Perché l’Ambrogino a don Villa, il prete milanese che si è “seppellito” nel cuore del Friuli

La benemerenza assegnata dal Comune di Milano su proposta del consigliere Amicone. Qui il profilo del sacerdote scritto per l’occasione dal fondatore di Tempi

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Su proposta del consigliere Luigi Amicone e con l’appoggio dell’intero gruppo di Forza Italia a Palazzo Marino, quest’anno il sindaco e il Comune di Milano hanno deciso di attribuire uno degli “Ambrogini d’oro”, gli attestati di benemerenza civica del capoluogo lombardo, a don Antonio Villa, un nome che i lettori di questo giornale conoscono bene (qui la sua storia e qui un suo Te Deum). La cerimonia di premiazione si terrà al teatro Dal Verme la mattina del prossimo 7 dicembre.

Pubblichiamo di seguito un breve profilo di don Villa preparato appositamente per questa occasione dal fondatore di Tempi. È la seconda volta che Amicone raccoglie il consenso necessario per fare approvare una “nomination” all’Ambrogino: prima di don Villa c’è stato Giancarlo Cesana, “benemerito” di Milano nel 2016.

* * *

Don Antonio Villa, 86 anni, prete di origini comasche e milanesi, «opera con grande umiltà» (Il Gazzettino) in Friuli, nelle Valli del Torre. Parroco di Pradielis di Lusevera e del piccolo borgo di Uccea di Resia, arrivò a Tarcento rispondendo ad un appello di Comunione e Liberazione dopo anni trascorsi da sacerdote diocesano in San Babila, centralissima chiesa nel cuore benestante di Milano.

Dall’anno 1976, esattamente il 19 maggio, don Villa si è trasferito (e letteralmente “seppellito”) nel cuore del Friuli. In quella Tarcento dove dal maggio del ’76 ad oggi risiede per collaborare all’opera di ricostruzione dopo il devastante terremoto che ridusse in macerie gran parte del territorio friulano.

Nel settembre del 1976, don Villa cedette all’implorazione delle mamme sopravvissute perché rimanesse a fare una scuola.

Dopo oltre 40 anni, la scuola di don Villa (“paritaria”, secondaria di primo grado, in quanto di iniziativa del sacerdote unitamente a un gruppo di genitori) che in seguito venne denominata “Camillo Di Gaspero”, è ancora viva e fiorente grazie al coinvolgimento attivo – e da protagonisti – di una comunità educante di insegnanti, bambini e genitori del paese.

Al tempo in cui venne richiesto di partire pagò lui stesso il viaggio e il soggiorno nelle zone terremotate. Come ha ricordato una volta lo stesso “volontario” don Villa, «ci dissero in maniera ben chiara che non dovevamo pesare in alcun modo sulle genti così duramente colpite dal disastro. E che se mai ce ne fossimo accorti, di pesare, di far subito i bagagli e andarcene».

Fu proprio l’impatto con l’esigenza educativa dei bambini rimasti senza istituti scolastici, e taluni senza casa e senza famiglia, mentre la popolazione era alle prese con le tante difficoltà legate alla ricostruzione, che suggerì al sacerdote di accettare il progetto di una scuola prefabbricata dono di Assolombarda.

Il cui quarantennale dalla nascita è stato celebrato nel 2016, su iniziativa della Provincia di Udine, con un incontro a cui hanno partecipato le autorità delle istituzioni pubbliche, e con una mostra fotografica, curata dall’assessorato provinciale alla cultura, dal significativo titolo “Dove i mattoni sono crollati costruiremo con nuova pietra”.

Il consigliere Luigi Amicone propone dunque l’Ambrogino d’Oro a questa figura di grande sacerdote e di magnifico cittadino, premio “Epifania friulana 2017”, che a Milano ha ricevuto la propria formazione umana, civile e spirituale. E che da Milano è stato inviato in Friuli. Dove con tanta generosità, fino a spendere la propria esistenza per l’educazione di generazioni di bambini, ha condiviso con la gente del popolo minuto sia la tragedia del terremoto, sia la ricostruzione della vita materiale e spirituale di un paese.

Per don Villa chiediamo l’Ambrogino d’Oro perché è un esempio di persona umile e intelligente, che illustra bene perché non è retorica la proverbiale definizione di “Milano capitale morale”. In don Villa ritroviamo infatti un esempio di educatore di alto senso civico. E il valore di una cittadinanza attiva praticata con ardore altruistico esemplare. Passione ideale e tensione al bene comune che da sempre sono i fattori, di progresso e di promozione umana, tipici di questa nostra città. Fattori di quella “milanesità” – piacere del fare, del fare bene e del progredire tutti insieme – che da oltre 40 anni illustrano un’opera – gratuita e popolare – ideata e materialmente impiantata tra le genti friulane da una figura di prete cresciuta a Milano e fiorita a Tarcento.

Il consigliere Luigi Amicone

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