Venezuela. Maduro vince elezioni così illegali che non servono neanche i brogli

Il voto è stato una farsa fin dal principio e i pochi che sono andati alle urne hanno subito pressioni: «Non volevo votare Maduro, ma non potevo permettermi di perdere il lavoro».

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La maggior parte dei venezuelani non è andata a votare e chi si è recato alle urne lo ha fatto soprattutto per timore di perdere il lavoro o la tessera annonaria che garantisce aiuti alimentari a chi si dimostra fedele al regime. Alle elezioni presidenziali di domenica ha vinto Nicolas Maduro, ottenendo il 68 per cento delle preferenze, ma l’affluenza si è fermata al 46 per cento e il dato è probabilmente gonfiato.

 ELEZIONI ILLEGALI. Le accuse di brogli e pressioni indebite da parte del Partito socialista al governo hanno un valore relativo visto che l’intero processo che ha portato al voto è una barzelletta. Il Parlamento non ha avuto voce in capitolo nell’indizione delle elezioni, visto che è stato esautorato (perché costituito in maggioranza da membri dell’opposizione) e sostituito da un’Assemblea costituente illegale e composta da fedelissimi di Maduro. Le elezioni, che dovevano tenersi a dicembre, sono state anticipate a maggio per impedire all’opposizione di organizzarsi. I principali leader dell’opposizione erano in carcere e la coalizione che avversa Maduro (Mud) è stata estromessa dal voto. Anche se ufficialmente il dittatore aveva due sfidanti, in realtà non c’è mai stata competizione e l’opposizione ha chiesto a tutti i venezuelani di boicottare il voto.

«NON POSSO PERDERE IL LAVORO». Queste misure hanno di fatto reso inutili i brogli, che comunque ci sono stati. La commissione elettorale ha abolito l’obbligo di intingere il dito nell’inchiostro, permettendo alle stesse persone di votare più volte. Davanti a ogni seggio stazionavano fedelissimi di Maduro per mettere pressione ai destinatari degli aiuti alimentari perché votassero “bene”. Oltre alle sentinelle, sono stati aperti gazebo vicino ai seggi, dove i venezuelani venivano invitati a recarsi per comunicare la preferenza espressa.
A La Vega, sobborgo povero della capitale Caracas, bastione del consenso socialista, una donna ha dichiarato al New York Times di aver votato per il Partito socialista e di averlo subito comunicato a un gazebo. «Non sostengo Maduro e non volevo votare per lui», ammette, «ma lavoro in un ufficio del governo. Sono certa che riescono a controllare le schede. Non posso permettermi di perdere il lavoro». Sergio Casas, 70 anni, residente nel distretto di Catia della capitale, ha fatto la stessa cosa: «I miei familiari mi hanno chiamato per raccomandarsi che andassi a votare. Non volevo farlo, ma ho paura di perdere la pensione. Non potevo rischiare», dichiara al Los Angeles Times.

INFLAZIONE PIÙ ALTA AL MONDO. Gli strumenti di pressione adottati dal regime non hanno però fatto trionfare Maduro, che nel 2013 aveva preso 1,5 milioni di voti in più rispetto alla tornata di domenica. Allora l’affluenza aveva toccato l’80%, ma negli ultimi cinque anni la situazione è degenerata: l’inflazione toccherà alla fine dell’anno il 13 mila per cento, il tasso più alto al mondo, uno stipendio mensile non è sufficiente neanche per comprare un chilo di carne, le medicine sono introvabili, il cibo è scarso e a fatica le famiglie riescono a mangiare due volte al giorno, l’indice di mortalità è salito al 40 per cento, la produzione di petrolio, àncora di salvezza del paese, è crollata e così già quattro milioni di persone sono scappate per non morire di fame.
«AVREMO SOLO PIÙ MISERIA». Il dittatore, successore del carismatico Hugo Chavez, potrà governare altri sei anni fino al 2025 e ha esultato così dopo che è stato comunicato il risultato del voto: «Quanto hanno sottostimato il popolo rivoluzionario! Quanto hanno sottostimato me! Siamo ancora qui, vittoriosi». Purtroppo non c’è niente di cui gioire: la maggior parte dei paesi occidentali e latino-americani non riconosce il risultato delle elezioni, mentre i venezuelani sono indifferenti, troppo preoccupati dal trovare strade per sopravvivere per occuparsi di un voto insensato. «L’inflazione ci sta uccidendo, i nostri salari non bastano per comprare da mangiare, queste elezioni non risolvono niente», commenta sconsolata un’insegnante di Caracas, Carmen Mendez. «Porteranno solo più miseria». Come lei la pensano milioni di venezuelani.
Foto Ansa

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