Leader Femen rivendica il “diritto alla blasfemia”. «Accetterei donazioni anche dal diavolo pur di diffondere il femminismo»

In un’intervista in Francia a ITele, Inna Shevchenko nega che il movimento sia stato fondato da un uomo. «Non esiste un solo milionario o un miliardario che ci dà i soldi. Ci sono tante persone»

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«Non è vero che il nostro movimento è stato fondato da un uomo. In Ucraina un uomo ha partecipato alla sua creazione ma questo non significa che noi non siamo femministe autentiche. Nessuno può dire questo». Quasi se la prende Inna Shevchenko, leader delle Femen che protestano contro «la dominazione del maschio» mostrando le loro grazie, quando l’intervistatrice francese di ITele le chiede del documentario presentato a Venezia, dove le Femen ammettono: «Senza un uomo dietro non saremmo mai venute fuori». E l’uomo, cioè Viktor Svyatski, conferma: «Gli uomini fanno di tutto per il sesso: io ho creato il gruppo per avere delle donne».

«CHI PAGA?». Ma se non è stato Viktor Svyatski a finanziare il movimento, chi è che paga le azioni delle dimostranti in topless? «Questa è la domanda che tutti si fanno ma non c’è una sola persona – continua Inna – Non esiste un solo milionario o un miliardario che ci dà i soldi. Ci sono tante persone e io accetterei anche una donazione dal diavolo pur di diffondere il femminismo».

ANCHE LE DONNE BRUTTE. La leader delle Femen respinge anche l’accusa secondo cui solo le donne belle entrano a far parte del movimento: «Il nostro movimento è per tutte le famiglie, non solo per le donne belle. Infatti tra di noi ci sono anche 45enni e 60enni, non solo giovani ragazze».

 ISLAMOFOBIA. Le Femen, si sa, sono molto trasgressive ma anche il movimento si è dovuto piegare al politicamente corretto. Proprio Shevchenko aveva dovuto ritirare subito questo tweet: «Cosa ci può essere di più stupido del Ramadan? Cosa può essere più brutto di questa religione?». Persino Amina, la Femen incarcerata in Tunisia e uscita dal movimento, ha accusato le sue ex compagne di islamofobia. «Noi siamo per i diritti delle donne – cerca di cavarsela Shevchenko – e non siamo islamofobe, c’è stato solo un problema di interpretazione».

DIRITTO DI BLASFEMIA. Sarà, ma di sicuro sono cristianofobe dal momento che hanno aggredito l’arcivescovo di Bruxelles e sono entrate nella cattedrale di Notre Dame a Parigi a seno nudo, danneggiando anche una campana. Ma questa non è una cosa da smentire, come nel caso dell’islam, bensì di cui vantarsi: «Noi non abbiamo assolutamente danneggiato la campana – conclude la leader delle Femen – Per quanto riguarda la blasfemia, sì, noi rivendichiamo il diritto ad essere blasfeme».

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