Gratteri e lo pseudo Falcone più vero del Falcone vero
Fanno tutto loro. Viene il dubbio che per sostenere le ragioni del sì al referendum sulla riforma della giustizia sia sufficiente far parlare quelli del no. Sono loro i migliori ambassador delle tesi di chi vuole separare le carriere e sorteggiare i componenti del Csm.
Il loro campione è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che, come segnalato dal giornalista Luciano Capone, durante una puntata della trasmissione DiMartedì su La7 se ne è uscito citando una fantomatica intervista al giudice Giovanni Falcone. Un falso, una balla, una fake news. Un autogol capolavoro che Gratteri ha introdotto dicendo di voler leggere in diretta per «sfatare questa leggenda sulla separazione delle carriere».
Guardando il cellulare, Gratteri scandisce queste parole: «Falcone dice questo: “Una separazione delle carriere può andare bene se resta garantita l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero ma temo che si voglia, attraverso questa separazione, subordinare la magistratura inquirente all’esecutivo. Questo è inaccettabile”». Sguardo compiaciuto, applauso, pubblicità.
Cosa direbbe oggi Falcone
Gratteri ieri ha fatto doppietta (di autogol si intende) rilasciando una surreale intervista al Foglio in cui, per difendersi, dice di aver «letto la finta intervista a Falcone da Floris perché me l’hanno mandata persone serie».
Quindi, se l’hanno segnalata persone serie diventa vera? Falcone, come è noto, era favorevole alla separazione delle carriere, ma per Gratteri «il contesto era diverso» e «la verità è che noi continuiamo a decontestualizzare frasi dette trent’anni fa».
“Noi”, chi? Noi che citiamo cosa effettivamente sostenesse il magistrato ucciso dalla mafia a Capaci o lui che inventa dichiarazioni che Falcone mai fece?
Eh, ma non è questo il problema, spiega Gratteri. E quale sarebbe allora il problema? La vera domanda da farsi, spiega il procuratore di Napoli, «è chiedersi cosa direbbe oggi Giovanni Falcone sulla riforma».
La colpa della destra
Quindi, ricapitolando. Gratteri legge in tv dichiarazioni mai rese da Falcone per smentire la “leggenda” secondo cui il magistrato era favorevole alla separazione delle carriere. Tali dichiarazioni si rivelano false. Ma Gratteri ci spiega che il “vero problema” è chiedersi cosa direbbe oggi Falcone sulla riforma Nordio.
E cosa direbbe, ovviamente, non lo sa nessuno a parte lui, Gratteri in persona. E cioè che, siccome «ognuno di noi può cambiare idea», allora anche Falcone l’avrebbe cambiata. Conclusione logica: è più vera la dichiarazione falsa dello pseudo Falcone della dichiarazione vera del vero Falcone.
Ce ne sarebbe a sufficienza per iniziare uno sketch dei Monty Python, ma Gratteri insiste con la giornalista del Foglio nel spiegarle che «la vera questione non è l’intervista che ho letto io», ma «il comportamento della destra» che «decontestualizza» Falcone e lo fa diventare un suo «campione», mentre «Falcone era di sinistra!».
Gratteri ha cambiato idea
Quindi, ricapitolando. Lo pseudo Falcone non solo sarebbe vero perché citato da fonti attendibili che dicono il falso, ma non sarebbe falso perché ad averlo decontestualizzato è la destra che cita come vero ciò che in realtà sarebbe falso se oggi Falcone, se fosse vivo, direbbe perché ha cambiato idea.
Il labirintico ragionamento ha pure la prova del nove. Quale? Gratteri stesso in persona, lui medesimo. Infatti, «io quindici anni fa potevo essere d’accordo con il sorteggio dei membri del Csm», però, «ognuno di noi può cambiare idea». Ergo: se il vero Gratteri ha cambiato idea, volete che non lo avrebbe fatto il vero Falcone arrivando infine a sostenere quel che avrebbe detto lo pseudo Falcone della finta intervista «garantita da persone serie»?
È tutto meraviglioso. È tutto così assurdo che sembra falso (cioè più vero del vero, direbbe Gratteri).
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