Confidiamo che si possa iniziare un lavoro di formazione culturale dei magistrati. Affinché, smessi i panni dei moralisti pubblici, tornino a essere affidabili tecnici del diritto
La riforma Nordio non risolverà in un battibaleno tutti i problemi della giustizia italiana. Il motivo è semplice: il problema non è solo la legge, ma anche l’uomo che la interpreta. Da Mani pulite in poi, con il beneplacito della sinistra, della stampa e di una consistente fetta d’opinione pubblica, una parte della magistratura ha pensato di dover svolgere nella società una funzione suppletiva rispetto alla politica.
Nei primi anni Novanta – quando Tonino Di Pietro era un dio e “In questo mondo di ladri” di Antonello Venditti l’inno nazionale – passò l’idea che, solo grazie agli incorruttibili magistrati e ai loro onesti scudieri, l’Italia sarebbe uscita dalle secche di una Prima Repubblica presentata come l’origine di tutti i mali.
Tutti sono stati travolti
L’idea – di cui, all’inizio, approfittò anche Silvio Berlusconi – finì col travolgere tutti coloro che avevano cercato di cavalcarla politicamente. Tutti, nessuno escluso. La sinistra, innanzitutto (da D’Alema fino a Renzi). La s...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo