Cina. Le inaccettabili pressioni del regime ai vescovi cattolici

Il paradosso della diocesi di Mindong: il vescovo che fino a dicembre era scomunicato, può esercitare il suo ministero, mentre il vescovo fino a pochi mesi fa ordinario, è considerato illegittimo e non può concelebrare la Messa crismale

Quello che sta succedendo nella diocesi di Mindong è paradossale e mette chiaramente in luce che qualcosa nell’accordo provvisorio tra Cina e Vaticano non sta funzionando.

Le gerarchie nella diocesi sono cambiate a dicembre quando su richiesta della delegazione vaticana a Pechino, guidata da monsignor Claudio Maria Celli, il vescovo legittimo Guo Xijin ha accettato di essere retrocesso ad ausiliario per lasciare il posto a monsignor Zhan Silu. Il vicepresidente nazionale dell’Associazione patriottica (definita «inconciliabile con la dottrina cattolica» dalla Santa Sede) è uno dei sette vescovi scomunicati che sono stati perdonati da papa Francesco.

«IL GOVERNO MI RITIENE ILLEGITTIMO»

Pochi giorni fa AsiaNews ha rivelato che monsignor Guo «rischia di non poter celebrare la messa crismale del Giovedì Santo» perché il governo continua a non riconoscerlo come vescovo e ritiene il suo ministero «illegale». Ieri il vescovo ha dichiarato a UcaNews: «I funzionari del governo mi hanno detto chiaramente che non mi riconoscono come vescovo. Hanno aggiunto che lo faranno soltanto quando accetterò di far parte del Consiglio dei vescovi, dichiarando di accettare la politica di una “Chiesa indipendente, autonoma e autogovernata”».

Il Consiglio dei vescovi è la Conferenza episcopale cinese, ma il Vaticano la ritiene illegittima perché non include i vescovi ordinati da Roma ma non riconosciuti dal governo. Molti prelati si rifiutano di entrarvi proprio per non essere costretti a fare ciò che è stato chiesto a monsignor Guo: dare il proprio assenso a una Chiesa indipendente dal papa e guidata invece dal partito comunista. Guo ha dichiarato che non si iscriverà all’Associazione patriottica e non cederà alle pressioni del regime.

«È IL GOVERNO CHE DECIDE»

Ucanews è riuscita a parlare anche con monsignor Zhan, che ora è il legittimo vescovo della diocesi, riconosciuto sia da Roma che da Pechino. «Quando il vescovo Guo migliorerà le sue relazioni con il governo non ci saranno problemi», ha commentato la situazione. «Dipende da lui se potrà concelebrare la Messa crismale. Ad ogni modo è il governo che decide».

È dal 2017 che monsignor Guo non può celebrare la Messa crismale perché viene sequestrato dalle autorità comuniste prima di Pasqua per ricevere sessioni di lavaggio del cervello e rieducazione politica. Finora però si è sempre rifiutato di cedere alle pressioni. Come lui hanno agito anche i 57 sacerdoti non ufficiali della diocesi, ai quali sarebbero stati offerti 200 mila yuan in cambio dell’adesione all’Ap. Invano, per il momento.

LE PRESSIONI DEL PARTITO COMUNISTA

L’obiettivo dell’accordo provvisorio tra Cina e Vaticano non è soltanto quello di non avere più vescovi illegittimi nel paese. L’accordo dovrebbe anche portare alla tanto agognata riunificazione tra le comunità ufficiali e non ufficiali di cattolici, che in alcune diocesi sta avvenendo. Il partito comunista, però, intende raggiungere questa unità svuotando la comunità sotterranea, obbligando tutti i sacerdoti e i fedeli ad aderire all’Associazione patriottica. Questo non è certo l’intento del Vaticano, che per bocca del cardinale Fernando Filoni ha denunciato le pressioni del regime. In un’altra diocesi, quella di Xuanhua, sono stati di recente arrestati il vescovo Agostino Cui Tai e il vicario episcopale padre Zhang Jianlin.

A Mindong si è ora venuta a creare una situazione paradossale: il vescovo che fino all’anno scorso era illegittimo e scomunicato può esercitare il suo ministero, mentre il vescovo che fino a pochi mesi fa era ordinario, viene addirittura considerato illegittimo dal governo. Come dichiarato ancora da monsignor Guo, «nessuno sa che cosa accadrà in Cina. Possiamo solo fare piccoli passi avanti nel poco spazio disponibile. Non siamo molto ottimisti ma quando fissiamo il nostro sguardo in Dio i problemi svaniscono. Tutto ciò che Dio permette è anche la cosa migliore che potrebbe accadere».