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Rovelli, Barbero e il dogma degli “esperti tuttologi”

Di Andrea Venanzoni
22 Gennaio 2026
Il fisico che parla in tv di Ucraina, il matematico che discetta di Iran, lo storico che spiega il diritto, sono così diversi da comici e soubrette che parlano di Gaza e Garlasco? No, e sarebbe ora di liberarsi da questo equivoco
Da sinistra, lo storico Alessandro Barbero, il Nobel per la fisica Giorgio Parisi e il fisico Carlo Rovelli
Da sinistra, lo storico Alessandro Barbero, il Nobel per la fisica Giorgio Parisi e il fisico Carlo Rovelli (montaggio di foto Ansa)

Il fisico premio Nobel Richard P. Feynman nell’autunno del 1955 tenne presso l’Accademia delle scienze, in America, una lezione destinata a divenire, sotto il titolo di Il valore della scienza, un prezioso bagno di umiltà e al tempo stesso un monito. Un monito passato inascoltato, verrebbe da dire compulsando oggi giornali, tv e siti internet. «Ogni tanto», esordì Feynman, «mi si dice che gli scienziati dovrebbero dedicarsi di più ai problemi sociali», tradendo la frustrazione di un rumore di fondo che già all’epoca andava montando le spire. Il dramma degli esperti tuttologi La partecipazione al dibattito pubblico degli scienziati su argomenti esulanti dal perimetro delle scienze e aventi una rilevanza sociale è storicamente risalente e logica: i fisici che si sono interrogati sulla religione, si pensi a Bohr, Schrödinger e Heisenberg o al celebre volume di Capra Il Tao della fisica o i partecipanti al Progetto Manhattan che si sono eticamente preoccupati della trasformazione in arma ...

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