Balle, balle e ancora balle di chi non vuole la riforma Nordio
Siamo fra quelli che daranno ascolto all’invito del cardinale Matteo Zuppi che ha esortato i cattolici «ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco» del referendum sulla giustizia di marzo. Lo faremo nella consapevolezza, come ha giustamente sottolineato il presidente della Cei, che «la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che non ci devono lasciare indifferenti».
Certo, a differenza dell’arcivescovo di Bologna, che non ha dato una chiara indicazione di voto, ma solo un ambiguo suggerimento alla «preservazione dell’equilibrio dei poteri» lasciato in eredità dai «padri costituenti» per preservare «autonomia e indipendenza per l’esercizio di un processo giusto», noi voteremo “sì”.
Barbera contro Barbero
Lo abbiamo già detto e scritto e ne siamo sempre più convinti. Non passa giorno che chi è per il “no” ci confermi in questa nostra scelta. Dopo gli infondati arzigogoli di Gratteri che voleva far passare Falcone per un oppositore alla riforma, i manifesti dell’Anm sui giudici che dipenderanno dalla politica, l’ultima “sparata” l’ha fatta il segretario della stessa associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, che ha pubblicato sui social un post in cui collegava l’omicidio di Alex Pretti a Minneapolis alla riforma Nordio. Un accostamento inconsulto che Maruotti, dopo le proteste, ha rimosso perché «si prestava ad essere strumentalizzato».
Ormai è una strategia: insistere fino allo sfinimento con la storiella che la riforma sottoporrà i giudici al controllo politico. Non è vero? Fa niente. Ieri sul Riformista l’ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, una vita nelle fila della sinistra, ha smontato una per una tutte le sciocchezze del professor Alessandro Barbero, star social del pressapochismo storico, che s’è improvvisato costituzionalista. Solo che non ne ha detta una giusta, tanto che Barbera, dopo aver puntualmente risposto alle sue «tante distorsioni», ha così concluso:
«Evidentemente Barbero è vittima del suo successo mediatico: è troppo impegnato ad approfondire tanta parte della storia umana, dagli Egizi alla spedizione dei Mille, da non trovare il tempo per leggere le norme su cui gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi nel prossimo referendum».
Intanto, nel paese reale
Ormai è una psicosi, come ha scritto il Foglio. Repubblica è arrivata a scrivere che all’evento organizzato da Forza Italia a Roma sulla riforma era presente «Marcello Dell’Utri, quasi irriconoscibile». Per forza che era irriconoscibile, non era Marcello ma Alberto, suo fratello. L’errata notizia è poi stata cancellata, ma ormai aveva avuto ampia diffusione social con la didascalia “la riforma che piace ai condannati per mafia”.
Balle, balle e ancora balle; tutto fa brodo pur di sostenere il pericolo di una politica che vuole controllare la magistratura (come la storia di Report che ha confuso un programma di aggiornamento software per un sistema di spionaggio dei computer delle toghe).
Intanto, nel paese reale accade che la strombazzata inchiesta “mensa dei poveri”, sette anni dopo, si riveli cosa di pochissimo conto. E che il Tribunale del Riesame, a proposito dell’altra strombazzatissima inchiesta sull’urbanistica di Milano, annulli il decreto di sequestro preventivo della torre residenziale “Unico-Brera”.
Quindi, come dice Zuppi, informiamoci e ragioniamo. Poi, quando abbiamo finito, facciamo come il cardinale Ruini, e «votiamo sì con profonda convinzione» al referendum del 22 e 23 marzo.
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