Vescovi rapiti in Siria sono nelle mani dei “Soldati del califfato islamico”, secondo un giornale libanese

Secondo Al-Manar, collegato a Hezbollah, a rapire i due vescovi ortodossi ad Aleppo sarebbe stato un gruppo salafita più estremista di al-Qaeda

I due vescovi ortodossi rapiti lo scorso 22 aprile in Siria sarebbero nelle mani di un gruppo chiamato “I soldati del califfato islamico” nella campagna di Aleppo. A riferirlo è Al-Manar, organo di informazione libanese collegato a Hezbollah. Secondo fonti proprie, il gruppo sarebbe ancora più estremista del gruppo ribelle Jabhat al-Nusra, che ha giurato fedeltà ad al-Qaeda.

NESSUNA COMUNICAZIONE. Secondo Al-Manar, che cita fonti anonime dell’opposizione siriana, il vescovo siro-ortodosso di Aleppo, Youhanna Ibrahim, e quello greco-ortodosso di Aleppo e Iskanderun, Boulos al-Yazij, «sono nelle mani di questo gruppo che non ha svelato lo scopo del rapimento né che cosa vogliano in cambio del loro rilascio». Inoltre «non c’è nessun canale di comunicazione con i rapitori nonostante i tentativi fatti da più persone».

CALIFFATO ISLAMICO. Lo scorso 20 gennaio un gruppo chiamato “Brigata dei soldati del califfato islamico” in Siria si è fatto conoscere attraverso un filmato pubblicato su Youtube. Qui un uomo che afferma di chiamarsi Abou Ali al-Mouhaje ha annunciato che l’obiettivo del gruppo è instaurare un califfato islamico in Siria. Un predicatore salafita libanese, Omar Bakri, ha però negato l’esistenza di questo gruppo.

GIORNATA DI PREGHIERA. È sempre meno chiara dunque la situazione dei due vescovi rapiti. Per il loro rilascio e per la pace in Siria, lo scorso sabato si è tenuta una giornata di preghiera dal nome “La preghiera di un cuore spezzato”. Nel paese martoriato da una guerra civile che dura da oltre due anni, e secondo i ribelli ha causato la morte di oltre 80 mila persone, hanno aderito 12 Chiese e confessioni cristiane.