Parlare di «genocidio» dell’Isis nei confronti dei cristiani non basta

Inutile parlare di genocidio se non si criticano i paesi che finanziano le milizie jihadiste e le strategie per abbattere Assad. Per molti cristiani gli Usa vogliono solo recuperare terreno rispetto alla Russia

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++ Isis, chiese e simboli cristiani distrutti in Iraq ++

L’Isis sta compiendo un genocidio. Bene, e ora? È questa in sintesi la posizione di tanti cristiani in Medio Oriente, che pur essendo favorevoli al riconoscimento delle sofferenze subite negli ultimi cinque anni insieme alle altre minoranze religiose ad opera dei jihadisti, da un lato vorrebbero fatti, più che parole, e dall’altro tendono a non fidarsi dell’amministrazione Obama.

I CRITICI. L’arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell’arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, lo ha detto chiaramente a Fides: «È una operazione geopolitica che strumentalizza la categoria di genocidio per i propri interessi». A infastidire tanti cristiani è la semplificazione che punta il dito contro lo Stato islamico, ma «censura tutte le complicità e i processi storico-politici che hanno portato alla creazione del mostro jihadista».

NON SOLO GENOCIDIO. L’arcivescovo parte da lontano, «dall’Afghanistan» e dal sostegno dato agli islamisti dagli americani per combattere i sovietici, ma ci si può anche fermare alla storia recente: alleati degli Stati Uniti come Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno finanziato e armato una miriade di milizie terroriste sunnite che hanno combattuto, se non insieme all’Isis, con il loro stesso obiettivo. E non si parlerebbe oggi di «genocidio» se la stessa amministrazione Obama non avesse fatto di tutto per abbattere l’unica forza sul terreno che ha difeso e difende i cristiani: il regime di Bashar al-Assad.

RIBELLI MODERATI. Per quanto riguarda l’appoggio americano ai ribelli, le parole di monsignor Hindo non necessitano di postille: «Fino a poco tempo fa, c’erano addirittura pressioni turche e saudite – fatte quindi da paesi alleati degli Usa – affinché i jihadisti di Al-Nusra prendessero le distanze dalla rete di Al-Qaeda, in modo da poter essere classificati e magari aiutati anche dall’Occidente come “ribelli moderati”».

RICONQUISTARE I VILLAGGI. Inutile dire che cristiani siriani e iracheni preferirebbero meno definizioni, buone per i titoli di giornali, e più fatti come ad esempio: riconquista dei villaggi cristiani lungo la Piana di Ninive e della città di Mosul, messa in sicurezza della regione, fine dei finanziamenti alle milizie jihadiste e alle ostilità in Siria, appoggio ai governi che davvero garantiscono i pari diritti delle minoranze religiose.

SOLO UNA RISPOSTA A MOSCA? L’arcivescovo, invece, non vede nella definizione di genocidio da parte degli Stati Uniti un preludio a un impegno in questa direzione, anche perché non è giuridicamente obbligatorio, ma solo una mossa per contrastare la crescente popolarità della Russia: «L’intervento russo in Siria ha fatto crescere l’autorevolezza di Mosca in un ampio settore dei popoli del Medio Oriente, non solo tra i cristiani. Circoli potenti negli Usa temono questo e allora adesso giocano la carta della protezione dei cristiani. Sembra di essere tornati al XIX secolo, quando la protezione dei cristiani del Medio Oriente era anche strumento di operazioni geopolitiche per aumentare l’influenza nella regione».

Foto Ansa


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