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Perché è così complicato arrivare a una tregua su Gaza

Di Giancarlo Giojelli
04 Luglio 2025
Israele, Hamas, i clan nuovi padroni della Striscia, i mediatori ufficiali dei governi arabi e quelli segreti (senza dimenticare i coloni ebrei e l’Anp in Cisgiordania). Ecco perché la via che porta dalla guerra al cessate il fuoco in Medio Oriente non può che essere un arabesco
Bombardamenti israeliani a Gaza City, 2 luglio 2025 (foto Ansa)
Bombardamenti israeliani a Gaza City, 2 luglio 2025 (foto Ansa)

Per Israele è il momento di colpire definitivamente o di trattare. Lo Stato ebraico e il suo nemico Hamas si trovano davanti a due opzioni opposte, mentre continuano le mediazioni e di contro non si fermano i bombardamenti sulla Striscia, che anzi si fanno sempre più intensi. La prossima settimana potrebbe essere decisiva per il futuro di Gaza: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è atteso lunedì a Washington e porterà, secondo quanto trapela dalle fonti di intelligence riprese dalla stampa israeliana, un piano che comprende un cessate il fuoco di almeno due mesi e il rilascio degli ostaggi (almeno venti di loro sarebbero ancora in vita e di altri trenta lo Stato ebraico attende la restituzione dei corpi). Gli ostaggi rilasciati potrebbero essere dieci, in cinque tranche. La proposta di tregua di Netanyahu e chi potrebbe sostenerla Sessanta giorni per permettere l’ingresso a Gaza degli aiuti umanitari, viveri e medicinali, formare una forza di sicurezza accettata a livello i...

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