«Ecco cosa avrei scritto nel tema della maturità su mio nonno, Gino Bartali»

Le gesta umane e sportive del grande ciclista sono state inserite tra i temi di attualità della prima prova. Intervista alla nipote del campione, Lisa Bartali: «È la sua grande fede che gli ha permesso di salvare centinaia di ebrei»

«Mio nonno, Gino Bartali, non avrebbe mai pensato che le sue gesta avrebbero assunto un rilievo tale da diventare una traccia del tema della maturità. Ma ne sarebbe stato felice, perché ci diceva sempre di studiare». Quando Lisa Bartali, nipote del grande campione di ciclismo, ha letto ieri mattina la notizia, non riusciva a crederci: il ministero dell’Istruzione ha inserito il “ruolo sociale” di Bartali tra i temi della prima prova dell’esame di maturità. «Che grande soddisfazione», dichiara a tempi.it.

Suo nonno, infatti, non fu solo un grande sportivo ma durante la Seconda guerra mondiale, con Firenze occupata, fece il “corriere” trasportando nella canna della bicicletta documenti che sarebbero stati utilizzati dagli ebrei per sfuggire alla persecuzione. Grazie al suo coraggio, salvò la vita a centinaia di persone e per questo lo Yad Vashem nel 2013 lo ha dichiarato “Giusto tra le nazioni”.

Lisa Bartali, cosa ha pensato quando ha appreso la notizia?
È una grande soddisfazione. Ho chiamato subito mio padre, Luigi, e anche lui era molto contento. Penso che mio nonno sia già entrato nella storia italiana da diversi anni come ciclista prima e per le sue imprese umanitarie dopo durante la guerra.

Che tema avrebbe scelto?
Ovviamente quello su mio nonno! A me piace molto scrivere, ho un mio blog e penso che hanno fatto bene a inserirlo tra i temi di attualità perché ha lasciato un grande messaggio valido ancora oggi, specie per i giovani.

Quale?
Bisogna sempre mettersi al servizio degli altri nei momenti di difficoltà, aiutare chi ha bisogno e soprattutto essere coraggiosi, avere la forza di portare avanti le proprie scelte per il bene. Mio nonno lo ha fatto, diventando un grande esempio, rischiando la propria vita.

Nel tema si sottolinea il “ruolo sociale” di Bartali.
Giustamente, perché lui ha fatto la storia dell’Italia: l’ha fatta con fatica sui pedali e anche a livello umano. È un campione entrato nell’immaginario collettivo del paese, è un orgoglio per tutti gli italiani, anche se lui non parlava mai delle sue imprese.

Neanche a voi raccontava di quello che ha fatto per salvare gli ebrei?
No, perché era un uomo molto modesto e molto riservato. Ha fatto tutto di nascosto per proteggere la sua famiglia. Oggi sappiamo ogni dettaglio delle sue imprese di salvataggio, di come si era impegnato in questa rete interreligiosa ebraico-cristiana. Faceva da tramite come messaggero, portava i passaporti falsi da Firenze ad Assisi, Perugia e Roma nella canna della sua bicicletta. Lui aiutava chi era in difficoltà anche in gara, da sportivo, e tanto più lo ha fatto in un momento così drammatico.

Che cosa lo ha spinto a rischiare la vita?
La spinta principale era la sua grande fede cattolica. Ma aveva anche fiducia nelle sue capacità personali e nel profondo del suo animo voleva fare del bene a tutti i costi.

La traccia del tema parte da un articolo del Giornale che parla della vittoria al Tour de France nel 1948, avvenuta in un momento di forte tensione dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.
Il nonno era molto riservato e non raccontava tanto a noi nipoti. Per quella vittoria mio nonno è passato alla storia, quel tour è stato importantissimo, ha risollevato gli animi degli italiani e ha contribuito a evitare una guerra civile in Italia. Recuperò 21 minuti di svantaggio in due tappe e fece un’impresa straordinaria. Lui non me ne ha mai parlato personalmente ma l’ho sentita tante volte da mio padre. È una vittoria che riguarda la storia del nostro paese.

Bartali sarebbe stato felice di essere inserito tra i temi della maturità?
Non l’avrebbe mai immaginato, ma sicuramente sì. Lui ha fatto la scuola solo fino alla sesta elementare perché proveniva da umili origini. Per motivi familiari e per seguire la sua grande passione, ha cominciato subito a fare il meccanico di biciclette e ha abbandonato gli studi. Ma a noi diceva sempre di studiare e veniva a trovarci a scuola, alle elementari e alle medie, per raccontare di sé e della sua storia.

Come ricorda suo nonno?
Abitavamo nello stesso palazzo ma lui era molto indaffarato, girava il mondo. Quando nel fine settimana tornava a casa era una festa. Mi ricordo che guardavamo insieme il Giro d’Italia e il Tour de France. Queste memorie le conservo gelosamente dentro di me.

Foto Ansa