Svizzera. L’insegnante è donna: scolari musulmani autorizzati a non stringerle la mano

La protesta della società dopo la decisione di un istituto del cantone di Basilea Campagna: «Questa non è integrazione e qui non siamo in Arabia Saudita»

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Una scuola media in Svizzera ha autorizzato due suoi alunni musulmani a non stringere la mano all’insegnante perché è una donna. La decisione presa dall’istituto del comune di Therwil, cantone di Basilea Campagna, ha destato scalpore e sollevato un coro di critiche.

POLITICA ASSENTE. Gli studenti hanno spiegato che siccome l’insegnante non è un membro della loro famiglia, in base all’islam il contatto fisico con lei è loro proibito. Altri casi simili si sono verificati nelle scuole del comune di Muttenz. Secondo la presidentessa delle scuole di Therwil, Christine Akeret, la soluzione trovata dall’istituto non è per niente soddisfacente ma le autorità politiche, quando sono state interpellate, non hanno saputo aiutare i professori lavandosene le mani.

CORANO E HADITH. Il Corano non prescrive in modo esplicito nessun divieto a riguardo. Ma secondo un hadith, cioè un aneddoto sulla vita di Maometto, considerato autentico, il profeta dell’islam disse: «Il fatto che piantino un ago di ferro nella testa di uno di voi, sarebbe meglio per lui, piuttosto che toccare la mano di una donna che non gli sia lecita». Le principali scuole giuridiche dell’islam (ma non tutte) sono concordi nel confermare il divieto.

«DISCRIMINANO LE DONNE». L’associazione degli insegnanti del Cantone è insorta contro i responsabili della scuola, riporta Le Figaro, definendo la loro decisione «discriminatoria nei confronti delle donne». Anche Christoph Eymann, presidente della Conferenza elvetica dei direttori cantonali dell’istruzione pubblica, ha dichiarato che «non possiamo tollerare che le donne vengano trattate differentemente dagli uomini nel servizio pubblico».

SOCIETÀ PARALLELA. Felix Muri, presidente della Commissione scienza, educazione e cultura del Consiglio nazionale, teme che accettando queste «eccezioni» si finisca per permettere ai musulmani di creare una «società parallela che non fa parte della nostra cultura, al contrario della stretta di mano, che è un gesto di rispetto». Anche movimenti femministi svizzeri si sono lamentati sostenendo che questa non è integrazione ma «una rappresentazione semplicistica della convivenza multiculturale».

«NON SIAMO IN ARABIA SAUDITA». Anche molti musulmani hanno protestato. Il Forum per un islam progressista, che sostiene di rappresentare la maggioranza dei musulmani svizzeri, ha scritto che «noi non siamo in Arabia Saudita e non bisogna cedere alle esigenze degli estremisti. Così si finirà per aprire le porte a tutte le esigenze dell’islam politico».

Foto Ansa


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