Quanto conta la libertà religiosa nei paesi della primavera araba?

Sharia, ruolo dello stato, libertà di religione e di coscienza sono i temi trattati a Tunisi, dove ha luogo l’incontro promosso dalla Fondazione Oasis di Angelo Scola

Qual è il ruolo della religione in una società e in particolare in un paese in transizione come la Tunisia? La domanda è stata posta dalla Fondazione Oasis, che in due giorni di intenso lavoro a Tunisi, tenterà una risposta insieme a «tutti i protagonisti della nuova Tunisia: esponenti islamisti, ma anche laici e liberali» dice a tempi.it la direttrice editoriale e della comunicazione, Maria Laura Conte. La Fondazione Oasis è nata nel 2004, per volontà dell’allora Patriarca di Venezia, Angelo Scola, per sostenere i cristiani in Medio Oriente ed ha poi allargato l’orizzonte ai rapporti fra islam e cristianesimo.

«Oasis ha scelto di venire in Tunisia perché qui si sta giocando un’importante e decisiva partita per tutti i paesi arabi in transizione. La società civile tunisina sta mostrando una vitalità dalla quale l’Occidente non può non lasciarsi provocare per tanti aspetti, in particolare il peso del fattore religioso e il suo ruolo nello spazio pubblico».

La domanda sulla religione nella società tunisina ha già provocato la risposta di diverse personalità all’interno del variegato contesto politico e sociale tunisino. È intervenuto Yadh Ben Achour, giurista, che ha rilevato come la Tunisia sia chiamata ad affrontare il rapporto tra stato e religione e come questo elemento deciderà il futuro della nazione. Secondo Ben Achour «lo Stato deve essere scisso dalla religione e deve far di tutto affinché possa essere garantita la libertà delle coscienze: la più alta delle libertà. Il futuro della Tunisia dipenderà dalla costruzione di uno Stato che sappia garantire questa libertà e che sappia distinguere tra sharia come codice etico per i fedeli e come codice giuridico».

Al dibattito della Fondazione Oasis sono intervenuti anche esponenti di An Nahda, il partito islamista che ha vinto le elezioni dell’ottobre 2011 e che al suo interno contempla varie tendenze. Ajmi Lourimi, ideologo del partito, ha ribadito che «An Nahda vuole agire all’interno delle regole della democrazia e vuole costruire uno Stato che non tenga in considerazione le idee delle persone, ma le loro azioni e se questo rispettano la legge». Infatti, ha ribadito Lourimi, «la legge non deve distinguere tra chi porta la barba e chi no, ma tra chi la infrange o la rispetta. Il tentativo di An Nahda al governo è di promuovere il dialogo con tutte le componenti della società, con i salafiti così come con i laici».

«La fondazione Oasis in Tunisia – sottolinea Conte – sta ulteriormente verificando come dall’incontro tra cristiani e musulmani scaturisca una reciproca provocazione ad andare sempre più a fondo della propria fede e di come essa si traduca nella vita, in tutte le sue implicazioni». Una provocazione che diventa una ricchezza per entrambi.