Il Venezuela muore «tra corruzione, torture e persecuzioni» di Maduro

I vescovi attaccano con parole durissime il presidente Nicolas Maduro, che festeggia l’inizio del suo secondo mandato e accusa del disastro socialista «gli imperialisti del Nord America»

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«Il Venezuela è al centro di una guerra mondiale condotta dagli imperialisti del Nord America e dei loro alleati». Così Nicolas Maduro, che giovedì ha festeggiato l’inizio del suo secondo mandato, ha cercato di spiegare perché il paese che siede sopra le più grandi riserve di petrolio al mondo è piombato in una crisi mai vista e senza via d’uscita. Almeno 2,3 milioni di venezuelani, scrive l’Associated Press, sono già scappati dal regime per non essere costretti a vivere con uno stipendio minimo pari a 5 dollari al mese e in continua svalutazione: l’inflazione alla fine del 2019 dovrebbe raggiungere infatti la cifra record di 23 milioni per cento.

ALTRO CHE IMPERIALISTI

Ma se in Venezuela mancano cibo e medicinali, tanto che un medico ha paragonato gli ospedali a nuovi «campi di sterminio» per l’elevato numero di persone che vi trova la morte, se la popolazione mangia in media una volta al giorno ed è malnutrita (non basta uno stipendio mensile per comprare le uova), se i blackout sono all’ordine del giorno in tutte le città, se nel paese sudamericano sono tornate malattie già debellate come malaria, morbillo e difteria; se il Venezuela insomma è ormai un paese derelitto vicino all’implosione, per Maduro la colpa non è di due decenni di scellerate politiche socialiste ma degli «imperialisti».

«IL GOVERNO DI MADURO È UN PECCATO CHE GRIDA AL CIELO»

«La pretesa di iniziare un secondo mandato il 10 gennaio è illegittima e apre la strada al non riconoscimento del governo, dal momento che difetta del sostegno democratico previsto dalla giustizia e dalla legge», hanno tuonato i vescovi del paese riuniti in assemblea plenaria. Il riferimento è alle elezioni presidenziali vinte a maggio 2018 da Maduro ma palesemente falsate: al di là dei brogli e del modo in cui il popolo è stato costretto a votare per lui, pena ritorsioni, il Parlamento non ha avuto voce in capitolo nell’indizione delle elezioni, visto che è stato esautorato (perché costituito in maggioranza da membri dell’opposizione) e sostituito da un’Assemblea costituente illegale e composta da fedelissimi di Maduro; il voto, che doveva tenersi a dicembre, è stato anticipato a maggio per impedire all’opposizione di organizzarsi; infine, i principali leader dell’opposizione erano in carcere e la coalizione che avversava Maduro (Mud) è stata estromessa dal voto.

Ecco perché i vescovi sono tornati a denunciare il modo in cui Maduro ha rubato «la dignità al popolo»:

«Il Venezuela è in una situazione estremamente grave segnata dalle violazioni della dignità umana, dalla mancanza di rispetto verso il bene comune e la manipolazione della verità. È un peccato che grida al cielo cercare di mantenere il potere a tutti i costi e presumere di prolungare il caos e l’inefficienza delle ultime decadi. Questo è moralmente inaccettabile! Dio non vuole che la gente soffra nell’ingiustizia. Serve il cambiamento che la stragrande maggioranza spera e desidera, perché il popolo venezuelano respinge una politica fatta di fame, persecuzione politica militare, repressione politica, prigionieri politici, torture, corruzione, inefficienza e inefficacia della pubblica amministrazione».

LA LETTERA AL PAPA

Anche 20 ex capi di Stato dell’America Latina – tra cui l’ex presidente messicano Felipe Calderón, quello argentino Fernando De la Rúa e il colombiano Álvaro Uribe – hanno scritto in una lettera che «i venezuelani sono vittima di una oppressione di una narco-dittatura militarizzata, che non si fa scrupolo di conculcare in maniera sistematica i diritti alla vita, alla libertà e alla integrità personale». La missiva, indirizzata a papa Francesco, critica le parole pronunciate dal Pontefice a Natale («questo tempo di benedizione consenta al Venezuela di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare fraternamente») perché, pur «in buona fede e dettate dal suo spirito di pastore, possono essere interpretate anche in modo negativo per la maggioranza dei venezuelani», come fosse una «richiesta ai popoli oppressi, che sono vittime, ad accordarsi con i rispettivi aguzzini».

Foto Ansa

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