutilizzabili le due condotte di Nord Stream 1 e una delle due condotte di Nord Stream 2).

Fino a quando resteranno in vigore le sanzioni americane ed europee contro la Russia non si può fare nulla, ma dal giorno dopo la loro cancellazione molto diventerebbe possibile, perché – qui sta il paradosso – il governo tedesco non ha molti strumenti a disposizione per impedire il riavvio delle attività. La società proprietaria del gasdotto ha sede in Svizzera, paese che ha accordi speciali con la Ue, pertanto non è soggetta alle leggi tedesche di controllo degli investimenti di soggetti non residenti nell’Unione Europea.

Se venissero tolte le sanzioni sia americane che europee a seguito di un accordo di pace russo-ucraino, per bloccare la ripresa del passaggio di gas russo destinato all’intera Europa da parte di un consorzio russo-americano la Germania dovrebbe ricorrere a escamotage come la negazione di certificazioni tecniche per la ripresa del funzionamento dei macchinari. Per questo Merz prima ha chiesto che il blocco di Nord Stream venisse codificato da un nuovo ciclo di sanzioni Ue anti-russe, ma il pacchetto è stato bloccato dal veto della Slovacchia. Ecco allora il progetto di revisione della legge tedesca sugli investitori stranieri di cui si sta parlando in questi giorni. Attorno alla quale sicuramente si scanneranno – se la riforma andrà avanti – favorevoli e contrari alla ripresa in prospettiva della cooperazione economica fra Germania e Russia.

@RodolfoCasadei

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