Anche se vincerà i ricorsi, a Trump servirà un miracolo per restare presidente

Frodi e irregolarità sembrano esserci state, ma è improbabile che ne emergano tante da ribaltare il voto in molti Stati chiave, dove Biden ha troppo vantaggio

donald trump usa

Joe Biden, lo abbiamo scritto, non ha ancora vinto. Ma le speranze di Donald Trump di ribaltare il risultato negli Stati chiave sono appese a un filo e sembrano davvero esigue. Se il presidente repubblicano ha tutto il diritto di chiedere riconteggi e verifiche, la storia delle elezioni americane mostra che simili azioni spostano pochi voti.

Trump ha contestato legalmente il voto in Pennsylvania, Wisconsin, Michigan, Arizona e Nevada. Non in Georgia, dove il riconteggio sarà automatico visto che Biden è in vantaggio dello 0,29 per cento. Negli ultimi 50 anni, solo in tre casi il voto è stato ribaltato dai riconteggi: alle elezioni per il Senato del New Hampshire nel 1974, alle elezioni per il governatore di Washington nel 2004 e a quelle per il Senato del Minnesota nel 2008. Allora i candidati erano separati rispettivamente da 355, 261 e 215 voti.

La situazione di Biden e Trump è molto diversa: il candidato democratico, infatti, mercoledì era in vantaggio di 20.540 voti in Wisconsin, 49.064 in Pennsylvania, 146.123 in Michigan, 12.614 in Arizona, 36.870 in Nevada e 14.108 in Georgia. Mai nella storia delle elezioni americane un riconteggio ha spostato una mole (per quanto esigua rispetto al totale degli elettori) così grande di voti.

TRUMP DEVE DIMOSTRARE «FRODI SISTEMATICHE»

Come spiega il Wall Street Journal, «per vincere Trump dovrebbe dimostrare la presenza di frodi sistematiche e decine di migliaia di voti illegali. Al momento, tali prove non ci sono e se non emergeranno rapidamente, le possibilità del presidente di spuntarla in tribunale si assottiglieranno appena arriveranno i risultati ufficiali». Non bisognerà aspettare molto: la Georgia certificherà il risultato il 20 novembre, Pennsylvania e Michigan il 23, Arizona il 30, Wisconsin e Nevada l’1 dicembre.

Gladden Pappin, docente dell’Università di Dallas e cofondatore della prestigiosa rivista American Affairs, ha spiegato ieri al Giornale che «l’utilizzo delle schede via posta aumenta il rischio di frode. E a parte le numerose segnalazioni di frodi, ci sono prove statisticamente significative di anomalie nel conteggio dei voti in Wisconsin, Michigan e Georgia, dove il totale dei voti di Biden ha avuto grandi e improvvisi balzi nella tarda notte delle elezioni».

Anche il famoso avvocato, giurista e professore di Harvard, Alan Dershowitz, parlando con la Stampa, ha dichiarato che «ci sono voti singoli o gruppi di voti macchiati da irregolarità. I giudici riconosceranno l’esistenza di frodi. Il punto è chiedersi se queste sono riscontrate su un numero di schede sufficiente a colmare il divario tra lui e Biden». Frodi ce ne sono state insomma, ma non abbastanza da ribaltare il voto secondo Dershowitz, che non crede a «una cospirazione a livello sistemico».

UN VOTO PIENO DI SORPRESE

La partita legale di Trump è dunque tutta in salita e, salvo clamorose sorprese, dovrebbe finire con una sconfitta. Ma di sorprese questo voto ne ha già riservate tante: il tycoon repubblicano ha vinto il 26 per cento dei voti degli elettori non bianchi, è arrivato dietro a Biden di 3 punti percentuali quando i sondaggi più favorevoli lo davano in svantaggio di almeno il doppio, ha ricevuto milioni di voti in più rispetto al 2016, non ha subìto alcuna Caporetto alla Camera, mentre potrebbe mantenere il controllo del Senato. I democratici hanno molto su cui riflettere.

Foto Ansa