Tutte le balle dell’Anm

Di Emanuele Boffi
08 Gennaio 2026
In preda al panico per l’esito del referendum sulla giustizia, l’associazione dei magistrati promuove manifesti che paventano la sottomissione dei giudici alla politica. Una bugia
Immagine tratta da un post pubblicato sui canali social di Forza Italia in cui si bolla come falso il messaggio dei manifesti del Comitato per il no al referendum sulla giustizia
Un’immagine tratta da un post pubblicato sui canali social di Forza Italia in cui si bolla come falso il messaggio dei manifesti del Comitato per il no al referendum sulla giustizia

Caro direttore, l’altro giorno passeggiando per la mia città mi sono imbattuto in un cartellone pubblicitario sul quale appariva una donna che reggeva un cartello con scritto “No”. Accanto una domanda: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?». E più sotto: «Con la legge Nordio, i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati. Al referendum vota no». Mi pare pubblicità ingannevole: dove la riforma Nordio dice che i giudici devono sottostare al potere politico?
Marcello Saponara

Non lo dice da nessuna parte. L’articolo 104 della Costituzione rimane lo stesso di prima cui viene aggiunto, se il referendum passerà, la frase sulla separazione delle carriere. Quindi il testo dell’articolo 104 sottoposto a referendum recita così: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente». Come si vede, non c’è nessun rischio di una sottomissione dei giudici all’esecutivo (anzi, a volerla dire tutta, c’è chi paventa il rischio opposto, cioè di rafforzare i poteri dei pm, rendendoli un corpo autonomo e autoreferenziale).

Ancora ieri sulla Stampa, il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti, diceva in un’intervista che l’obiettivo della riforma è «il controllo politico sulla magistratura». Ma questo rischio – oltre che dalla lettera della riforma – è stato confutato da insigni giuristi come Augusto Barbera («non credo che la vittoria nel referendum porterà a una subordinazione al potere politico») e Nicolò Zanon nell’intervista che appare sul numero di Tempi di gennaio.

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Spendere tutto

I cartelloni esposti, come lei dice, sono “pubblicità ingannevole” proprio per mano di chi, solo qualche settimana fa, predicava una discussione non ideologica, ma nel merito dei contenuti della riforma. Stiamo parlando di quell’Anm che ha promosso il comitato che ha esposto i manifesti. Quindi non solo l’associazione dei magistrati ha inopportunamente costituito un comitato («è una scelta», ha detto Zanon nell’intervista a Tempi, «che costruisce l’Anm come soggetto politico, che pretende di rappresentare e schierare tutta la magistratura in un’aspra campagna referendaria»), non solo ha organizzato incontri nelle aule dei palazzi di giustizia (come se fossero “roba loro”), ma ha mostrato, come hanno sottolineato prima Il Dubbio e poi ieri sul Foglio Ermes Antonucci, di essere “disposta a spendere tutto” pur di fare propaganda per il no.

Ha scritto Antonucci:

«L’Anm ha la possibilità di reperire le quote di iscrizione trattenendole direttamente dagli stipendi dei magistrati iscritti. Quota che lo scorso anno è stata innalzata da 10 a 15 euro al mese (quindi 180 euro all’anno per ciascuna toga) proprio per permettere al Comitato per il No di portare avanti la sua attività. […] C’è da aspettarsi che la spesa per affrontare il referendum, tra l’ingaggio dell’agenzia di strategia per la comunicazione e le spese per gli spot, supererà abbondantemente il milione di euro. […] Semplicemente l’Anm vuole giocarsi tutto, anche a costo di rimanere poi senza soldi, nella consapevolezza che, se passasse la riforma, l’associazione con le sue correnti non potrà più godere dell’incredibile potere di condizionamento che ha esercitato sul Csm fin dalla sua esistenza». 

Presentazione al Palazzo di Giustizia di Genova, nella sede dell’Anm locale, del comitato territoriale della Liguria per il No al referendum sulla riforma Nordio, 17 dicembre 2025 (foto Ansa)
Presentazione al Palazzo di Giustizia di Genova, nella sede dell’Anm locale, del comitato territoriale della Liguria per il No al referendum sulla riforma Nordio, 17 dicembre 2025 (foto Ansa)

Un comitato con sede in Cassazione

Può l’Anm usare le quote dei propri iscritti per fini che non sono previsti dallo stesso statuto dell’associazione? Ieri un articolo di Fausto Carioti su Libero spiegava bene che, come minimo, c’è un problema di “trasparenza” e che alcuni magistrati sarebbero intenzionati a promuovere una causa civile contro l’Anm per impedire un uso così strumentale delle proprie quote. L’associazione si difende spiegando che il comitato cui è stato dato vita è «di natura civica ed è guidato da un docente universitario», ma, spiega Libero, è una tesi difficile da sostenere senza scadere nel ridicolo.

«In realtà, quel comitato referendario è un’emanazione diretta della stessa Anm. La sua sede coincide con quella del sindacato dei magistrati, all’interno del “palazzaccio” che ospita la Corte di cassazione (ennesima commistione tra un organismo di parte e istituzioni che dovrebbero essere imparziali). E lo statuto dell’organismo creato in vista del referendum stabilisce che il suo compito consiste nel dare “attuazione alle direttive generali dell’Anm” e nel collaborare con le commissioni che questo ha istituito».

Insomma, «ci vuole coraggio per definire quel Comitato per il no “di natura civica”, come se fosse nato spontaneamente e ricevesse finanziamenti “dal basso”».

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