Al Shabaab attacca una chiesa cattolica, un morto e due feriti. «È un messaggio agli occidentali e al Kenya»

Mentre il paese è in lutto per l’attentato al centro commerciale, le milizie islamiche compiono un altro attentato alla chiesa cattolica di Wajir

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Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Nairobi, 26. Sembra intensificarsi la sfida in Kenya delle milizie radicali islamiche somale di Al Shabaab. Mentre il Paese è in lutto nazionale per la strage nel centro commerciale Westgate di Nairobi, nuove violenze, che hanno provocato un morto e due feriti, hanno avuto ieri come bersaglio la chiesa cattolica di Wajir, una cittadina settentrionale poco distante dal confine somalo. Gli assalitori hanno lanciato due granate contro la chiesa e poi hanno avviato una sparatoria con la polizia, prima di fuggire. Nell’area c’erano stati in passato altri attacchi simili, tutti attribuiti ad Al Shabaab. Questa mattina, poi, uomini armati hanno assaltato una stazione di polizia nel distretto nordorientale di Mandera, uccidendo due agenti e ferendone tre.

L’attacco a Wajir sembra confermare un’accentuata deriva fondamentalista del gruppo somalo, che nonostante il suo radicalismo islamico si è sempre caratterizzato soprattutto per le posizioni nazionalistiche. Queste, peraltro, sono state ribadite ieri sera, in un messaggio su internet, dal leader del gruppo, Ahmed Abdi Godane, secondo il quale l’attacco al Westgate di Nairobi è «un messaggio agli occidentali e al Kenya: lascino la Somalia o ci saranno altri bagni di sangue».

Al Shabaab prese le armi dopo che truppe dell’Etiopia avevano scacciato da Mogadiscio nel 2006 le corti islamiche che vi avevano insediato una sorta di Governo e incominciato ad avviare una possibile pacificazione. Nel 2009 c’erano stati il ritiro delle truppe etiopi e un’intesa per una transizione guidata proprio dal leader delle corti islamiche, Sharif Ahmed. Ma intanto la guerra civile era riesplosa.

L’attacco al Westgate di Nairobi è il più sanguinoso sferrato da Al Shabaab all’estero, insieme con il duplice attentato che nel 2010 provocò 77 morti a Kampala, la capitale dell’Uganda che all’epoca forniva il grosso delle truppe dell’Amisom, la missione dell’Unione africana in Somalia. Da allora, il bersaglio esterno di Al Shabaab è stato soprattutto il Kenya, che aveva inviato in Somalia truppe, prima per un’operazione autonoma e poi integrate nell’Amisom. Proprio le forze di Nairobi erano state determinanti nell’offensiva di un anno fa che aveva strappato ad Al Shabaab il controllo di Chisimaio e del sud della Somalia. All’epoca la comunità internazionale dichiarò Al Shabaab sconfitta e considerò formalmente conclusa la transizione somala, con il varo delle nuove istituzioni guidate dal presidente Hassan Mohamud. Ma numerosi episodi hanno dimostrato che la capacità di colpire di Al Shabaab, con azioni di guerriglia e attentati, è rimasta intatta sia in Somalia sia all’estero.

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