Parigi. Anche se la conferenza sul clima andrà bene, non va bene

Le promesse sul taglio delle emissioni di gas serra fatte dai paesi in vista della COP21 non bastano per raggiungere gli obiettivi. E se le promesse non vengono mantenute?

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I conti non tornano. A un mese dall’apertura dell’attesissima conferenza mondiale sul clima di Parigi (COP21), l’Onu ha messo insieme tutte le promesse che i diversi paesi hanno fatto per ridurre le emissioni di gas serra e l’entusiasmo d’improvviso si è spento: così non si conterrà il riscaldamento globale ai 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Se va bene, crescerà di almeno 3 gradi.
Sono già 146 su 195 i membri della convenzione sui cambiamenti climatici che hanno messo nero su bianco le loro promesse. Questi coprono già l’86 per cento delle emissioni mondiali, quindi anche con l’arrivo di nuovi impegni la situazione non cambierà di molto.

GAS SERRA. Lo sforzo è comunque notevole: se tutto andrà come promesso dalle potenze mondiali, nel 2030 le emissioni dovrebbero ridursi del 9 per cento pro capite rispetto al 1990, ma di appena il 5 per cento rispetto al 2010. La Fondazione Nicolas Hulot, che tiene un «termometro degli impegni mondiali», riporta il Le Monde, spiega che allo stato attuale le temperature saliranno di oltre tre gradi e spera in qualcosa di più: «I paesi del G20, responsabili di tre quarti delle emissioni di gas serra, potrebbero poi prendere l’iniziativa e impegnarsi ad aumentare i loro sforzi nel 2016 e 2017».

NUOVA COPENAGHEN? Ma il vero problema che verrà discusso a Parigi è questo: che cosa succede se qualcuno non rispetta gli impegni? La Cina, il paese che forse ha stupito più di tutti con le sue promesse, non vuole assolutamente che venga introdotto un meccanismo di revisione vincolante, per riservarsi una possibile scappatoia nel caso che la sua economia rallenti troppo. Non sono pochi quelli che temono una nuova Copenaghen.

Foto Ansa/Ap

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