Formigoni: «Ecco come si sono inventati il reato di amicizia»

Intervista all’ex governatore: «Tutti gli atti sono legittimati da Tar, Corte di Conti, Consiglio di Stato. Non ho intascato niente, ma mi hanno condannato per fermare un metodo che stava arrivando alla guida dell’Italia»

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Roberto Formigoni, qual è il suo reato? «Sono stato accusato di corruzione». E perché le hanno dato sette anni e sei mesi in appello (aggravando la pena inflitta nel primo grado di giudizio), nonostante sia caduta l’accusa di associazione a delinquere e non sia stata riscontrata l’evidenza di una mazzetta? «Mi hanno dato sette anni e sei mesi soltanto perché in Italia non esiste la fucilazione». Roberto Formigoni lo sta ripetendo a tutti i giornali, ma quando ancora vede scritto o sente parlare al Tg1 di «soldi sottratti ai malati» si infuria e ricostruisce con pazienza la genesi di una sentenza sbalorditiva.

Quale sarebbe la prova della sua corruzione?
Non c’è. Dicono che io avrei favorito le due fondazioni, Maugeri e San Raffaele, attraverso delibere di giunta, atti di giunta ad hoc contenuti in una legge. La giunta è composta da 17 persone, il presidente e 16 assessori, gli atti di giunta sono preparati e firmati da dirigenti di Regione Lombardia. L’atto di giunta che secondo il tribunale è la prova lampante della mia corruzione è stato redatto e firmato da più dirigenti della Regione Lombardia, controfirmato dall’assessore alla Sanità, portato e approvato dai 17 membri della giunta. In altre parole, io non ho firmato quegli atti, non li ho preparati, mi sono limitato a votarli insieme ai miei 17 assessori. E mi chiedo: come mai, se quegli atti di giunta sono “corrotti”, sul banco degli imputati si trova soltanto Formigoni? Non solo. Quegli atti, prima di essere portati in giunta, sono stati portati all’esame dell’avvocatura della Regione, organo indipendente con una propria personalità giuridica, i cui giudizi sono validi di fronte alla legge. E l’avvocatura li ha ritenuti regolari. Non solo, dopo che quegli atti sono stati approvati dalla giunta hanno subito un controllo: da parte del Tar, il tribunale amministrativo regionale, che li ha ritenuti regolari; da parte della Corte dei Conti regionale, che li ha ritenuti regolari; da parte del Consiglio di Stato, che li ha ritenuti regolari. Non solo: lo stesso tribunale penale che mi ha condannato in primo grado ha assolto i dirigenti di Regione Lombardia perché ha ritenuto i loro atti regolari. In altre parole, la prova provata della corruzione di Formigoni sono degli atti ritenuti regolari da tutti gli organi citati nonché dallo stesso tribunale. Quando poi la Corte ha il “coraggio” di indicare come prova della mia corruzione una legge, dimentica che questa legge è stata votata dal Consiglio regionale, formato da 80 membri e che ha avuto il voto favorevole anche del Partito democratico: «Votiamo questa legge perché è una buona legge che fa il bene dei cittadini lombardi e soprattutto dei meno abbienti», è stata la dichiarazione di voto del capogruppo del Pd. E anche Rifondazione comunista, astenendosi (unico voto astenuto e 79 favorevoli), ha avuto parole di elogio. Infine ricordiamo che le leggi le fanno i parlamenti, non la magistratura. La magistratura non è superiore alle leggi e non può impugnarle. Può farlo solo la Corte costituzionale in pochi, limitatissimi casi, cosa che qui non è avvenuta.

La accusano di aver bruciato 300 milioni di euro, dove sono finiti questi soldi e da dove provenivano?
Sono stati utilizzati dalla Maugeri e dal San Raffaele per praticare cure ai lombardi e sono solo una parte dei fondi stanziati da Regione Lombardia per migliorare il livello delle cure di tutti gli ospedali. Questi soldi provengono da un’altra legge: la legge che ha istituito le funzioni non tariffabili, un metodo innovativo utilizzato per primo da Regione Lombardia e copiato in seguito da tutte le Regioni italiane. Con questa legge abbiamo dato modo a tutti gli ospedali della Lombardia, pubblici e privati, di migliorare la qualità delle loro prestazioni a favore dei malati e questa legge ha riconosciuto nel corso degli anni alcuni miliardi di euro soprattutto agli ospedali pubblici: l’85 per cento. Solo il 15 per cento è andato agli ospedali privati, non solo alla Maugeri e al San Raffaele, ma anche ad altri prestigiosissimi istituti privati come lo Ieo, e sono stati utilizzati, questo è stato verificato fino all’ultimo centesimo, per le cure dei malati. Altro che dire, come hanno scritto alcuni giornali e perfino il Tg1 ha affermato, «soldi sottratti ai malati».

E poi ci sono i 6 milioni di Piero Daccò: chi è Daccò, perché si parla di 6 milioni e per fare cosa?
La Procura di Milano è andata disperatamente alla ricerca di una mazzetta che avrei intascato, e non l’ha trovata perché io non ho mai preso un euro da nessuno. Ha fatto rogatorie internazionali in tutti i paesi del mondo, comprese le Cayman, i paradisi fiscali, domandando se ci fosse un conto riferibile a Formigoni, Formigani, Formigli, Formigine. E non hanno trovato il becco di un quattrino. A questo punto era difficile accusarmi di corruzione, hanno inventato dunque questo strano concetto di “utilità”, sostenendo che uno scambio di cortesia tra amici fosse penalmente perseguibile. In altre parole, il fatto di avere un amico facoltoso e generoso come Piero Daccò è un reato. Piero Daccò è un signore che dal 1980 invita una ventina di amici a passare le vacanze di Natale in località marinare prestigiose. E perché? Perché perché è fatto così. Dopo 26 anni, nel 2016 Daccò invita anche me, i signori della procura prima e del tribunale poi hanno ritenuto questo una colpa. Non solo, poi hanno deciso che, essendo stato ospitato per qualche weekend sulla barca di Daccò, io sono divenuto ipso facto proprietario della sua barca e mi hanno addebitato il valore della stessa. E siccome Daccò nel corso degli anni ha cambiato tre barche, 4 milioni è il valore complessivo delle barche a bordo delle quali ho trascorso qualche fine settimana. Tutto il resto è stato calcolato allo stesso modo: 600 mila euro, secondo l’accusa, sarebbe l’ammontare di un contributo elettorale consegnatomi da Daccò. Ebbene, incaricata dal tribunale, la Guardia di Finanza ha verificato che questi 600 mila euro non mi sono mai arrivati, sono rimasti sul conto di Daccò. Eppure il tribunale non le ha creduto. Non solo ha dovuto inventarsi il concetto di “utilità”, ma ha anche dovuto gonfiarlo a dismisura per accusarmi di corruzione.

Quindi l’amicizia è un reato?
Sì, l’amicizia è un reato. Se hai un amico ricco ancora di più. Se un amico ricco ti regala un orologio al tuo compleanno e tu, che ricco non sei, gli regali una cravatta per il suo, l’amicizia è reato perché i due regali non hanno lo stesso valore. Ma l’amicizia non è gratuità?

Quanto le è costato in termini di beni e averi questa storia fino ad ora?
Mi hanno portato via tutto quello che avevo. Nel 2014 all’inizio del processo hanno ordinato il sequestro di tutti i miei beni: sei appartamentini tra Lecco e Sanremo che possiedo insieme ai miei fratelli, tre utilitarie intestate a me, il mio collaboratore di Milano e quello di Roma, e due conti correnti sui quali erano depositati complessivamente 18 euro. E nel giugno scorso la Corte dei Conti, con un atto incostituzionale, ha stabilito anche il sequestro delle mie pensioni. Incostituzionale e illegittimo perché la pensione di chicchessia può essere sequestrata o pignorata solo nella misura massima del 20 per cento. Io ho fatto immediato ricorso, non mi hanno ancora fatto sapere nulla.

Chi le è stato vicino, chi no e chi la sta aiutando adesso?
Grazie al cielo tanti amici, i tanti che ho incontrato nel movimento di Comunione e liberazione, nel Movimento popolare, negli ambiti politici frequentati in questi anni. Molti di questi mi sono stati vicini. Non tutti, so perfettamente chi non lo è stato, ma questo capita nelle amicizie. In questi giorni ricevo messaggi, lettere, sms, telefonate, dichiarazioni pubbliche da parte anche di tantissima altra gente che non conosco. Che scandalizzata per quanto è successo mi ha espresso solidarietà e vicinanza. Vuol dire che abbiamo sempre lavorato bene, vuol dire che l’aberrazione di queste sentenze sta scuotendo molte coscienze. Hanno voluto processare e condannare il metodo di governo che Regione Lombardia ha utilizzato in questi vent’anni, fondato sulla sussidiarietà, sulla valorizzazione delle persone, delle famiglie e del lavoro, un metodo che si è imposto anche in altre Regioni e che stava per arrivare alla guida dell’Italia. Hanno deciso di fermarlo con la forza.

Foto Ansa

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