Noi non parliamo di scuole “cattoliche”, ma di scuole “libere” (cioè veramente cattoliche)

Festa per il primo giorno di scuola in una paritaria di Genova

Tratto dalla rubrica delle lettere del numero di Tempi di dicembre 2018.

In occasione della pubblicazione delle classifiche Eduscopio, sul Corriere della Sera compariva la scuola Alexis Carrel come primo liceo classico a Milano. Subito la giornalista ha messo tra parentesi la quota annua (come a dire, “vincono i ricchi”) calpestando con un tratto la libertà di educazione costituzionalmente affermata e da sempre negata in Italia, ma non solo (si potrebbero aggiungere molte altre cose…). Ho notato negli ultimi numeri il vostro interessamento alla questione: vi invito a continuare e a fare baccano ad alta voce! Grazie.
[Marinella Senn, via email]

Bisogna fare molto molto più baccano. Sulle paritarie ci frulla in testa un’idea irrealizzabile che dunque val la pena di tentare.

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Carissimi, alla Madonna Pellegrina di Modena (scuola paritaria) il gender è di casa da anni. Il parroco naturalmente costruisce ponti. Questo per dire che in linea di principio sono in accordo con voi, ma non sono poi tanto convinto che la scuole “cattoliche” siano molto diverse dalle altre.
[Mauro Mazzoldi, via email]

Infatti noi non parliamo di scuole “cattoliche”, ma di scuole “libere”. Cioè di scuole veramente cattoliche.

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Vi sono grato per la vostra resistenza e soprattutto per il numero di ottobre, di chiarezza e verità estreme. Rispetto all’articolo di Pier Paolo Bellini (“Una pace d’inferno”) vorrei condividere queste frasi di René Girard (da Portare Clausewitz all’estremo): «È necessario che gli uomini, per avere un po’ di pace, stiano nella menzogna. L’accordo tra menzogna e pace è fondamentale. Se la Passione porta la guerra è perché dice la verità sugli uomini». E mi viene in mente Gianni Vattimo che si dichiara più amico di Platone che della verità (il principio della mafia). Quanto all’altro vostro articolo (“Il punto non è appena la trasparenza, ma il fatto che dobbiamo giudicare”) che dettaglia il grande articolo di Andrzej Kobilynski sulla questione gay, sospendendo sociologie e statistiche, mi chiedo semplicemente come farebbe qualcuno ad abusare adolescenti senza avere una spinta omosessuale. Alberto Arbasino ci aveva parlato di un passato ancora prossimo nel quale era possibile avere rapporti tra maschi in situazioni transitorie (militare, collegio) tornando poi alla normalità, ma oggi?
[Rodolfo Granafei, via email]

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Grazie per l’iniziativa di Luigi Amicone di far assegnare l’Ambrogino d’oro di Milano a don Antonio Villa.
[Adrio Cecchini, via email]

Gigi il Magnifico ha avuto una grande idea. Il riconoscimento a questo prete partito nel ‘76 alla volta del Friuli terremotato e lì rimasto a costruire una scuola sulle macerie è stra-meritato. Vi consiglio di andare a rileggere l’articolo sul nostro sito in cui Amicone fa un ritratto maestoso del nostro eroe che si conclude così: «Don Villa non ha mai smesso di preparare panini per la ricreazione e pizzini per alimentare il cuore dei suoi ragazzini. Tutto un andare e mai un ragionare intorno all’isba. Perché il ragionare per don Villa è nient’altro che dare e poi ancora dare. Un impastarsi con gli esseri e le cose che il sole illumina ogni mattina e che riposano all’ombra di ogni sera. Poi, alle 20.30, il Villin si corica. Si impasta col sonno. Col segno della croce. Col sogno della notte. E, di fila, dorme fino alle sei e cinquanta del mattino seguente. La pittura continua. E pian piano vien fuori l’affresco di una vita».

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Gentile direttore, periodicamente si sente lamentare la marginalità nella quale sembrano precipitati i cattolici nell’agone della politica nostrana, talvolta a mio avviso si è manifestata una sorta di autoemarginazione, sostenendo modelli di presenza politica che antepongono l’appartenenza alla coscienza, e ritengono che la laicità della politica non debba porsi l’obiettivo della salvaguardia di valori legati a tematiche eticamente sensibili. Nonostante la Chiesa cattolica sia per voce del Pontefice che della Cei inviti i cattolici alla partecipazione e non al disimpegno o alla neutralità, non ci sembra che finora gli appelli siano stati debitamente raccolti e ciascuno continua a coltivare in modo personale e senza collegamenti organici il suo modo di essere presente nelle istituzioni. Mentre si coltiva una sterile dicotomia tra sovranisti ed europeisti, due amici dei quali mi sento di condividere il pensiero, Giancarlo Cesana, storico leader laico di Cl e animatore del movimento di pensiero Esserci, e Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori, hanno dato vita ad un appello concreto che invita a uscire allo scoperto in vista della prossima tornata elettorale europea. Si fa una precisa scelta di campo europopolare, pronunciandosi in favore di un «Ppe attento alle nuove esigenze di riforma a favore del rispetto delle culture nazionali e popolari, e per un’economia sociale di mercato, capace di equilibrare il liberismo e la finanza senza regole», e mostrandosi invece lontani da «proposte che mettono paradossalmente insieme collettivismo ed estremismo identitario, equalitario e giustizialista». Questa è un’iniziativa concreta che fa appello alla cultura dell’Europa di matrice cristiana, incentivandola e sottraendola al predominio di una burocrazia priva di valori, e merita di essere sostenuta.
[Daniele Bagnai, Firenze]

Il 14 dicembre appuntamento a porte chiuse a Milano per ragionare sul da farsi. La base di partenza è l’appello “Sì all’Europa, per farla” di Esserci e Mcl. Ci ritorneremo.

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I grillini sono i figli di una mentalità comunista e stalinista che assolutamente alligna ancora nel nostro paese. La loro concezione del diritto è simile a quella del regime stalinista sovietico, dove non esisteva il diritto di difesa, che è stato introdotto solo dopo il 1989. Dove il tribunale negli anni Venti era costituito un giudice, un operaio e un contadino, in spregio alle più elementari norme di tutela alla difesa della persona. Non dico sia uguale, ma certamente ha delle pericolose analogie, che finiscono per incanalarlo in una deriva ideologica di questo tipo. I processi sommari sul web, le campagne denigratorie vanno in questa direzione.
[Pietro Manghi, via email]

Quelli, almeno, erano tragicamente seri. Questi sono solo ridicoli epigoni senza nemmeno la grandezza mefistofelica di uno Stalin.

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Carissimi, sono un vecchio abbonato. Avevo deciso di non  rinnovare l’abbonamento: sono ormai avanti negli anni e devo tirare i remi in barca. Senonché, dopo aver letto il vostro articolo su Bertolucci ho deciso che lo rinnoverò. Tempi è una rivista che non si accoda al mainstream: Bravi! Continuate così!
[Angelo Cannizzaro, via email]

Grazie. Emiliano Ronzoni è un tempista a 25 carati.

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Buon compleanno Tempi mensile! Come va?
[Enrica Brizio, via email]

È già trascorso un anno, in effetti. Io direi che va bene: abbiamo raggiunto lo stesso numero di abbonamenti che avevamo con la chiusura del settimanale (grazie a voi), qualche pubblicità l’abbiamo raccolta (grazie agli inserzionisti), noi ci stiamo divertendo (grazie a Leo, Cate, Pietro, Rodolfo e Laura).

Foto Ansa

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